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giovedì 19 marzo 2009

Integrazione tra Google Apps Education e Moodle





Secondo una nota di Google stesso è operativa l'integrazione tra le applicazioni web Google Apps Education e Moodle.
L'integrazione fra le due applicazioni, dice Google, trasforma la scuola "in un'autentica community Web 2.0, in linea con le aspettative e le abitudini dei nuovi nativi digitali e con le esigenze di una modalità di apprendimento più moderna, stimolante ed efficace, nonché con l'indispensabile controllo dei costi".
Intanto, dice l'azienda, continua l'adozione di Google Apps da parte delle università Italiane: dopo la recente adozione della versione Education da parte dell'Università di Torino, si è estesa a una decina di atenei italiani, con un numero di account Google Apps che supera gli 80.000.
Google Apps Education è una suite di servizi di comunicazione e collaborazione gratuiti e integrati completamente ospitati sui server di Google (no hardware, no software da installare in locale), che comprende: Gmail, Google Calendar, Google Talk, Google Sites, Google Docs e Google Video. Tutti i servizi possono essere impiegati usando il dominio web della scuola/università.

lunedì 16 marzo 2009

MoodleMoot a Torino, in chiusura la call



Come dicevo, quest'anno a Torino per il MoodleMoot, l'8 ed il 9 maggio, all'Università, ospiti della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e del Dipartimento di Informatica.

La call si chiuderà il lunedì prossimo 23 marzo.
Questa i temi:
* diffusione e utilizzo di Moodle in scuole di ogni ordine e grado
* diffusione e utilizzo di Moodle per la formazione continua
* diffusione e utilizzo di Moodle nella Pubblica Amministrazione e nell'Industria
* esperienze pedagogiche
* confronti fra Moodle ed altri strumenti di supporto alla didattica ed esperienze
* aspetti software: sviluppo di moduli, API, funzionalità, uso di moduli non standard e integrazioni
* aspetti hardware: scalabilità, configurazioni, soluzioni tecnologiche per ottimizzare l'uso
* case study: esperienze di utilizzo

Qui il sito dell'evento.

Io non mancherò e ci sarò per ascoltare non avendo nulla di sensato e di nuovo da raccontare. Non mi va di rigirare, con una grattata di pepe, la mia solita minestra.

domenica 2 novembre 2008

MIC 08, Scrittura reticolare su Moodle




Interessante modulo per Moodle sviluppato da Roberto Maragliano e dal suo team (Laboratorio di Tecnologie Audiovisive del Dipartimento di Scienze dell'Educazione - Università degli Studi RomaTre)): un tool didattico per realizzare documenti reticolari, per scrittura reticolare sfruttando tutte le funzionalità di Moodle. Per sviluppare collaborativamente ed in rete gli ipertesti.
Si tratta di DidaIT, prima tool off-line ed ora modulo aggiuntivo per Moodle. Installandolo nel proprio Moodle lo si avrà come ulteriore opzione tra le “attività”
Il tool è stabilizzato per Moodle 1.9 e ne è previsto il rilasciato a fine anno.
Per ora si può visionare il modulo e fare qualche giochetto in www.moodlemoot.it. Dopo la registrazione nel portale, andare nella barra dei moduli laterali di destra e nella sezione “My courses” accedere a MIC2008 DidaIT. Qui si potranno provare le funzionalità del generatore di ipertesti; presente anche una buona documentazione operativa.
Nel linguaggio di Moodle, l’insegnante apre una nuova “attività” con il solo titolo e gli studenti iniziano a costruire l’ipertesto sviluppandone la struttura ed inserendo i contenuti.
Il modulo può essere usato anche per mappe concettuali con testi.
Di seguito uno screenshot di un banale saggio, tanto per far vedere al cosa di cui si parla.

MIC08, qualche esperienza da Moodle Partner esteri




Dalla Germania, MoOdalis (Odalis + Moodle), una integrazione di Moodle con un sistema di Information Management Framework.
Il problema che si sono proposti di superare riguarda la gestione di librerie di documenti. L’integrazione da loro messa a punto consente integrare Moodle con SAP ed altri sistemi e dota il sistema con un motore di ricerca full text.
http://moodalis.de/index.php?docid=1&lang=en&&sn=1&osi=6269940a5d6ac871dc073fd9d014a794

Dalla Spagna, Learning by Doing. O, meglio , e-learning by doing per superare il modello e-learning. Viene citato il caso di una grande azienda USA (mannaggia, non mi sono appuntato il nome) che ha letterlamente buttato via 500 milioni di dollari in corsi e-learning non avendo alcuna frequenza se non quella imposta. Il nostro afferma che formare non è informare: come non dargli torto dato che tanti altri lo hanno già detto (anche se pochi ne sono veramente convinti). Accedere ad informazioni e memorizzare non basta; i test di ritenzione hanno poco valore. Propone, quindi, di superare il learn about (quello che caratterizza la nostra scuola: sapere su qualcosa/qualcuno) a favore del learn to do, del learn to be: imparare a fare, imparare ad essere. Io aggiungerei anche il learn how. Cioè, ad esempio, non “tutto su Piaget” ma “come Piaget affronterebbe questa situazione” ovvero, non “tutto sulla negoziazione” ma “come agirebbe un bravo un negoziatore”.
Viene, quindi, proposto un modello di attività formativa basata sulla pratica quotidiana con il supporto/coaching da parte di un di esperto. Mi piace questa espressione : da info-centrismo a practi-centrismo. Una formazione basata su ciò che accade ora, su progetti reali.
Forse quelle che io chiamo “attività di apprendimento”?



Dalla Nuova Zelanda, il programma Mylearn una rete di strutture formative sparse nel Paese con lo scopo di integrare e complementare le offerte. Un hub di un network distribuito che consente la specializzazione delle competenze di ogni singolo operatore.
Interessante la configurazione tecnologica che, tra l’altro, offre al singolo utilizzatore un portale fisso indipendentemente dall’organizzazione che eroga il corso e che con Single Sign-on consente l’accesso ai diversi portali.
Sullo stesso modello collaborativo è sorto il Flexible Learning Network , una rete di professionisti che offrono competenze specialistiche al network Mylearn.
Altro progetto presentato il myPortfolio www.myportfolio.ac.nz , una infrastruttura tecnologica per la gestione on-line di portfolio. La base è la piattaforma di e-portfolio Mahara (“pensiero” in lingua Maori) . Non è la prima volta che sento citata questa piattaforma. Prima o poi ne la guardo per bene ….

MIC 08, MIC, Moodle e Militari



Nutrita la presenza delle nostre Forze Armate.
Una vecchia conoscenza, il sempre energico ed entusiasta Generale Paolo Rizzo dell’Aeronautica Militare. Parla di Knowledge Management con Moodle. Decisamente nel solco della solida tradizione la loro attività. Formazione di marescialli su tematiche professionali nella prospettiva del Life Long Learning. Sani moduli di e-learning in un contesto blended e Scorm a tutto gas. Ottima la customer sactisfaction ed un significativo risparmio nei costi. Cosa volere di più?
Qualcosa c’è. L’essersi aperti a forme prudenti di innovazione (la FaD, le tecnologie, Moodle …) ha fatto balenare l’idea che si possa osare di più. Hanno rilevato l’esistenza di quell’entità che chiamiamo “conoscenza distribuita” e che, forse, varrebbe la pena di occuparsene in modo esplicito. Prossima meta, il kowledge management. Trattandosi di una autentica scoperta e non della lettura di qualche libro, credo che andranno avanti con convinzione e successo su questa strada.

Oltre all’Aeronautica Militare, presente in gran numero in sala la Guardia Di Finanza (chissà quanti hanno tremato al loro arrivo in forze).
Parla il Colonnello Gianfranco Carozza. Stanno facendo e-learning da un anno e mezzo. Alla base la motivazione di non distaccare le forze dal servizio mentre si formano e diminuire i costi. Corsi su temi prevalentemente informativi sulla normativa. Un esempio: un corso antiriciclaggio con 3000 utenti. Un primo bilancio: 15 €/utente con l’e-learning, 223 € con la formazione “normale”. Non dubito sui dati.
Una criticità: necessaria molta informazione all’interno per “vendere” a tutti i livelli l’elearning. Sono ora impegnati nella formazione di risorse didattiche interne. Prevedono altri 12.000 utenti nel corso del 2008.

giovedì 30 ottobre 2008

MIC 08, Maragliano ed una mission per i Moodler




Roberto Maragliano, un nome storico” della didattica con le tecnologie, spiega il titolo dato alla conferenza “Ripensando la didattica” . Il riferimento è il sottotitolo di un celebre libro di Papert del 93, (S. Papert, The Children's Machine: Rethinking Schools in the Age of Computers, Basic Books, New York, 1993). Scopo della MIC dovrebbe consistere nel rifare il ragionamento che fece Papert riposizionandolo ai tempi della rete e della formazione adulta.
Una bella sfida, penso. Non vedo in giro tanta visionarietà ….
Maragliano continua affermando che Moodle è la forma che diamo alla nostra pratica didattica, lo spazio mentale entro cui progettiamo realizziamo formazione. Noi Moodler dobbiamo essere una comunità di operatori e studiosi della didattica. Non solo e di più di una avanguardia tecnologica. Con il nostro usare le tecnologie non siamo un soggetto che sta ai margini della didattica ma al suo centro, non un approccio settoriale ma generale di tutta la didattica. Quelli che incontriamo nelle nostre pratiche sono i temi dei vecchi e dei nuovi media; sono i temi ed i problemi della didattica di sempre (motivare, favorire l’apertura mentale, sollecitare l’esperienza, fare esperienza ….).
Dobbiamo fare “rimediazione” della didattica e farlo con la tecnologia )
La testualitá libresca ha caratterizzato un approccio alle discipline di tipo oggettivo isolandole le une dalle altre, distaccandole.
Con la rete e l’ipertestualità si ha reticolarità, interattività, condivisione, partecipazione. Assistiamo, così, al ritorno di antiche pratiche che sono state sacrificate dalla dimensione testuale.
Relativamente alla didattica con le tecnologie dobbiamo andare oltre l’e-learning ed andare verso l’i- learning, che sarebbe l’Interenet learning, l’apprendimento basato su internet. Buono come concetto ma infelice l’etichetta.
Maragliano conclude introducendo DitaIT, un modulo per Moodle sviluppato da loro e di prossimo rilascio che consente lo sviluppo di scrittura reticolare (= ipertesto) in ambiente Moodle. Ne riparlerò più diffusamente in un prossimo post.

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Sul concetto di rimediazione vedi: Maragliano, La didattica e la rete

MIC 08, Moodle un progetto planetario



Moodle, un progetto planetario.
Così il signor Moodle Italia, alias Andrea Bicciolo, definisce il “nostro” LMS preferito.
Moodle un autentico progetto di comunità.
I numeri li dà Martin Dungiamas, l’inventore e fondatore di Moodle. 50.000 siti Moodle registrati;
• 50.000 siti Moodle registrati;
• 24 milioni di utenti registrati;
• 199 i Paesi in cui si usa;
• 75 le lingue in cui è localizzato.
In primavera l’attesissima versione 2.0 (nulla a che vedere con il web 2.0 e slogan simili, solo quella successiva alla 1.9 …..)
Martin afferma che con la 2.0 si vuole andare oltre la mera attività di sviluppo facendo crescere Moodle nel solco dell’epistemologia costruttivista per lo sviluppo di comunità che apprendono e per pensare in modo più profondo sulle proprie attività apprendimento.
Caricare risorse, forum passivo, moduli quiz e compito più ricchi, altri moduli avanzati come wiki che conterrà molte più funzionalità, il modulo workshop utilizzabile per attività di peer review, il modulo survey per sostenere il reflective learning, un blog evoluto, nuove funzioni di feedback….
Gestione avanzata dei file anche per il loro export nell’e-portfolio (non ho ben capito quale possibile integrazione con Mahara, piattaforma per e-portfolio sviluppata anche questa nel continente australe); una nuova funzione di hub delle comunità, nuove attività condizionali, link tra blocchi, un nuovo editor, , nuova messaggistica. Possibilità di importazione da repository esterni come flickr
Molti interventi sull’usabilità.
Qui la roadmap con dettagli sulle nuove funzionalità.
La 1.9.3 è ora certificata per Scorm 1, 2 e più (a qualcuno interessano ancora gli standard?)

MIC 08, Ripensando la didattica



Ripensando la didattica, questo il ghiotto ed ambizioso tema della Moodle International Conference quest'anno in Italia, Roma. Organizza l'Università Roma Tre. Presente il team centrale degli sviluppatori di Moodle con in testa Martin Dougiamas. Apre il Magnifico Rettore Guido Fabiani indicando la mission di cui ci dovremo far carico noi che ci occupiamo di didattica con le tecnologie: rendere la didattica "moderna" ed adeguata alla società delle reti. La rete deve essere un luogo normale per il fare conoscenza.
Indicato l’ambizioso bersaglio, i successivi interventi evidenziano quanto siamo ancora in ritardo su quella, virtuosa, strada.
Benedetto Vertecchi, Direttore del Dipartimento progettazione educativa e didattica, infatti, invita a superare l'approccio imitativo della didattica ordinaria quando si usa la fad in rete (altra autorevole conferma della scarsa propensione all’innovazione dl sistema ).
Gaetano Domenici, Direttore del Dipartimento Studi dei processi formativi, afferma che non ci si interroga sulla qualità dei processi di insegnamento e di apprendimento quando si usano le tecnologie; tutto va bene per il semplice fatto di usare le tecnologie.
Niente male come incipit. Resta da vedere se nel corso dell’evento emergeranno suggestioni per il ripensamento della didattica ai tempi della rete.

mercoledì 22 ottobre 2008

MoodleMoot 09 a Torino




In anteprima al MoodleMoot International Conference (in corso a Roma e sul quale relazionerò non appena sistemati gli appunti) è sttao annunciato che Moodle Moot 2009 si terrà a Torino l'8 ed il 9 maggio. Informzioni a breve in www.moodlemoot.it

martedì 13 maggio 2008

Moodle Moot Italia 2008, workshop Attività di Apprendimento con Moodle

Nel pomeriggio una serie di workshop. Io ne tengo uno su “Attività di apprendimento con Moodle”, un workshop concettuale e poco hands-on che rende poco utile (anzi disturbante per un lavoro partecipato) il ricco armamentario di pc messoci a disposzione. Le “Attività di Apprendimento, AdAp) sono un modello didattico che ho messo a punto ed uso per sviluppare ambienti di apprendimento on-line. Vista dal punto di vista metodologico e nel contesto dell’e-learning, vorrei fosse una “soluzione” che rende operativa l’affermazione di abbandonare la e e di concentrarsi sul learning. Nel

workshop, introduco il modello collocandolo nel contesto di una serie di problematiche di senso della formazione che esemplifico attraverso tre domande:
  • Che differenza c’è tra informazione e conoscenza?
  • Che differenza c’è tra insegnare ed apprendere?
  • Che differenza c’è tra una casa editrice ed una scuola? Le differenza che ci sono tra le alternative di ogni coppia rappresentano le problematiche alla soluzione delle quali l’approccio proposto vorrebbe dare un contributo.

In breve, le AdAp sono

  • Sequenza di attività che chi apprende è invitato ad eseguire
  • Attività che portano ad un “prodotto”
  • Macro-attività suddivise in sotto-unità
  • Micro-attività da svolgere usando “risorse”
  • In un tempo “aperto” ma determinato
  • Attività che deve essere vista come dotata di senso nel mondo reale delle attività professionali di chi partecipa alla formazione.
  • Le slide della presentazione in SlideShare

Una breve descrizione del modello nel paper che avevo presentato al ModleMoot a Reggio Emilia.

Una descrizione più dettagliata dello stesso nel paper che ho presentato alla Conferenza Bolzano 07, Conversazione sugli usi didattici delle tecnologie, in pubblicazione. Di prossima pubblicazione in SCRIBD.

Qui, su SlideShare le slide del workshop.

Moodle Moot Italia 2008, la sessione d'apertura

Aula magna strapiena all’apertura del Moodle Moot 2008 targato Paula de Waal e Padova. Fortunatamente che lo sciopero dei treni ha bloccato parecchi partecipanti, altrimenti non ci saremo stati nella capiente aula magna.

Apre Luciano Galliani, Professore ordinario di Pedagogia Sperimentale presso l’Università di Padova. Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, figura “storica” nella didattica mediale.

Dopo aver parlato della SIREM e delle sfide che ci aspettano (l’università non è preparata all’esplosione delle tecnologie nella e per la didattica; si va verso un sistema educativo aperto, ma questo è estraneo alla pratica accademica, la didattica accademica è, per norma amministrativa, solo frontale e se si parla di “apprendimento incidentale” si crede si stia parlando di un … incidente di percorso), si esprime in modo molto duro sulle università telematiche, inutilmente esplose di numero, affermando che con esse si è avuto un calo della qualità della didattica universitaria (valutazione sentita esprimere anche da altri).

Quattro secondo Galliani le “posture” che i formatori che usano le tecnologie nella didattica dovrebbero assumere:

  • essere dei “ricercatori” che abbinano pratica e ricerca
  • ascoltare prima che “emettere”
  • allestire ed usare ambienti integrati
  • essere “analisti”delle proprie attività per avere uno sguardo critico ed innovativo.

E conclude con una battuta di rara efficacia, tanto per ricordarci quanto sia complessa l’interazione didattica con le tecnologie: “non basta un click per aprire una relazione”.

Paula de Waal, animatrice da sempre della comunità italiana di Moodle e promotrice del MoodleMoot 08, descrive la tipicità dell’evento di quest’anno: una occasione per stare assieme, per raccontarci le nostre pratiche e per migliorarle attraverso il lavoro nella comunità. Un evento non organizzato secondo le abituali pratiche “scientifiche” (immagino si riferisse alla valutazione preventiva dei contributi per certificarne, secondo criteri accademici, il “valore”), ma secondo il criterio del miglioramento continuo delle pratiche ottenuto attraverso il confronto. E’ convinzione di Paula, che condivido in toto, che si possa migliorare solo confrontandosi su pratiche anche imperfette tra persone che fanno lo stesso lavoro. In questo senso ritiene superato, perché fallito, il concetto di (presunte) best practice da “trasferire” e dalle quali imparare.

Andrea Bicciolo, noto come il signor Moodle (pare che nella recente mappatura del suo DNA sia stato identificato un cromosoma arancio :-) ) annuncia il rilascio ad inizio 2009 della 2.0 organizzata con una nuova architettura e con nuove funzionalità (vedi sito Moodle). Un dato, nelle installazioni Moodle registrate si sono raggiunti i 20 milioni di utenti!!!! Un bel numero. Complimenti. E con la battuta che le democrazie costano più delle dittature, rende noto che una riga di codice sviluppata con approccio open source costa di più di una sviluppata in modo proprietario.


Paul Little della Open University, presentando il loro programma di diffusione open dei materiali didattici Learning Space gestito con Moodle come tutta l’attività della OU, parla di come nel programma Lab Space si stia sviluppando una soluzione Moodle che integra strumenti di messaging, di meeting (flash meeting) audio e video registrabile, mappe mentali, concettuali ed argomentative. Un super-moodle, davvero.

domenica 2 marzo 2008

Moodle Moot Italia 2008 a Padova

Quando oramai si disperava di poter ri-vederci tra Moodle-ari italiani, ecco il guizzo della mitica Paula ed, oplà il MM è servito.
Quindi, 9 e 10 maggio a Padova (questa volta gioco in casa).
Questo il sito dell'evento. Tempo fino a metà aprile per proporre contribui (presentazioni, poster, workshop, laboratori)
Cena sociale dal mitico Giovanni (ricordo di averci mangiato il primo giorno di lavoro come formatore junior junior, una trentina di anni fa), il re dei bolliti e degli arrosti; sempre uguali da una vita, sempre eccellenti (per i non vegetariani).

martedì 27 marzo 2007

Moodle Moot Italia 2007 (9) - Riflessioni finali

Quali apprendimenti da MoodleMoot Italia 2007?

Cose nuove, non tante.

Certamente, per me, la conferma che gli usi “utili” delle tecnologie non possono che avvenire nell’ambito del paradigma costruttivista nelle sue diverse interpretazioni (dal costruttivismo prima maniera, al socio-costruttivismo ed al costruzionismo e sulla base di una pluralità di “strategie di apprendimento”).

Questo è, infatti, il messaggio forte che si leva da numerosi interventi, principalmente di matrice accademica ma non solo.

Segno che le tendenze “forti” evidenti da anni nella scena internazionale si sono insediate anche da noi.

Stanno diventando di uso (abbastanza) comune concetti quali:

  • Costruzione di conoscenza
  • Ambienti di apprendimento
  • Collaborazione
  • Condivisione
  • Percorsi di apprendimento aperti

Mentre sembrano caduti “in disgrazia” concetti e correlati approcci quali

  • Learning Object
  • Piattaforme (nel senso di LMS)
  • Interoperabilità
  • Riuso
  • Sviluppo di contenuti

Non tutti, però, gli interventi mi hanno convinto: ho, quasi, la sensazione che l’adesione al paradigma costruttivista (una semplificazione, tanto per capirci) rappresenti un approccio epistemologically-correct, cioè, una adesione in qualche modo dovuta visto che lo scenario internazionale più evoluto si riferisce a questo. Dovuta ma non sempre convinta. O (non sempre) compresa in tutte le sue implicazioni.

Non basta ribattezzare pesce la carne per adempiere al precetto quaresimale…..

Non sono rari i casi in cui ad enunciazioni “costruttiviste” seguono applicazioni “comportamentistiche”.

Evidentemente le teorie implicite cui aderiamo hanno più potere, nel determinare la nostra pratica, delle adesioni (estetiche) a teorie “desiderabili”.

Sono pienamente consapevole del fatto che non è tanto semplice rendere operative coerenti applicazioni del paradigma costruttivista in una scuola modellata da anni di pedagogia e didattica comportamentistica.

Sono altrettanto convinto che una “nuova didattica” (le tecnologie non centrano) non sia semplice da attivare: non sono minimi i cambiamenti da fare ed a volte mi pare quasi impossibile (animato come sono da pensieri radicali) poter fare didattica “nuova” in una scuola “vecchia”.

Ci sono di mezzo leggi e regolamenti, pratiche consolidate, “teorie implicite” e collusioni.

Jonassen, in una delle tante conversazioni che abbiamo avuto quando è stato con noi a Bolzano quasi una settimana, dall’ora di colazione al dopo cena, a proposito delle condizioni in cui sia possibile fare specifici usi delle tecnologie ed implementare avvincenti strategie di apprendimento (quelle cui sono improntate le sue applicazioni, ad esempio) e delle difficoltà di cui già ci rendevamo conto, ci disse: “cambiare la scuola vuol dire cambiare la società”. Una impresa ciclopica …..

La questione che, comunque, mi pongo e nell’attesa del cambiamento strutturale e formale, è quale innovazione e miglioramento sia possibile introdurre.

Roger Schank, uno scienziato che seguo con piacere e convinzione, nel suo “Engine for Education” afferma che le tecnologie sono il cavallo di troia per il cambiamento della didattica. Una volta lo credevo anch’io ed in questa prospettiva mi muovevo. Più di una esperienza vissuta mi ha reso oltremodo dubbioso.

Adesso credo che non ci siano scorciatoie e che i problemi vadano affrontati direttamente a cominciare dalle credenze epistemologiche, spesso non dichiarate, non consapevoli ma implicite o tacite che determinano le nostre decisioni (se siamo dei decisori a qualsiasi livello) e le nostre pratiche (se facciamo parte del folto gruppo di coloro che ….. dissodano la zolla).

Moodle Moot Italia 2007 (8) - Vario

Vario

……. Paula De Waal, Università di Padova identifica e descrive mirabilmente alcune delle questioni stanno emergendo nel dibattito internazionale sugli usi didattici delle tecnologie: afordance, continuità, flusso e complessità. Tematiche da approfondire.

……. Curioso, il corso on-line di musica, di flauto traverso, per la precisione. Lo ha sviluppato Rossano Munaretto usando con grande perizia le funzionalità di Moodle per sviluppare “oggetti” (Instructional Object, direbbe Jonassen) per apprendere a distanza la musica. Vengono usati oggetti in forma testuale, grafica ed audiovideo.

………. A proposito di una iniziativa di formazione dei docenti ,Enzo Zecchi afferma che il problema non è quello di formare di docenti (si tratta, in fin dei conti, di “riti”) ma di cambiare l'approccio didattico. Bella sfida. Auguri …….

……… Concludo questa rassegna su MoodleMoot Italia 2007 citando un approccio che non condivido ritenendolo inutilmente costoso per gli sviluppi informatici che vengono proposti come “strategia di apprendimento”: i problemi dell’apprendimento vengono affrontati cercando di rendere divertenti i contenuti, creando coinvolgimento emotivo, esemplificando i contenuti, facendo ricorso all’houmor, all’ironia ed all’auto ironia. “emotional learning” viene chiamata questa strategia, una strategia che porta con se, anche, il vantaggio di creare una forte omogeneità dei processi formativi.
Alla faccia della flessibilità, apertura, flessibilizzazione …….

Moodle Moot Italia 2007 (7) - Ghislandi

Equilibrata e consapevole (consentimi, Patrizia, questi aggettivi) la presentazione di Patrizia Ghislandi, Università di Trento, sul web 2.0 da lei ritenuta una filosofia più che una tecnologia.
Mi è piaciuto il suo inquadramento concettuale, preciso ed attuale, degli usi didattici delle tecnologie.
In primis, il suo aver messo tra parentesi la e in e(learning) sottolineando anche in modo esplicito come lo spostamento (lento, troppo lento, aggiungo io) cui si sta assistendo è verso il “learning” abbandonando la “e” di “elettronico” (già altre volte mi sono domandato se esista davvero l’apprendimento elettronico).

Altri concetti “fondativi” degli usi didattici delle tecnologie, secondo Ghislandi sono:

  • l’utilizzo (“approfittare” dice lei) dell’intelligenza collettiva e distribuita (ricordo di aver letto grandi ed illuminanti cose di Salomon e di Hutchins sul tema, sempre attuali a più di 10 anni da quando sono state scritte)
  • le tecnologie significheranno sempre più “servizi” (per l’apprendimento) e sempre meno software
  • attività centrali saranno la condivisione di contenuti (costruiti dagli utenti stessi e non da terzi) che da strutturati e lineari avranno la forma di reticoli aperti ed attività
  • l’utilizzo delle informazioni (evidenzio qui la differenza non marginale tra “informazione” e “conoscenza”) sempre meno passivo e sempre più partecipativo
  • apprendimento centrato sull’allievo (che è “interconnesso”, attivo, costruttivo, collaborativo)

Illuminante e coraggiosa, anche perché per una sorta di pudore verso la nostra età non più giovanissima, la sottolineatura del problema “generazionale” che si è aperto quando noi, “insegnanti diventati digitali” interagiamo con studenti “nativi” digitali. Sono convinto che, per quanti sforzi facciamo e per quanto mestiere abbiamo, fintanto che abbiamo a che fare con quarantenni, allora “combattiamo” alla pari; con i giovani e giovanissimi, la guerra è persa in partenza. Possiamo solo limitare le perdite ……

Prima di passare alla presentazione di una sua esperienza all’Università attraverso il progetto DOL, didattica on-line (http:// didatticaonline.unitn.it), Ghislandi identifica le teorie più significative presenti nella letteratura internazionale che potrebbero esserci utili nella nostra didattica con le tecnologie:

  • Intelligenza distribuita
  • Comunitá di pratica
  • Connettivismo
  • Problem solving
  • Modelling

Una conclusione illuminante con cui spesso non si vuole fare i conti: usando le tecnologie (innovando la didattica tout-court, direi io), per il docente cambia la distribuzione dei tempi della didattica con tanto tempo dedicato ad attività non di docenza e di docenza in modalità diversa dal face-to-face.

lunedì 26 marzo 2007

Moodle Moot Italia 2007 (6) - Frignani

Un intervento, quello di Paolo Frignani, Università di Ferrara, che mi ha provocato non pochi “conflitti cognitivi”, apparentemente tra parti del suo stesso discorso, forse tra la mia capacità di comprenderne interamente i concetti e le loro connessioni.

Il tema è quello del rapporto, nell’e-learning tra tecnologie e metodologie.

Una linea (di coerenza), che mi pare di aver colto, è quella riconducibile alla sua valutazione che l’e-learning ha spesso navigato a vista e che non ha mantenuto le sue promesse tanto che qualcosa (nel caso, l’e-learning 2.0) dovrebbe liberare l’apprendimento dalla tirannia delle tecnologie, come il web 2.0, pare, abbia liberato il web stesso.

Un pensiero, quindi, che va nella direzione dell’invocazione di un profondo cambiamento nel modo di concepire e realizzare l’uso didattico delle tecnologie.

Frignani auspica l’abbandono delle piattaforme (ritenute strumenti che ingessano i percorsi dell’apprendimento) a favore di PLE (Personal Learning Environment) o, di concettualizzazioni più ampie, nel solco dell’epistemologia costruttivista e socio-costruttivista, di “ambiente di ambiente di apprendimento.

Sul piano concettuale, lo spostamento potrebbe essere avvenire dal cognitivismo e dal socio-costruttvismo al costruzionismo (Papert). I nuovi concetti guida dovrebbero essere le “comunità di pratica”, la costruzione sociale di conoscenza in ambienti aperti e controllati dalla persona che apprende, di ambienti orientati al problem solving ....

Il citato “conflitto cognitivo” mi si ingenera quanto, ad esemplificazione di tale, più che condivisibile, concettualizzazazione, vengono proposte soluzioni che ruotano attorno ai Learning Object (in precedenza rigettati affermando che chi in precedenza ha fatto business con lo sviluppo di contenuti strutturati e sequenzializzati secondo l’approccio “Learning Object”, non lo potrà più fare e dovrà modificare il proprio modello di business), di moduli (tecnologici) funzionali che, sviluppati sulla base di ben precisi protocolli tecnologici di web services, consentano il trasferimento di dati tra un modulo e l’altro.

Il già citato “conflitto” sia acuisce quando questi concetti sono dichiarati intimamente connessi con approcci per “problem solving” e “mappe mentali”.

Credo che per risolvere questo “conflitto” e, finalmente, apprendere (come diceva Piaget, se non erro) mi dovrò riascoltare l’intervento, dato che tutte le “plenarie” sono disponibili in streaming audio-video dal portale dell’evento (anche per questo un nuovo e sincero ringraziamento a Tommaso Minerva ed al suo efficientissimo team).

Moodle Moot Italia 2007 (4) - Laboratorio su "Pionieri" ed "attività di apprendimento"

A Reggio Emilia, oltre che ad ascoltare ed imparare, ho fatto anch'io un paio di interventi. Quello in cui mi sono divertito di più è stato la conduzione di un laboratorio di ben 3 ore su tematiche pedagogiche e didattiche di Moodle, l'approccio che ho denominato "Attività di Apprendimento". Folta, oltre ogni mia più rosea aspettativa, la partecipazione che è stata quanto mai attiva ed interessata anche oltre il già tardo orario di chiusura (19.30). Attraverso le "attività di apprendimento", basate su specifici concetti pedagogici e didattici, è mia intenzione identificare e realizzare un approccio didattico "minimalista" dal punto di vista tecnologico (uso soluzioni informatiche "povere" basate su testi sviluppati in word e pdf) ma "ricco" dal punto di vista didattico. Il fulcro è, infatti, l'ambiente di apprendimento che grazie a Moodle ed altri applicativi intendo sviluppare. Qui il programma del laboratorio.
Il modello didattico su cui si base l'approccio tema del loaboratorio è quello adottato a Bolzano, Formazione Professionale in Lingua Italiana, nell'ambito del programma "Pionieri"

Moodle Moot Italia 2007 (3) - Fini

Antonio Fini, uno dei pochi informatici, a mia conoscenza, che lavorando nel modo dell’educazione, non crede che il modo inizi e termini con le tecnologie. Un informatico che da tempo approfondisce le implicazioni pedagogiche e didattiche dell’uso (didattico) delle tecnologie. Antonio, che da tempo collabora all’Università di Firenze con il gruppo di Calvani, sta lavorano al suo PHD ed approfondisce le problematiche del web 2 tanto dal punto di vista concettuale, che da quello applicativo.

In questo contesto, Antonio, ha sviluppato una integrazione tra Moodle e ELgg.

L’applicazione presentata a RE, riguarda l’uso di questa integrazione nell’ambito delle attività di LTE, Laboratorio di Tecnologie dell’Educazione per consentire ad utenti e staff di creare un “ambiente personale (e nello stesso tempo “sociale”) di apprendimento” Il modello credo sia quello del PLE di Oleg Liber ed altri alla Bolton Universty, UK.

Apprezzo e condivido la dichiarata finalità di andare oltre le piattaforme di e-learning per consentire alle persone di gestire i propri percorsi di apprendimento informale oltre e dopo un corso.

Con l’approccio PLE, credo, si abbia realmente un modello didattico “student-centred” che va andare oltre quello “course-centred”.

Come dice Antonio, non più piattaforme ma “servizi” web.

Breve nota su ELgg. ELGG è un insieme di applicativi open sources per il social network che consente a ciascun utente di creare in modo agevole, aperto, flessibile, un proprio “ambiente” on-line di socializzazione e condivisione di contenuti.

Moodle Moot Italia 2007 (2) - Galliani

Luciano Galliani, università di Padova, apre il convegno con un intervento sulle condizioni necessarie affinché il Life Long Learning e l’e-learning si supportino a vicenda

Con piacere, sento da lui affermare che rimane critica la qualità didattica e pedagogica dei servizi e dei contenuti del così detto “e-learning”. Il piacere non è, ovviamente, dovuto all’esistenza di questa criticità, ma al fatto che da una posizione autorevole quale è quella di Galliani, che da decenni si occupa di pedagogia e didattica con le tecnologie, dalla multimedailità al web, si evidenzi che sono ancora molte le ombre sugli usi didattici delle tecnologie. Una riflessione onesta, oltre i panegirici del poter taumaturgico delle tecnologie di migliorare il nostro sistema educativo grazie al loro semplice uso come fossero un anfetaminico ad effetto immediato e proloungato!!!

Per Galliani, i tre processi chiave dell’educazione (informazione, conoscenza ed apprendimento), con l’avvento delle tecnologie diventano ipertestuali, contestuali ed autoregolativi generando un modello, nella prospettiva del web2, che implica

  • il ridisegno epistemologico dei saperi,
  • nuovi paradigmi di apprendimento,
  • nuove forme di didattica integrata e
  • nuovi profili professionali.

Tra i nuovi profili citati da Galliani, a mio parere manca quello fondamentale, quello dal cui lavoro dipende, non solo quello degli altri ruolo, ma la vera e propria “qualità” dell’intervento, quello del “progettista di ambienti di apprendimento”.

Di fronte ad un obiettivo da conseguire, alle risorse ed ai vincoli in cui si svolgerà l’azione formativa, le possibili piste da percorrere sono numerose, almeno quante le “strategie di apprendimento” che la letteratura scientifica internazionale mette a disposizione. Quali scelte pedagogiche, didattiche, organizzative, tecnologiche compiere? In questo momento, di ideazione e progettazione, si decide molta della qualità futura dell’intervento.

Altri spunti di riflessione offerti da Galliani:

  • andare oltre il concetto di apprendimento a distanza a favore dell’apprendimento “aperto” (un recupero attualizzato del “vecchio” modello di “Open and Distance Learning” pre-digitale, anni ’80 e ’90’? );
  • personalizzazione degli ambienti di apprendimento,
  • riconoscimento della molteplicità delle forme di costruzione del sapere;
  • strutturare la didattica ad “impalcatura variabile”;
  • sviluppare di contesti collaborativi e cooperativi, di apprendimento riflessivo sulle pratiche, di apprendimento trasformativo nelle organizzazioni, di apprendimento autodiretto e libero;
  • ontologie di dominio collegate ad antropologie di condivisione,
  • azioni educative radicate nelle comunità di discorso e pratica

Fortemente condivisa ed apprezzata, non solo da me, la sua conclusione: se questo è il contesto, non servono Learning Objec: i percorsi devono essere personalizzati; le “pillole di conoscenza” non hanno senso. Sono, a dirla, con Jonassen (a Bolzano 07, pre-conference workshop), un ossimoro …

Moodle Moot Italia 2007 (1)

Di ritorno dal Moodle Moot Italia 2007, pubblico qualche post sugli interventi che mi hanno "colpito" di più sia in senso positivo, che in quello negativo.
Il ritrovo della comunità italiana di Moodle è stato organizzato quest'anno dall'Università di Modena e Reggio Emilia in quest'ultima città.
Eccellente organizzazione e "generosa" ospitalità. Un team davvero affiatato al "comando" di Tommaso Minerva ha gestito nel migliore dei modi possibili i due giorni dell'evento. Sul piano dei contenuti, una panoramica davvero ampia di cosa si sta facendo oggi in Italia nel mondo delle didattica con le tecnologie e con Moodle. Grazie Tommaso.