sabato 30 giugno 2007

Ritiro monastico e tecnologie


Se non avete problemi a pranzare alla 12.15 e cenare alle 18.30, se non avete problemi a fari svegliare dal cinguettio degli uccellini e dallo sciabordio del vicino fiume, allora l’Abbazia di Novacella fa per voi ed i vostri “ritiri” formativi. Ambiente affascinante di un monastero agostiniano del 1100. Più che buoni gli alloggi e la cucina per 54 € di pensione completa (questo blog NON è sponsorizzato dai monaci agostiniani…).

Ci sono stato ad inizio settimana con un gruppo di colleghi Learning Consultant per dare il via all’iniziativa della Provincia Autonoma di Bolzano: “Apprendere con le tecnologie”. Si tratta di un progetto che ha la consulenza “straniera” di David Jonassen (Missouri University) e di Jan van der Meij, del gruppo di Ton de Jong, (Twente University) noti per le simulazioni SimQuest.

Lo scopo del progetto è di affrontare alcuni problemi di apprendimento che quotidianamente si vivono nelle classi della Formazione Professionale e Bolzano (ma non solo qui, immagino) e di farlo attraverso alcune learning strategies supportate da tecnologie di derivazione costruttivista in cui Jonassen è maestro.

Dettagli dell’iniziativa nel portale di progetto di prossima attivazione. Se qualche frequentatore del blog ha curiosità impellenti, mi contatti pure.

Per ora si può curiosare qui logandosi come "guest" e seguire i "lavori in corso".

venerdì 29 giugno 2007

Diamo i numeri?

Chi fa cosa nel web 2.0? Una volta tanto qualcuno ha dato i numeri.
Spinto dall'ultima newsletter di George Siemens, mi sono guardato una ricerca pubblicata in BusinessWeek sull'uso del web 2.0. Un primo dato interessante è che gli utilizzatori di web 2.0 sono molto pochi ma in costante crescita e davvero pochi quelli che tra gli utilizzatori degli stessi (da Wikipedia a YouTube) sviluppano contenuti. Emerge, quindi, che nella pratica si ha un uso passivo del web 2.0, proprio come nel web 1.0. Sconfortante. Ma ... tirem inanz ...
Altro dato riguarda il profilo degli utilizzatori attivi e passivi: sono i più giovani a creare luoghi e contenuti, giovani che sono anche i più attivi con commenti, critiche ...... Noi "vecchi" ci limitiamo a guardare. La lezione? La cultura (nel senso dell'antropologia culturale) del web 2.0 è ancora lontana dall'essere diffusa; dobbiamo aspettare la crescita delle nuove generazioni per avere cambiamenti culturali
significativi.

Aggiunta post pubblicazione.

Segnalo l'ultima newsletter di Stephen Downes in cui, citando The Education Bazaar, sembra che i maggiori nemici alla diffusione del web 2.0, del connettivismo nelle scuola siano proprio i Learning Technologyst ....

Quando si parla di "serpe in seno" !!!!

lunedì 25 giugno 2007

La bufala del web 2.0

E’ con questa provocazione che un amico e collega mi accoglie dopo aver letto le mie note da Napoli, tanto intrise di web 2.0.

Mi domanda se sono certo che anche le applicazioni 2.0 non siano una bufala come si è rivelato essere un certo approccio all’uso didattico delle tecnologie (vedi l’e-learning basato sui famigerati LO. Avete visto al proposito quanto dice Duval, uno che aveva fatto dei metadati una ragione di vita?).

L’amico mi obbliga a riflettere anche quando non ne ho voglia. Quindi, lo faccio.

Sono evidenti alcune cose.

Primo: il web 2.0 è certamente un fenomeno di moda e come tale tutti si sentono obbligati a parlarne, per non essere tagliati fuori, per metterci il proprio cappello, per …… Come in tutti i fenomeni di moda che diventano di massa, troviamo chi ne parla proposito e che lo fa a sproposito. Chi con competenza, chi con enorme incompetenza; chi con convinzione e chi perché “bisogna”.

Secondo: è altrettanto vero che gli strumenti del web 2.0 sono, come potremo dire, cognitivamente ergonomici. Nel senso che sono fatti a misura delle abitudini “naturali” delle persone quando devono apprendere qualcosa (informarsi, chiedere ad altri, condividere, partecipare a comunità, …..).

Terzo, è ancor di più vero che al grande uso del web 2.0 che viene fatto in modo informale (quello che tutti conosciamo) non corrisponde un uso significativo nei percorsi formativi strutturati e formali. Ma qui potremo essere nell’atavico ritardo con cui reagiscono i sistemi educativi.

Aspettiamo, quindi, che le acque si plachino e che parla (più che “usa”) di web 2.0 … per vedere l’effetto che fa ritorni alle sue pratiche abituali. Solo allora ne vedremo la reale portata.

Ma, cosa più importante, per evitare una nuova bufala non dovremo commettere l’errore più volta fatto: parlare tanto dello strumento dimenticando di domandarci perché lo usiamo e di trovare delle risposte. Solo con la chiarezza del problema da affrontare potremo dare un senso allo strumento.

Diversamente, la bufala si dispiegherà in tutta la sua possenza e ci troveremo ad avere una soluzione alla ricerca del problema, una risposta alla ricerca della domanda.

Quindi, pedagogisti e didattici, facciamoci sotto e non lasciamo il campo agli informatici che, per loro natura e competenza, non vedono altro che gli strumenti. Sentite grazie, comunque, agli informatici per aver “inventato” gli strumenti ed ancor più grazie agli informatici che ne capiscono di apprendimento e di didattica.

venerdì 22 giugno 2007

Le vacche di Mussolini a Macerata

Volendo scrivere sul Congresso SIEL, mi sono venute in mente le battute fatte a Napoli tra colleghi saputo che ci saremo rivisti a Macerata: tu di cosa parlerai? e tu? e tu? Pare che le solite quattro vacche che la buonanima esibiva nelle occasioni in cui si doveva mostrare l’opulenza del regime, girino anche per i convegni “scientifici” (Napoli compreso). La “vacca” che io porterò a Macerata è Copernicus-Pionieri, oggetto di almeno 3 o 4 paper presentati in contesti più o meno prestigiosi.

Ma - qui mi faccio serio – come ci insegnano i teorici del criss-cross-landescape (da Wittgenstein in avanti, costruttivisti compresi), un artefatto, una realtà, non possono avere una sola lettura ma sono per loro stessa natura multi-dimensionali, poli-prospettici.

Una di queste prospettive da cui traguardare Pionieri sarà l’oggetto del paper che mi è stato accettato al Congresso SIeL di Macerata (4 – 6 luglio).

Ho voluto dare questo taglio perché, spesso, si sente dire (anch'io lo dico spesso e volentieri) che gli usi didatti delle tecnologie non sono guidati da intenzionalità pedagogica, che anche quando si parla di subordinare la e al learning, la cosa rimane nel limbo delle buone intenzioni, che ci si riferisce al costruttivismo e si fa altro. Ebbene, con il paper voglio descrivere il percorso concettuale lungo cui si è dipanata una iniziativa di didattica con le tecnologie.

Il contributo presenta, infatti, il percorso concettuale che è stato seguito in Copernicus-Pionieri per usare le tecnologie a supporto della didattica e per far derivare la scelta tecnologica da considerazioni pedagogiche e didattiche. Il paper si intitola, infatti: “Scelte tecnologiche guidate da scelte pedagogiche e didattiche, il caso Pionieri

Il percorso concettuale si snoda attorno a questi passaggi:

  • i bisogni, problemi, gli obiettivi della FP
  • le competenze correlate e le funzioni cognitive da sostenere
  • le scelte pedagogiche e didattiche
  • il contributo del costruttivismo
  • le tecnologie nel costruttivismo
  • un framework concettuale
  • le strategie di apprendimento
  • la conclusione: i fondamenti di una buona didattica con le tecnologie.

Sarò più dettagliato la prossima volta. Se faccio un post troppo lungo Antonio Fini mi mette in castigo (e spero di aver azzeccato l’immagine)!!!



mercoledì 20 giugno 2007

Modaiolo Learning

In coda a Eden 07.
In alcuni interventi sono state citate "nuove" forme di apprendimento. Eccole.
Liquid Learning, non ricordo chi, ma certamente scimiottando Zygmunt Bauman e le sue Vita Liquida, Amore Liquido, Modernità Liquida sulla fragilità e la fungibilità del tutto....
Parasitic Learning, da Teemu Arina. Un apprendimento che realizziamo sulle spalle degli altri, prendendo qualcosa da loro senza loro permesso. Collegamenti poetici con il Distributed Learning, il Learning from experience, altrui, .....
Serendipitic Learning, sempre da Teemu. Impari qualcosa di inatteso mentre cercavi altro,
Nomadic Learning, già sentito ma qui citato da Steeve Whealer.
Da tenere d'occhio e sotto con la fantasia. Se azzeccate una denominazione "giusta" passerete, se non proprio alla storia, almeno alla cassa!

martedì 19 giugno 2007

Dove mangio a Napoli

Non di solo sapere vive l'uomo (e la donna), quindi continuo con la rassegna gastronomica legata ad "impegni" professionali.
Napoli non fa rima solo con Eden (per la fortuna di tutti).

Credo si debba essere particolarmente sfortunati per mangiare male a Napoli (come a Venezia bisogna essere particolarmente fortunati per mangiare bene!!!). Pensavo di poter mangiare a più buon prezzo (ad esempio, come a Palermo o Cagliari) ma il buon pesce costa anche a Napoli. Così va la vita.

Alloggiando a Chiaia, mi sono mosso prevalentemente in quella zona.

Ambiente “rustico” in un vicoletto che sfocia in riviera di Chiaia, Da Dora, in via Palasciano 30, tel. 081680519. Tutto pesce. Eccellente, in una atmosfera familiare. Costo elevato: un antipasto misto molto abbondante (sarebbe bastato), un risotto di pesce (che era già in cottura) ed acqua, 40 €. Forse troppi. La mia punta massima.

Vasta scelta di terra, di mare e pizzeria da Umberto in via Alabardieri. Eccellenti i fritti napoletani, compresa la mozzarella in carrozza, e la pizza. Fritti, pizza ed acqua, 23 €. Da consigliare in tutti sensi. Non ci sono ritornato solo per il mio vizio di esploratore di altre opportunità ….

Davanti al Castel dell’Ovo, Gusto & Gusto in via Partenope, tel 081 2452662. Terra e mare, Molto buona la zuppa di cozze con i crostini e le paste con sugo di pesce. Due portate, frutta e vino, 35 €, scontati a 30 per una comune amicizia (ma senza ricevuta; c’ho rimesso io …). Ambiente standard, quasi vista mare.

Nel borgo marinaro, sotto Castel dell’Ovo, direttamente sul molo del porticciolo turistico, un’antica trattoria napoletana, La Bersagliera, Borgo Marinari 10, Banchina Santa Lucia, tel. 081 7646016. Pesce, fritti, mozzarella di bufala, grande varietà di pasta con sughi di pesce, verdure, carne. Peccato non poter assaggiare tutto. Meno di 25€ (con ricevuta …. Tutti la hanno sempre portata senza dover chiedere). Luogo affascinante, anche da soli…

A Mergellina, da Ciro a Mergellina, un altro locale della tradizione. Via Mergellina, 21. Tel 081. 681780. Luogo elegante ma senza dare fastidio. Quasi “vista mare”. Abbiamo mangiato molte cose, cichettando, come si dice a Venezia (cena in comitiva veneto – toscana con inserimento del Sry Lanka). Fritti napoletani, parmigiana di melanzane, mozzarella di bufala, pizza due strati (grandiosa), calamari e gamberoni alla griglia e fritti. Vino in abbondanza. Per 32 €. Un ottimo affare. Ma hai sempre la sensazione che ti abbiano fregati ….. Chissà perchè Napoli fa sempre questo effetto....

domenica 17 giugno 2007

Eden Conference Napoli (9). Una riflessione per concludere

Partiamo dal tema della conferenza New learning 2.0? Emerging digital territories, developing continuties, New divides. Sta emergendo una nuova forma di apprendimento sull'onda del successo delle applicazioni di social web? Credo che oggi come da sempre si apprenda nello stesso modo. L'apprendimento, quindi, non cambia. Può cambiare il contesto sociale in cui avviene, possono cambiare le modalità e gli strumenti per attivarlo e sostenerlo. E' in quest'ultima dimensione che sta cambiando qualcosa, anzi, molto. Le tecnologie hanno un consistente ruolo, anche quelle del web 2.0. Un esempio: il costruttivismo esiste da prima delle tecnologie digitali ma sono queste a renderlo più facilmente realizzabile (l'esplorazione, la collaborazione, la conversazione, ....).
Il grande cambiamento che sta avvenendo, e gli interventi ad Eden lo confermano, è l'imporsi della consapevolezza dell'esistenza della dimensione informale dell'apprendimento e lo sviluppo di strategie e strumenti per sostenerlo.

Che quanto stiamo vedendo (il gran parlare ed il gran fare sul web 2.0) sia vera gloria ...aspettiamo almeno un pio d'anni. Mi pare naturale che queste prime applicazioni siano incerte, approssimative ecc..... ma siamo solo agli inizi e ben venga ogni concettualizzazione e sperimentazione in merito. Dobbiamo procedere a tentoni, per tentativi ed errori .....
Eden ha consentito di fare una ulteriore istantanea sulla tematica.

Cosa, poi, la Conferenza abbia aggiunto a questa fotografia, direi molto poco. Troppo poco per il costo che la partecipazione all'evento ha avuto (almeno per me).

Tanti, troppi interventi di bassa qualità (ne hanno parlato anche Giovanni e Corrado). Non si capisce che lavoro abbia fatto il Comitato Scientifico della Conferenza e perché non si sia fatta una selezione più accurata. O, forse, lo si può supporre .....

Viene da riflettere, come hanno fatto tanto Giovanni che Antonio, sul fatto che questo tipo di strumenti per la condivisione della conoscenza sia oramai obsoleta.
Ma, credo, che come altre espressioni dell'agire umano i convegni, le conferenze f2f sopravviveranno. Troppi sono gli intessi economici e troppa è la voglia di esibizione di noi comuni mortali ....

Una nota sula logistica e l'organizzazione: sicuramente di ottimo standard la Città della Scienza, sicuramente ottimi ed abbondanti i coffe break ed i lunch, ma, considerando la localizzazione della CDS stessa ed in presenza di una disastrosa organizzazione dei servizi pubblici di trasporto, è stata davvero pessima l'assistenza data dall'organizzazione per raggiungere la sede dell'evento e per il rientro in città. Non vi descrivo le scene di orde di congressisti in coda in attesa di un bus che non arriva, gli assalti ai pochi taxi che dalla città si avventuravano a Bagnoli ....
Già Napoli è una città difficile e devi muoverti con mille occhi e mille cautele; rendere un'impresa degna di Indiana Jones, l'accesso la luogo della conferenza ... non può che lasciare sconcertati. Credo che come italiani abbiamo dato una pessima immagine di efficienza alle centinaia di colleghi venuti a Napoli.
Chissà se il prossimo anno ci sarà la voglia di andare a Lisbona. L'unica certezza è che peggio di così non potrà andare.

Eden Conference Napoli (8). Plenaria conclusiva

Plenaria finale, alle 13 con 1/10 di quanti erano partiti. Normale.

Tema: come i sistemi virtuali hanno impatto sulle istituzioni educative.

Nicholas H. Allen Preside onorario dell’Università del Maryland. Tema: Web 2, promessa o minaccia?
All’università l’85% degli studenti segue la modalità a distanza ed on-line.

Un intervento molte conservatore e prudente. Allen rileva i cambiamenti in atto legati agli usi del web 2.0 ed afferma che con questi ci si deve misurare: Dimostra, però, tanta, tanta prudenza. Forse sarà perché è suo convincimento che le istituzioni non siano ancora pronte. Ad ogni buon conto, molti paletti e, per salvaguardare il ruolo dell’accademia, ritiene che, nel caso di forte presenza di approcci web 2.0, alle istituzioni educative competa il ruolo di garanti della qualità scientifica dei contenuti che girano negli ambienti di web 2.0 …..

Di tutt’altro stampo l’intervento di Paul Clark, Vice-cancellor vicario della Open University inglese. Parto dalla sua conclusione: la OU accetta convintamene anche la sfida del web 2.0 perché è, come sempre, impegnata ad offrire le migliori opportunità di apprendimento per i propri allievi.

Dal 2005 la OU è impegnata in un programma di innovazioni basate sull’integrazione dei servizi pedagogici, sull’uso delle funzionalità del web 2.0 e del mobile learning. C’è stata, poi, la migrazione di tutta l’attività didattica da un piattaforma proprietaria su Moodle. Cambiamenti significati sono in atto, anche, nei sistemi di insegnamento e di tutoraggio.

Alta “novità”: sulla scia del programma Open Courseware del MIT che messo a disposizione una grande quantità del proprio materiale didattico, la OU ha avviato il programma OpenLearn. Già sono disponibili, al libero accesso, 2.700 di apprendimento ed altre 2.300 lo saranno a breve.

L’idea è che la condivisione del materiale possa portare ad un consistente riutilizzo, al suo adattamento e miglioramento. Ma, se come è avvenuto con i Learning Object, non si dovrebbero avere risultati eclatanti. Se lo dice lui …..

Ciò che risulta evidente è l’atteggiamento della OU che è di grande ed autentica attenzione ai comportamenti degli web users per identificare le implicazioni per i sistemi di formazione, specie per quelli che fanno formazione solo a distanza come la Open University stessa.

La Open Universty inglese, sempre un faro !!!!!

Eden Conference Napoli (7). Di tutto un po'

Alcuni spunti alla rinfusa

Donna Harper ha investigato l’impatto dei fattori “distanza” e “presenza” nell’apprendimento on-line in un corso per una professione ad elevata intensità di relazione, supporto ed empatia: educatori in asili nido.
L’approccio didattico utilizzato per promuovere il deep learning è stato quello del Problem-based Learning.

Il risultato della ricerca associa ha evidenziato che il 65% dei partecipanti ha stabilito buone relazioni all’interno del gruppo dimostrando, cos’, che anche a distanza si riesce a stabilire una presenza sociale, cognitiva e didattica.

na infrastruttura per risorse digitali per l’apprendimento. Sviluppate dagli insegnanti per gli insegnanti. L’iniziativa è a cura della Agenzia Svedese per l’apprendimento flessibile (in svedese, quindi ….). Se volete provare, entrare con ID: testuser e password: cfl


Molto interessante ho trovato, anche, la relazione di Umberto Giani, Università di Napoli Federico II su e-learning narrativo, una esperimentazipne in e-learning di combinazione di metodi qualitativi e quantitativi nella formazione di Statistica medica. Sofisticato il meccanismo didattico. La base è il sistema MEANINGS, un sistema interattivo di applicazioni web finalizzato alla costruzione collaborativa di concetti riguardanti la disciplina. Basato su narrazione della malattia da parte degli studenti, attraverso una metodologia matematica messa a punto da loro (e-CNA, e-Collaborative Narrative Analysis, modulo di MEANINGS) si ha la co-costruzione di concetti attraverso l’associazione di parole, l’analisi delle differenze semantiche, l’utilizzo delle interrelazioni emozione-cognizione. Il tutto viene gestito attraverso la piattaforma DVLN, Dynamic Virtual Learning Networks da loro sviluppata. Per quel poco che ho potuto capire, un eccellente lavoro, se mi posso permettere

hffp://elearning.medicina.unina.it/dvln

sabato 16 giugno 2007

Eden Conference Napoli (6). Arrivano i nostri ( e le nostre)


Una nutrita rappresentanza di "nostri" blogger e colleghi di Padova e Firenze

Antonio Fini e Giovanni Bonaiuti, Università di Firenze, Laboratorio di Tecnologie dell’Educazione, presentano una loro esperienza caratterizzata per l’uso delle tecnologie che va oltre la focalizazzione su un LMS. Basato sul concetto di PLE (Personal Learning Environment), hanno sviluppato un ambiente di integrazione tra Moodle e ELGG denominato LTEver in cui ciascun membro della comunità può sviluppare un ambiente personale a supporto del proprio apprendimento.

Corrado Petrucco, Università di Padova propone il suo cavallo di battaglia, il paradigma delle folksonomie narrative a supporto della creazione di ontologie. La concettualizaione trova pratica attuazione nell’ambito della comunità EduOntoWiki, una comunità di professionisti dell’educazione.

Maria Chiara Pettenati ed Elisabetta Cigognini e Fortunato Sorrentino, Università di Firenze, presentano un interessante e ben congegnato paper sul PKM, Personal Knowledge Management ed offrono un articolato modello concettuale, collegato alle tematiche “contemporanee” del connettivismo, del Life Long Learning (argomentando, ho suggerito loro di aggiungere la W di wide), dell’apprendimento informale. Il loro lavoro li ha portati a mettere a punto un modello generale che può essere preso a riferimento per la concezione, la progettazione e lo sviluppo di ambienti, technology-based (PLE, ad esempio) che sostengano queste nuove forme di apprendimento.

Paula de Waal, Università di Padova presenta un Teacher Survival Toolkit. Paula rileva che la (meritoria) opera di flessibilizzazione e personalizzazione degli approcci didattici con più tools rende più difficile (ai docenti) il loro uso e richiede maggior competenza. Nelle esperienze realizzate è stato notato un significativo gap tra la percepita utilità di uno strumento e la capacità di usarlo. Dettagli del suo intervento nel commento lasciato qui dalla stessa

Sulla base di esperienze svolte nel periodo 2004-2007, vengono formulate delle indicazioni per sopravvivere all’uso didattico delle tecnologie.

venerdì 15 giugno 2007

Eden Conference Napoli (5). Casi alla Open University (draft)

Interessantissima sessione oggi pomeriggio con casi dalla Open University inglese.
Interventi di
Troy Cooper: La “morte della geografia” è stata una esagerazione. Perché gli studenti a distanza inglesi preferiscono la formazione in presenza.Nelle attività in FaD si è registrato un elevato numero di dropout. La preferenza è per quella parte di attività che alla OU fanno in modalità faccia-a-faccia (f2f). Ci sono, evidentemente, delle difficoltà di allineare la FaD con le aspettative degli studenti.

Hanno cercato di comprendere quale ruolo abbiano i tutorial che sono svolti in presenza in un corso, per le altre sezioni, svolto in FaD.

L'analisi è stata compiuta riferendosi alla nozione di Bruner di apprendimento come acquisizione di conoscenza situata in una micro-cultura di prassi.

Secondo questa prospettiva di analisi, pare che in quelle forme di FaD centrate sul ruolo del tutor (come certi corso OU) ci sia disaffezione perché non si considerano i modelli di apprendimento che sono preferiti dagli studenti, più centrati sul dare un senso personale all’oggetto di studio e su forme di collaborazione tra studenti. La conclusione è che certa Fad non funziona sul modello delle Comunità di Pratica per cui il partecipante si “rifugia” nei punti di forza dei tutorial in presenza e li preferisce a qualcosa che non c’è.

Mary Thrope: L’uso delle tecnologie: come il contesto e le modalità di progettazione guidano l’impatto delle tecnologie.

Non è stato rilevato alcun tra l’uso delle tecnologie e l’apprendimento che si sviluppa. Quest’ultimo è, piuttosto, funzione del contesto e delle modalità di progettazione delle attività didattiche.

Il caso del Networked Learning in cui vengono combinate relazioni interpersonali e contenuto presenta ottime le opportunità per sostenere l’apprendimento ma, nella pratica, sono difficili da ottenere. Non si riesce ad andare oltre un superficiale scambio di esperienza, si nota una scarsa capacità di argomentazione, una debole capacità di analizzare i problemi.

Per contro, è stato visto che l’assegnazione di compiti e di ruoli facilita l’interazione, anche in assenza di conoscenza degli altri colleghi di corso.

La chiave di volta è stata trovata, alla OU, nella focalizzaazione dei corso a distanza su “attività” di apprendimento che siano ben progettate e ben gestite.

Si da, così, importanza allo studio di materiali cui segue un dibattito, non mera discussione. Il tutto correlato ad un compito da eseguire. Nell’ottenimento del risultato finale, la qualità dell’interazione è più importante dell’abilità del tutor.


Grainne Conole: Catturare la pratica e sostenere la progettazione
Questo intervento sviluppa, da diversa prospettiva, l’approccio per “attività di apprendimento” e fornisce alcune indicazioni su come progettare attività di apprendimento che facciano un uso efficace degli strumenti disponibili e siano basate su buone basi pedagogiche. La relatrice evidenzia come sia necessario uno spostamento del focus, di chi usa le tecnologie a scopo didattico, dai contenuti alle attività. Un intenso lavoro di ricerca ha portato a sviluppare una metodologia ed uno strumento (Compendium) per lo sviluppo di attività di apprendimento.

Anne Gaskell: sviluppo professionale per i tutor part-time.

Ognumo di questi merita una attenta relazione. La faccio con calma e la posto. Questo post "in diretta" per dire che cose interessanti si sento no anche qui. Nonostante il mio post lievemente depressivo di questa mattina .........

Eden Conference Napoli (4). Una maliziosa riflessione

Dopo una deludente prima giornata. Vediamo cosa ci riserva la seconda. Deludente per la bassa qualità media degli interventi presentati. Tutte cosa già sentite, già lette in blog, liste di discussione, comunità on-line. E' probabile che la rapida diffusione delle informazione grazie ai media citati, renda obsoleta qualsiasi informazione cementata in una relazione che è stata scritta parecchi mesi fa. Forse il modello di conferenza in questa forma tradizionale, non abbia tanta ragione di esistere. Anche per gli "incontri" che si possono fare face-to-face, non è che il modello "conferenza" aggiunga tanto di nuovo. Le conoscenze che si fanno via internet sono altrettanto utili di quelle che si fanno in presenza.
Perchè, allora, le conferenze e di così bassa qualità?
Un pensiero malizioso: qui all'EDEN siamo in più di 400 a 420 euro a testa (fate voi i conti); per poter fare una "presentazione" è necessario pagare la quota di iscrizione. Attivare 48 sessioni parallele con 5 speakers l'una, si hanno più di 200 paganti solo tra i "relatori" si incassano più di 100.000 € .....
Una possibile ragione è presto trovata. Selezionare di più (tagliando almeno la metà di queste relazione) e qualificare l'evento, sarebbe costato 50.000 €. Un bel danno ....
Ma è solo una ipotesi, maliziosa, per giunta ....

giovedì 14 giugno 2007

Eden Conference Napoli (3). Usi del web 2.0


Applicazioni del web 2.0 come tema della prima parallela che ho frequentato.

Tom Wambeke, dal Belgio parla degli usi didattici del blog osservando che, nonostante l’ampia diffusione dei blog (Technorati ne riporta 60 milioni), gli usi didattici non sono tanto sistematici ed organicamente integrati nelle attività didattiche. Vine evidenziato il ruolo che possono aveer i blog nei processi di Reflective Learning. Tutto qui

Più interessante il contributo di Deborah Everhart su esperienze di insegnamento con il Social Bookmarking all’interno di un ambiente online. Le esperienze da lei realizzate (è stata utilizzata una nuova funzionalità di social bookmarking integrata nella suite Blackboard) rendono la formazione fortemente centrata sulle persona che apprende, facilita la costruzione di reti sociali e rende possibile l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

L’attività di social bookmarking viene usata per

  • Selezionare le risorse da utilizzare in un corso
  • Dare loro un adeguato valore in relazione al contesto del corso
  • Condividere le risorse sulla base della “cultura” che si crea in un gruppo di apprendimento (le “pratiche” di una “comunità”)
  • Tracciare il proprio percorso formativo
  • Strumento di ricerca
  • Costruire un sistema di indicizzazione di contenuti fatto da “esperti”
  • Costruire una rete di “esperti”

Sul lato docente, il social bookmark viene usato per

  • Dare una struttura per l’esplorazione di un contenuto da parte di studenti
  • Inviare risorse ragionate agli studenti
  • Assegnare attività di apprendimento

Usi sul lato studente

  • Cercare risorse che meglio sintetizzano un tema
  • Trovare risorse per argomentare nel corso di una discussione
  • Rispondere a domande che richiedono l’uso di risorse
  • Per attività di valutazione, riassunto e di sviluppo di risorse

Benefici ottenuti:

  • Facilitá di aggiornamento delle risorse utilizzate in un processo di apprendimento
  • Usare risorse sviluppate da altri
  • Fare degli studenti dei co-costruttori di conoscenza

Sui wiki un intervento di Steve Wheeler. Anche lui cita Illich quando parlava (1970) di “reti” (web) di relazioni tra persone che devono aumentare le opportunità di ognuno di apprendere trasformando ogni situazione di vita e lavoro in occasione di apprendimento condividendo risorse e prendendosi cura l’un l’altro”.

La tematica è inquadrata nell’idea di “Nomadic learning” definito come una forma di apprendimento in cui chi apprennde può godere di una continuità di servizi didattici tra le diverse sessioni didattiche e differenti luoghi in cui queste avvengono.

Usi da lui fatti sono stati finalizzati allo sviluppo di abilità di pensiero di ordine e levato e di attività sociali (sviluppo di progressive problems, letture critiche, valutazioni reciproche, generazione istantanea di conoscenza).

Gli esiti:

  • Riluttanza a modificare testi sviluppati da altri
  • Preferenza ad intervenire sul proprio lavoro
  • Uso prevalente nelle ore di attività scolastica
  • Molta più attenzione nello scrivere non conoscendo il pubblico
  • Viene incoraggiata la consapevolezza critica
    Viene dichiarato un certo piacere nel loro uso
  • Non viene notato un miglioramento dell’abilità di scrittura
  • Vengono manifestati dubbi sulla validità delle conoscenze presenti nei wiki

Eden Conference Napoli (2). Sempre vino vecchio nella bottiglia nuova

Seconda keynote speech da parte di una colonna del Distance Learning, Michael Grahame Moore, Pen State University. Piuttosto deludente il suo intervento, condivisibile nei contenuti, ma, è il commento di alcuni colleghi vicini di posto, “da Moore e dagli States ci saremmo aspettati qualcosa di diverso”. Necessità di concettualizzare esperienze di apprendimento che gli allievi possono personalizzare, disegnare attività di condivisione di conoscenze come la principale fonte di contenuto della formazione, proporre compiti in forma di ricerca collaborativa o personale, promuovere la riflessione e la consapevolezza di sé, promuovere inquiry communities ….

Pare, però, che ascoltando i pareri degli studenti adulti, i contenuti siano più importanti dell’interazione e che l’interazione con i docenti sia più importante di quella con i colleghi ….

Sempre attuale la considerazione finale, che ha dato il titolo al suo intervento: c’è il fondato pericolo che gli usi didattici delle tecnologie siano come il mettere il vino vecchio in una bottiglia nuova: il cambiamento è solo apparente.

In apertura una adesione sostanziale alle critiche mosse agli approcci web 2.0 da Keen

Eden Conference Napoli (1). Serendipity e Homo Contextus

Finalmente si parte. Il primo intervento è di Teemu Arina, una “giovane speranza” dalla Finlandia, un visionario delle nuove forme di apprendimento nell’era della conoscenza e del social software.

Il suo intervento è centrato sul concetto di Serendipity (lo scoprire cose non cercate mentre se ne cercano altre) e del Homo Contextus.

Un intervento fortemente ancorato sul pensiero di Marshal McLuan quando vede le tecnologie come estensioni del corpo e del pensiero delle persone.

Teemu confuta l’utilità di una istruzione modella sul format del paradigma della produzione industriale (processo intenzionale, completamente pianificato, lineare) in una realtà, quella attuale, caratterizzata da processi ben diversi quando viene chiesta una forte abilità di adattamento ai cambiamenti. Dove è necessario avere un atteggiamento di continua scoperta e, per questo, poter frequentare un ambiente adatto

La conversazione diventa la benzina dell’innovazione.

Le tecnologie ci aiutano ad espandere le capacità delle nostre menti.

Il passaggio da Homo Habilis ad Homo Sapiens è avvenuta attraverso espansioni del corpo e del cervello di tipo “fisico”.

Il passaggio da Homo Sapiens ad Homo Contextus (connesso) avviene per espansioni virtuali delle capacità mentali. Ciò è reso possibile dall’uso delle tecnologie digitali che diventano delle “protesi cognitive”.

Rilevante, in questo contesto, il concetto di Distributed Learning: la connessione aumenta le abilità mentali.

Strumenti che sostengono la connessione e la conversazioni, come blog e wiki, sono, per queste ragioni, le basi dell’apprendimento del futuro.

Divertente il concetto di “parasitic learning”: imparare qualcosa dagli altri senza che questi ne siano consapevoli e concordi!!!

Un, dovuto, richiamo finale al pensiero di Illich ed alla descolarizzazione della società ( e dell’apprendimento).

mercoledì 13 giugno 2007

Eden Conference Napoli (00). Welcome Cocktail

Viaggio allucinante per raggiungere la sede della conferenza. Posto peggiore, per l'accesso, non poteva essere scelto.
Oggi registrazione (dalla lista dei partecipanti più di 400 iscritti. Notevole!!!) e, nel giardino, il brindisi di benvenuto con saluto delle "autorità". Solite chiacchiere di circostanza. Meglio socializzare con i presenti. Interessante conversazione con Palitha Edirisingha, dal Sri Lanka che lavora all'università di Leicester nel gruppo della Gilly Salmon. Fa ricerca sugli usi del podcast. Interessante anche la conversazione con Steve Wheeler, psicologo che lavora all'Università di Plymuth. Mi ha parlato dei suoi studi della "distanza psicologica" e del senso di "presenza" negli ambienti virtuali. Tematica che mi interessa parecchio. Ascolterò domani la sua presentazione.

Ho parlato anche con Teemu Arina e mi sono fatto anticipare qualcosa della sue keynote speech di domani. Parlerà di Serendipty e di Homo Context (evoluzione concettuale dell'homo sapiens ... convinto lui ...)

martedì 12 giugno 2007

Eden Conference Napoli (0). Preliminari


Siamo (tutti ?) in trepida attesa della partenza della conferenza EDEN.
Sono a Napoli sufficientemente terrorizzato da un mio amico napoletano che mi ha detto "nessun luogo è sicuro", terrorismo rinforzato dai consigli degli organizzatori di non portare beni di valori, di girare con la fotocopia dei documenti eccc..... .
Non vorrei recludermi in albergo in attesa della partenza (ho anticipato l'arrivo di un giorno per un minimo di turismo) e di farlo anche tutte le sera in attesa della riapertura dei battenti della manifestazione .....
Con la giusta prudenza e la giusta temerarietà , mi avventurerò in esplorazione. Se qualche collega ha dritte da darmi su cosa fare nel poco tempo libero, ringrazio anticipatamente.
E' mia intenzione relazionare ampiamente sulla conferenza. Normalmente prendo appunti (per capire meglio) e non dovrebbe costarmi molto dare loro una forma decente e postare, postare, postare ......
Farò il punto sabato pomeriggio

lunedì 11 giugno 2007

Paradigmi sommersi


Riflettendo sui reali utilizzi del social software, mi sono ricordato che alcune settimane or sono, invitato a tenere una chiacchierata sui paradigmi emergenti nella didattica di derivazione costruttivista (emergenti solo sulla carta e nelle parole; nella pratica nulla di nuovo sotto il sole. Sempre istruzionismo), gli organizzatori, in apertura di giornata ricordano per l'ennesima volta che nel portale di progetto sono presenti strumenti di comunicazione, collaborazione, condivisione. Lo dicono con un piglio sull'irritato.

In effetti sono strumenti che non usano. Una opportunità sprecata, è il commento, anche mio.

Nel corso di una discussione emerge che il gruppo da tempo ha uno spazio su Googlegroups e lo usa alla grande ......
Quando si dice "come cambia il potere nella scuola con il web 2.0"........

Alle elementari piace andare a scuola. Cosa succede?


Avete mai fatto caso al fatto che, normalmente, alle elementari i bambini vanno a scuola volentieri? Lo ricordo di mio figlio che ci andava con entusiasmo e, spesso, portava a scuola delle sue piccole scoperte (adesso, al liceo, afferma “la scuola non serve”- e non legge il mio blog, fa la metà dei compiti assegnati confidando sulla buona sorte per il restante 50%). Non credo che questa situazione sia inusuale.

Perché questo entusiasmo, questo piacere? Non certamente perché i bambini sono più disciplinati, più conformisti ed imparano perché “bisogna”: Per senso del dovere, non avendo ancora sviluppato il senso critico dell’adulto o il ribellismo dell’adolescenza.

Sono certo che i bambini e le bambine vanno a scuola volentieri, ci stanno e ci ritornano perché sentono di imparare qualcosa. Hanno la percezione, giorno per giorno, di portare a casa qualcosa. Ma non qualcosa e basta, ma qualcosa che gli serve. Impara a leggere ed a scrivere, a ragionare, a capire, a relazionarsi con gli altri, svolgere compiti collaborando. Sente la sua competenza crescere.

Ma, attenzione, non è una generica competenza e l’associato piacere per il successo. Sente che sta imparando qualcosa che lo fa entrare sempre più nella comunità per eccellenza, quella dei “grandi”. Sa di non appartenere ancora a quella comunità (non ne ha, ancora, tutte le competenze) ma sente che giorno dopo giorno ha un ruolo sempre meno marginale (periferico). Impara con impegno ed entusiasmo perchè riesce a dare un senso a quello che gli viene proposto di imparare ed il senso è quello di essere immerso nel processo che lo porterà a diventare membro “legittimo” di quella comunità. Sente di essere impegnato nell’acquisizione delle “pratiche” di una comunità cui vuole appartenere: acquisisce le conoscenze proprie di quella comunità, ne padroneggia gli strumenti, impara ad agire come i membri “esperti” di quella comunità, a pensare come loro. Sta compiendo il percorso da novizio ad esperto.

E’ questa la molla dell’apprendimento nel bambino.

Tutto già descritto da Jane Lave. Ci ritroviamo tutti i processi della legitimate peripheral participation, della comunità di pratica, del passaggio da una posizione periferica (ma legittimata, stiamo ben attenti a questo aspetto) ad una centrale.

Perchè con il passare ed gli anni ed il “progredire” della carriera scolastica questo entusiasmo scompare? Perché la scuola viene vissuta con un forte sentimento di estraneità?

Perché, secondo me, non vi è all’orizzonte nessuna comunità cui prepararsi ad accedere. Il curricolo, la didattica non sono dimensionati in funzione di una comunità cui appartenere. Neppure nel caso dei percorsi più professionalizzanti (lasciatemelo dire, vivo tutti i giorni i drammi di certe classi della FP).

La scuola forma per una dimensione che non viene percepita. Ecco il senso di estraneità, il disimpegno, la fuga nel bullismo, nei video-giochi.

Perché non recuperare il paradigma dell’apprendimento nei primi anni di vita e di scolarizzazione?

Perché non fare“storia (la materia) come gli storici fanno storia (il loro lavoro). Perché la storia scolastica è altro dalla storia? Tanto per fare un esempio.

venerdì 8 giugno 2007

Quelli del sapere debole


Così ne L’espresso n. 22 del 7 giugno a pag. 189 veniamo definiti noi blogger, noi utilizzatori più o meno accaniti del web 2.0.L’espressione è ripresa dall’ultimo libro di Andrew Keen atteso in libreria negli States a giugno (Su Amazon lo ho visto già in vendita) The culture of amateur. How today’s Internet is killing our culture and assaulting our economy.Siamo tutti dilettanti allo sbaraglio? Questo si domanda l’autrice dell’articolo. Pare che, secondo Keen, noi, essendo pronti ad esprime opinioni su tutti e su tutto, disprezziamo le competenze adorando tutto quello che è amatoriale e spontaneo. Con noi inizia l’epoca del sapere debole in cui viene affossato il prestigio e la responsabilità degli esperti. Quello che succede nel web 2.0 non è conoscenza costruita collaborativamente, ma ci sono buone probabilità che sia user-generated nonsense! Noi blogger ci rinforzeremo l’un l’altro (il vecchio meccanismo del condizionamento di pavloviana e comportamentistica memoria) piuttosto che aiutarci ad espandere gli orizzonti.

Può essere.

Per quel che mi riguarda e da quel che vedo, un po’ di narcisismo c’è di sicuro. Ma si tratta di un narcisismo innocuo. A me fa piacere sapere che qualche decina di colleghi guarda ogni giorno quello che scrivo, ma anch’io quotidianamente guardo quello che altri scrivono e qualcosa imparo da loro.

Credo che non ci sia nulla di male ad esprimere pubblicamente le proprie idee. Mentre scrivi, rifletti ed impari; se qualcuno replica e magari confuta quello che scrivi, impari ancora di più.

Come già detto, per me il blog è un reflective journal condiviso.

Riguardo ai così detti esperti, ci sarebbe molto da ridire. Non ci sono dubbi che molti riconosciuti come tali lo siano veramente (io stesso ho venerazione scientifica e professionale per molte persone), ma è vero, anche, che molti di quelli che scrivono libri, discettano a convegni essendone invited speakers, sono a capo di associazioni ed istituzioni, sono solo dei tromboni che stanno al loro posto solo in virtù di giochi di potere e per essersi costruita una propria mafietta, anche se si dicono al servizio di una giusta causa (la loro).

E’ altrettanto certo che questa sovrabbondanza di informatori e di informazioni obbliga tutti noi ad esercitare maggiormente il senso critico, ad avere una opinione personale, a credere di meno. Ma non mi pare sia, questo, un male.

Quindi, diffidiamo pure dei blogger e prendiamo con leggerezza le loro performance, ma diffidiamo anche di tanti sedicenti esperti. Non so da che parte stia il sapere debole.

Quanto a Keen, noto blogger e multi-presente nel web 2.0, leggerò il suo libro e se qualcosa mi farà riflettere, lo ringrazierò.

In lungo ed in largo (per i luoghi dell’apprendimento)

E’ oramai entrata nel linguaggio corrente l’espressione Life Long Learning

a designare l’approccio, la filosofia della formazione che è necessario adottare nella società della conoscenza e bla …bla…

Io vorrei che si aggiungesse alle tre L anche un W, che starebbe per Wide, ampio, largo. Cioè apprendere non solo lungo la dimensione tempo ma anche in quella spazio.

Sono numerosi i luoghi dell’apprendimento, le situazioni ed i modi in cui apprendiamo. La scuola è solo uno di questi.

Basta solo che ci soffermiamo un attimo a riflettere su come abbiamo affrontato un problema per il quale non avevamo tutte le conoscenze necessarie a risolverlo, su come abbiamo soddisfatto un nostro bisogno di apprendimento. Forse, la frequenza di un corso la metteremo in uno degli ultimi posti della lista, come è successo in due occasioni formative (slide 5 e slide 4).

Una sintesi sul come apprendiamo nella vita di tutti giorni:

  • Mi informo presso le persone vicine
  • Osservo
  • Consulto un amico
  • Chiamo un esperto
  • Contatto colleghi
  • Discuto in gruppo
  • Telefono a qualcuno
  • Cerco esempi pratici
  • Partecipo a convegni, seminari, corsi
  • Autoapprendimento
  • Attraverso letture quotidiane
  • Scambio di esperienze e conoscenze
  • Rifletto sulla mia esperienza, stacco .... e rifletto
  • Ricercai informazione in Internet, Wikipedia
  • Consulto pubblicazioni specialistiche
  • Partecipo a forum e newsgroup
  • Consulto materiali che ho a disposizione
  • Studio individuale
  • Mi metto in isolamento
  • Rielaboro informazioni
  • Compro un libro
  • Sperimento, faccio pratica

Particolare, rispetto alla formazione strutturata, anche il come organizziamo il nostro apprendimento:

  • Sul lavoro
  • Fuori del lavoro
  • Per fasi molto brevi
  • Quando serve
  • Mescolando apprendimento e lavoro

Ecco cosa emerge consultando, non esperti o dotte e costose ricerche, ma la semplice esperienza di persone normali.

Con questo non voglio negare l’importanza dell’istruzione formale, voglio evidenziare che quella informale riveste un ruolo molto, ma molto, importante nel nostro apprendimento.

Non so come sia stato calcolato, ma secondo uno studio del Ministero del Commercio USA (già citato in questo blog), ben l’85% della conoscenza che usiamo sul lavoro e nella vita di tutti i giorni non è stata sviluppata a scuola.

Navighiamo, quindi, in lungo ed in largo per il tempo e lo spazio del nostro apprendimento.

Porte aperte al Life Long & Wide Learning.

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giovedì 7 giugno 2007

The Future of Education




A costo zero una interessantissima conferenza. E' on-line all'Università di Manitoba coordinata da George Siemens, si svolge dal 4 all'8 giugno ed il titolo è "The Future of Education".

Le presentazioni già tenute sono accessibili dalla homepage della conferenza. Per ascoltare le presentazioni e visualizzare le slide che le accompagnano, è necessario aveer instalato nel proprio PC Elluminate. Se non lo avete, il processo di installazione si avvia automaticamente al primo accesso ad una registrazione. Ogni presentazione viene discussa nel forum. Tra i relatori Derrik de Kerkhove, Teemu Arina (ascoltato a Bolzano 07), Teemu Leioneen (il creatore di FLE3), Jay Cross.
Un bel evento cui dobbiamo essere grati a George, visionario del connettivismo.
Il suo libro Knowing Knowledge è on- line.

mercoledì 6 giugno 2007

Diffido dell’educazione

Una sequenza di forte carica emotiva presente nel discorso del Ministro Fioroni fatto il 3 aprile alla presentazione del documento “Cultura, Scuola, Persona”.

Il preside di un liceo americano sopravvissuto alla Shoah scriveva ogni anno ai suoi insegnanti:
“Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere:
camere a gas costruite da ingegneri istruiti;
bambini uccisi con veleni da medici ben formati;
lattanti uccisi da infermiere provette;
donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università.
Diffido- quindi- dell'educazione.
La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti.
La lettura, la scrittura, l'aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani”.

Al di là dell’emozione che questo passaggio può suscitare, sono portato riflettere sul senso profondo dell’educazione che non è solo tecnicalità, competenza. E’ qualcosa di intangibile, difficile da promuovere ma, come ben evidenzia il passaggio della lettera del vecchio preside, essenziale per non formare “mostri”, in tutti i sensi.


martedì 5 giugno 2007

La governante cognitiva

E’ con questa metafora che gli inglesi designano la riflessione: cognitive housekeeper. Ciò che mantiene in ordine il nostro sistema cognitivo mettendo assieme le conoscenze che abbiamo già con quelle nuove che “introduciamo” durante il processo di apprendimento.Se è vero, come è vero, che il pensiero (e non altro) è la “benzina” dell’apprendimento, la riflessione potrebbe essere considerata il suo motore.

E’ il costruttivismo a darci prova di come l’apprendimento avvenga per costruzione, appunto, di una nuova struttura cognitiva che si origina quando le vecchie conoscenze si mescolano con le nuove, come in una vasca d’acqua che ha un suo colore, diciamo bianco, e che a seguito dell’immissione di altro liquido colorato, diciamo rosso intenso, cambia in rosa pallido.

Non si apprende, nuova metafora, con l’aggiunta di nuovi mattoni ad un muro pre-esistete (comportamentismo).

Il processo di “mescolamento” coincide il processo di riflessione che, lo sperimentiamo quotidianamente, ci fa apprendere. Se leggiamo un libro, ascoltiamo una conferenza, non impariamo perché leggiamo o ascoltiamo, ma perché riflettiamo su quanto abbiamo letto o ascoltato. Mettiamo in moto il nostro pensiero.

Ecco perché non è il far ripetere qualcosa ad un nostro allievo che lo aiuta ad apprendere ma alcune nostre domande ben poste che obbligano a pensare ed a dire o scrivere qualcosa, il frutto della riflessione (o, come dicono i costruttivisti, la rappresentazione dell’apprendimento).

Normalmente, anche al termine di una lezione di una giornata, ma anche di mezza giornata, pongo alla mia classe una domanda tipo: “cosa avete imparto oggi?” o “come pensate di applicare le cose su cui abbiamo lavorato?”.

Una paio di domande o una scheda di fast feedback su cui fissare le idee per iscritto.

In percorsi formativi più lunghi uso sistematicamente il learning journal noto anche come reflective journal.

Le tecnologie ci offrono molti strumenti per favorire la riflessione: dai “normali” forum usati allo scopo, ai constrained forum come FLE3, CBoard ed il modulo forum per Moodle sviluppato all’Università di Firenze (Giovanni ci potrebbe dire qualcosa di più), al modulo diario di Moodle ed al modulo Journal di LAMS, tanto per fare alcuni esempi.

Anche il processo di costruzione del portfolio è un potente strumento di riflessione. In una versione tecnologica potremo usare uno dei diversi tool di e-portfolio (qualcuno ne sta usando? Io non ancora).

Su SlideShare ho appena pubblicato una serie di slide sul tema. Sono la versione .ppt di un file che ho ritrovato nel mio repository e che avevo usato per stampare su acetato i vecchi trasparenti per lavagna luminosa (si, una volta – anche meno di 10 anni fa – facevamo così ed era già una rivoluzione rispetto ai vecchi fogli di acetato scritti con pennarelli multicolore…..). E’ l’organizzazione di alcuni concetti tratti dalla letteratura che ho fatto intorno al 2001.

Alla nostra governante (cognitiva) dedico questo mio centesimo post in questo blog.



lunedì 4 giugno 2007

Competenze e tecnologie: un matrimonio che s'ha da fare?

Nella logica della condivisione, ho messo online su SlideShare una presentazione che ho fatto una pio di anni fa in un convegno a Cagliari. Il tema del convegno era centrato sulle competenze necessarie ad un territorio per il suo sviluppo ed il ruolo delle tecnologie nella filiera dello sviluppo e del mantenimento delle competenze. A me era stato chiesto di offrire una base teorica per un uso appropriato delle tecnologie. Una sequenza di riflessioni che partono della competenze, passano per la conoscenza e l'apprendimento per chiudersi con le tecnologie ed alcuni framwork concettuali su cui collocarne l'uso didattico. Una ottima occasione per sistematizzare le mie idee. Qui le slide.


PS: le immagini che sto usando sono di Vonnegut. Lo conoscevo come scrittore, ma lo ho scoperto essere anche un piacevole disegnatore

Didattica per competenze? Boh …..

Pare che la nostra scuola, anche quella del futuro prossimo, sarà caratterizzata da una didattica per competenze come superamento della didattica trasmissiva e centrata sui contenuti.

Ottimo approccio, degno dell’Oscar delle buone intenzioni. Facendo finta di credere che prima o poi si passerà alla pratica, andrebbe chiarito cosa si intenda per “competenza” e compreso fino in fondo il suo significato.

Sono anni che mi occupo di competenze; le ultime applicazioni le ho fatte alcuni anni usando il modello della Functional Analysis posto alla base dell’esteso approccio inglese delle NVQs. Abbiamo lavorato nei settori dell’automeccanica, delle professioni socio-sanitarie ed in quello del management delle delocalizzazioni.

La vera utilità che l’approccio ci ha dato è quello di usare la “competenza professionale” come attrattore della didattica; assai limitata l’utilità nella prospettiva della certificazione della competenza (il vero motivo per cui lo avevamo fatto ….).

Credo, quindi, che nella prospettiva ministeriale della “didattica per competenza” si possa essere nella strada giusta.

Nel frattempo ho affinato la mia visione di “competenza” e l’approccio che ora mi convince di più è quello del francese Guy Le Boterf perché, oltre ad essere ben concepito e senza quelle iper-semplificazioni che, riducendo la complessità, snaturano il fenomeno, ha il pregio di offrire poche e ben focalizzate indicazioni per chi vuole operare nella scuola.

Questa la mia comprensione dell’approccio di Le Boterf (ho lavorato con lui nel 2002 alla Provincia di Firenze, in un progetto guidato da Mario Zoccatelli):

La competenza professionale va vista come la capacità di attivare e di combinare risorse in un contesto definito.

Le implicazioni di questa definizione sono che attraverso la scuola e la formazione si dovrebbe:
  • favorire lo sviluppo di “risorse” (quali risorse?);
  • sviluppare la capacità di diagnosticare la situazione in cui le risorse devono essere utilizzate
  • allenare ad attivare le risorse necessarie ed a combinarle per il conseguimento dello scopo

Correlata con il concetto di “competenza” Le Boterf ha offerto un meraviglioso paradigma sullo sviluppo e sul mantenimento della stessa: quello di “navigazione professionale”.

Guy afferma che si dovrebbe assumere un “bersaglio di professionalizzazione” come punto d’arrivo e si dovrebbe “navigare” attraverso opportunità di professionalizzazione formali ed informali, individuali e collaborativi ............

Approfondimenti sul modello, i libri di Le Boterf indicati qui a lato nella sezione "Dalla mia biblioteca"

Riferendomi a questo approccio ho messo a punto un modello concettuale da usare nella formazione professionale. Lo presenterò e lo discuterò in prossimi post.

sabato 2 giugno 2007

Un brivido lungo la schiena

Nella scuola e nella formazione stanno maturando molte cose. Pare che nelle nuove “indicazioni” ministeriali si parli espressamente di una didattica per competenze e di superare la scuola trasmissiva indicando il modello dell’apprendimento collaborativo come quello da seguire. Pare, si parli espressamente anche di “comunità di pratica”. Le innovazioni (non si parla mai di “riforma” ma di “innovazione”, di “strategia del cacciavite” e del “cantiere sempre aperto”) saranno introdotte senza alcun intervento ordinamentale, immagino, per non sconvolgere troppo le già agitate acque della scuola.

Non posso che essere entusiasta per questi orientamenti, vi aderisco, praticamente, da sempre.

Purtroppo, credo che il tutto resterà nei documenti e che nulla si farà. E questo non tanto per i fondati dubbi che questo Ministro e questo Governo non camperanno tanto a lungo (la cosa non mi rende tanto felice) da rendere operative le coraggiose scelte, ma perché non si creeranno le condizioni perché le innovazioni si possano applicare.

Lasciamo perdere la questione “soldi”; lasciamo perdere la questione “formazione formatori”; lasciamo, anche, perdere la questione “interesse degli insegnanti a coinvolgersi nel processo di innovazione”.

Il vero problema sono le condizioni organizzative e logistiche necessarie a realizzare una didattica costruttivista.

Con l’organizzazione del tempo di insegnamento attuale (orario settimanale, didattica individuale, tempo di servizio incentrato sull’insegnamento in aula) e con gli spazi fisici disponibili nelle scuole, non si potrà mai fare didattica costruttivista.

Io mi sono imbattuto, più volte, con le “reali” condizioni per operare in questo modo. Gli insegnanti e gli allievi vi hanno aderito senza particolari problemi, i risultati in termini di apprendimento sono stati eccellenti; il limite è stato che si è trattato di attività isolate, occasionali, realizzate in condizioni straordinarie grazie alla buona volontà di dirigenti, insegnanti e personale ausiliario, sconvolgendo per un breve periodo le “abitudini”, compresi il regolamento ed il contratto di lavoro.

Azioni sperimentali ma impossibili a mettere “a sistema”.

Ecco perché sono estremamente dubbioso che le “indicazioni” ministeriali giungano in porto.

Si tratterà dell’ennesimo brivido lungo la schiena della scuola e si ritornerà alle ordinarie occupazioni.

Mi auguro solo che, per usare un linguaggio tecnico, lo sputtanamento inevitabile del costruttivismo non venga attribuito a sue intrinseche debolezze e siano chiare le “umane” responsabilità.

venerdì 1 giugno 2007

Apprendere (con e senza le tecnologie)

Nuovo nome, una più spinta focalizzazione sull’apprendimento. Sempre le tecnologie anche se … non necessariamente. Stesso stile redazionale (il mio, non saprei fare diversamente). Stesso URL per ragioni pratiche. Nuova grafica (template di Bogger, il massimo che mi posso concedere).

Questo il “cambiamento” del mio reflective journal condiviso.

Molte le tematiche su cui ancorare la mia riflessione. La conoscenza e l’apprendimento nelle sue molteplici sfaccettature ma, anche, il contesto sociale, culturale istituzionale in cui si sviluppano, con le loro forze facilitanti e con quelle ostacolanti.

Le ragioni e gli scopi della formazione.

Lobby, business, mafiette. Istituzioni, accademia e “liberi” pensatori. Quest’ultima, la comunità cui appartengo, ne per scelta ne per ripiego.

Così va la vita, diceva Vonnegut