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martedì 23 ottobre 2007

Abbiamo adottato un argomento (a "Learning 2007")

Sto seguendo online Learning 2007 per conto della comunità “Orientamenti e Disorientamenti” all’interno della quale abbiamo “adottato” alcuni temi che seguiamo attraverso i wiki associati alle diverse presentazioni. L’idea è stata di Adriano.

Uno dei temi che ho “adottato” è sullo sviluppo di materaili didattici con strumenti di web 2.0. Il titolo, molto americano è: “Rapid Online Prototyping. How the Average Person can make eLearning for Free in less than an Hour”. Qui il wiki

Il tema mi interessa, al di là che tratti di LO i cui limiti ho più volte evidenziato, perchè propone un modello collaborativo di sviluppo di materiali didattici.

La “piattaforma” proposta è il browser web (e qui mi ricorda “la piattaforma è il web” di certe posizioni radicali contro anche i PLE) ed i LO possono essere sviluppati collaborativamente tra persone distanti.

Gli strumenti che sono proposti per il lavoro da Richard Culatta sono:

1.) Online Collaboration - Thinkature, Imagination Cubed, skrbl.com

2.) Image Editing - Fauxto

3.) Video Editing - Eyespot, jumpcut.com, muveemix.com, moviemasher.com, jaycut.com

4.) Text Editing - Google Docs

5.) Learning Object Building - BrainHoney

Nella sua presentazione, Richard propone il modello iterativo “a spirale” che si contrappone a quello classico “a cascata”. La sostanza è che il “prodotto” finale viene rilasciato anche se non completamente rifinito e la rifinitura è operata sulla base dei feedback degli utilizzatori.

Dal punto di vista di uno che ha seri dubbi sull’efficienza e sull’efficacia dei LO (il sottoscritto) l’approccio proposto mi convince solo nella prospettiva di un coinvolgimento degli utilizzatori in tutto il ciclo di produzione e strutturando l’ambiente di apprendimento in modo tale che la costruzione dell’artefatto sia il processo di apprendimento e la rappresentazione di quanto appreso.

Con argomento correlato sto seguendo anche: "Web 2.0 and Learning: What are you doing with it?". Qui il wiki. Nella presentazione della sessione l'argomento viene contestualizzato nella tematica delle organizzazioni sempre più "piatte" e della conseguente necessità di escogitare nuove strategie pe r l'apprendimento. Gli strumenti del web 2.0 sono visti essere funzionali alla promozione dell'apprendimento informale, alla costruzione di comunità di pratiche, alla crescita delle piccole medie imprese, la cattura ed il riuso della conoscenza, e cosa a mio avviso più importante, fare dell'apprendimento una componente del lavoro (qui sfociamo nella tematica dei luoghi d'apprendimento che tanto mi appassiona).


lunedì 28 maggio 2007

Un PC leggerà una mia lezione?

Antonio, con un commento ad un recente post lancia il sasso: “….come la vedresti la possibilità di "codificare" il tuo lesson plan in modo "formale", usando uno specifico "linguaggio" in grado di rendere "leggibile da computer" e "riusabile" …… la tua esperienza? Questo è l'obiettivo (il sogno?, il mito?) di un "successore" del vituperato SCORM, ovvero il Learning Design…”

Conosco l’appassionato lavoro di Antonio e le sue riflessioni sul Learning Design. Conosco (ed uso) uno degli strumenti sviluppati secondo quel modello (LAMS) e lo trovo molto utile. Ottimi strumenti ed ottimi i principi su cui si basa. Mi piacciono, anche, le concettualizzazioni di James Dalziel, padre di LAMS, (eccellente la sua metafora della lezione/ricetta culinaria in cui ci sono tanto gli ingredienti (i contenuti) che il procedimento (la didattica). Assemblare gli ingredienti senza una logica, non si ottiene nulla. Concordo (e mi incazzo quando vedo che si procede come se contassero solo gli ingredienti).

Ho studiato con molta attenzione il lavoro fatto alla Open University olandese da Rob Koper ed altri sul Learning Design (libro citato qui a lato)

Però ….. Si, c’è un “però”, e non è piccolo.

Non mi convince l’idea della standardizzazione.

Una azione didattica è sempre e fortemente contestualizzata e non replicabile. Certo, alcuni elementi possono ricorrere in più di una occasione, ma sono talmente tante le variabili che … variano che prevederle ed indicizzarle tutte sarebbe, forse tecnicamente possibile, ma avrebbe costi esagerati per l’utilità che potrebbe dare. Non credo, cioè, che un processo didattico possa essere descritto cogliendone tutte, dico tutte, le caratteristiche, le implicazioni, le sfumature e, se anche lo fosse, sarebbe fatica inutile. Troppo costoso per il valore aggiunto apportato.

Un esempio dalla mia esperienza. La lezione cui Antonio si riferisce è stata “ripetuta” due volte. L’ho fatta io, l’ho ripetuta a distanza di un giorno, in due corsi paralleli, per lo stesso committente ma l’ho cambiata in parecchi aspetti. Se al posto mio l’avesse fatta un altro docente, i cambiamenti sarebbero stati ancor maggiori e se anche il corso avesse fosse stato diverso, quali ulteriori cambiamenti sarebbero stati necessari?

Credo, caro Antonio, che il sogno di fare leggere e codificare una mia lezione da un computer debba rimanere tale per tanto tempo. O, almeno, lo spero.