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domenica 17 giugno 2007

Eden Conference Napoli (9). Una riflessione per concludere

Partiamo dal tema della conferenza New learning 2.0? Emerging digital territories, developing continuties, New divides. Sta emergendo una nuova forma di apprendimento sull'onda del successo delle applicazioni di social web? Credo che oggi come da sempre si apprenda nello stesso modo. L'apprendimento, quindi, non cambia. Può cambiare il contesto sociale in cui avviene, possono cambiare le modalità e gli strumenti per attivarlo e sostenerlo. E' in quest'ultima dimensione che sta cambiando qualcosa, anzi, molto. Le tecnologie hanno un consistente ruolo, anche quelle del web 2.0. Un esempio: il costruttivismo esiste da prima delle tecnologie digitali ma sono queste a renderlo più facilmente realizzabile (l'esplorazione, la collaborazione, la conversazione, ....).
Il grande cambiamento che sta avvenendo, e gli interventi ad Eden lo confermano, è l'imporsi della consapevolezza dell'esistenza della dimensione informale dell'apprendimento e lo sviluppo di strategie e strumenti per sostenerlo.

Che quanto stiamo vedendo (il gran parlare ed il gran fare sul web 2.0) sia vera gloria ...aspettiamo almeno un pio d'anni. Mi pare naturale che queste prime applicazioni siano incerte, approssimative ecc..... ma siamo solo agli inizi e ben venga ogni concettualizzazione e sperimentazione in merito. Dobbiamo procedere a tentoni, per tentativi ed errori .....
Eden ha consentito di fare una ulteriore istantanea sulla tematica.

Cosa, poi, la Conferenza abbia aggiunto a questa fotografia, direi molto poco. Troppo poco per il costo che la partecipazione all'evento ha avuto (almeno per me).

Tanti, troppi interventi di bassa qualità (ne hanno parlato anche Giovanni e Corrado). Non si capisce che lavoro abbia fatto il Comitato Scientifico della Conferenza e perché non si sia fatta una selezione più accurata. O, forse, lo si può supporre .....

Viene da riflettere, come hanno fatto tanto Giovanni che Antonio, sul fatto che questo tipo di strumenti per la condivisione della conoscenza sia oramai obsoleta.
Ma, credo, che come altre espressioni dell'agire umano i convegni, le conferenze f2f sopravviveranno. Troppi sono gli intessi economici e troppa è la voglia di esibizione di noi comuni mortali ....

Una nota sula logistica e l'organizzazione: sicuramente di ottimo standard la Città della Scienza, sicuramente ottimi ed abbondanti i coffe break ed i lunch, ma, considerando la localizzazione della CDS stessa ed in presenza di una disastrosa organizzazione dei servizi pubblici di trasporto, è stata davvero pessima l'assistenza data dall'organizzazione per raggiungere la sede dell'evento e per il rientro in città. Non vi descrivo le scene di orde di congressisti in coda in attesa di un bus che non arriva, gli assalti ai pochi taxi che dalla città si avventuravano a Bagnoli ....
Già Napoli è una città difficile e devi muoverti con mille occhi e mille cautele; rendere un'impresa degna di Indiana Jones, l'accesso la luogo della conferenza ... non può che lasciare sconcertati. Credo che come italiani abbiamo dato una pessima immagine di efficienza alle centinaia di colleghi venuti a Napoli.
Chissà se il prossimo anno ci sarà la voglia di andare a Lisbona. L'unica certezza è che peggio di così non potrà andare.

Eden Conference Napoli (8). Plenaria conclusiva

Plenaria finale, alle 13 con 1/10 di quanti erano partiti. Normale.

Tema: come i sistemi virtuali hanno impatto sulle istituzioni educative.

Nicholas H. Allen Preside onorario dell’Università del Maryland. Tema: Web 2, promessa o minaccia?
All’università l’85% degli studenti segue la modalità a distanza ed on-line.

Un intervento molte conservatore e prudente. Allen rileva i cambiamenti in atto legati agli usi del web 2.0 ed afferma che con questi ci si deve misurare: Dimostra, però, tanta, tanta prudenza. Forse sarà perché è suo convincimento che le istituzioni non siano ancora pronte. Ad ogni buon conto, molti paletti e, per salvaguardare il ruolo dell’accademia, ritiene che, nel caso di forte presenza di approcci web 2.0, alle istituzioni educative competa il ruolo di garanti della qualità scientifica dei contenuti che girano negli ambienti di web 2.0 …..

Di tutt’altro stampo l’intervento di Paul Clark, Vice-cancellor vicario della Open University inglese. Parto dalla sua conclusione: la OU accetta convintamene anche la sfida del web 2.0 perché è, come sempre, impegnata ad offrire le migliori opportunità di apprendimento per i propri allievi.

Dal 2005 la OU è impegnata in un programma di innovazioni basate sull’integrazione dei servizi pedagogici, sull’uso delle funzionalità del web 2.0 e del mobile learning. C’è stata, poi, la migrazione di tutta l’attività didattica da un piattaforma proprietaria su Moodle. Cambiamenti significati sono in atto, anche, nei sistemi di insegnamento e di tutoraggio.

Alta “novità”: sulla scia del programma Open Courseware del MIT che messo a disposizione una grande quantità del proprio materiale didattico, la OU ha avviato il programma OpenLearn. Già sono disponibili, al libero accesso, 2.700 di apprendimento ed altre 2.300 lo saranno a breve.

L’idea è che la condivisione del materiale possa portare ad un consistente riutilizzo, al suo adattamento e miglioramento. Ma, se come è avvenuto con i Learning Object, non si dovrebbero avere risultati eclatanti. Se lo dice lui …..

Ciò che risulta evidente è l’atteggiamento della OU che è di grande ed autentica attenzione ai comportamenti degli web users per identificare le implicazioni per i sistemi di formazione, specie per quelli che fanno formazione solo a distanza come la Open University stessa.

La Open Universty inglese, sempre un faro !!!!!

Eden Conference Napoli (7). Di tutto un po'

Alcuni spunti alla rinfusa

Donna Harper ha investigato l’impatto dei fattori “distanza” e “presenza” nell’apprendimento on-line in un corso per una professione ad elevata intensità di relazione, supporto ed empatia: educatori in asili nido.
L’approccio didattico utilizzato per promuovere il deep learning è stato quello del Problem-based Learning.

Il risultato della ricerca associa ha evidenziato che il 65% dei partecipanti ha stabilito buone relazioni all’interno del gruppo dimostrando, cos’, che anche a distanza si riesce a stabilire una presenza sociale, cognitiva e didattica.

na infrastruttura per risorse digitali per l’apprendimento. Sviluppate dagli insegnanti per gli insegnanti. L’iniziativa è a cura della Agenzia Svedese per l’apprendimento flessibile (in svedese, quindi ….). Se volete provare, entrare con ID: testuser e password: cfl


Molto interessante ho trovato, anche, la relazione di Umberto Giani, Università di Napoli Federico II su e-learning narrativo, una esperimentazipne in e-learning di combinazione di metodi qualitativi e quantitativi nella formazione di Statistica medica. Sofisticato il meccanismo didattico. La base è il sistema MEANINGS, un sistema interattivo di applicazioni web finalizzato alla costruzione collaborativa di concetti riguardanti la disciplina. Basato su narrazione della malattia da parte degli studenti, attraverso una metodologia matematica messa a punto da loro (e-CNA, e-Collaborative Narrative Analysis, modulo di MEANINGS) si ha la co-costruzione di concetti attraverso l’associazione di parole, l’analisi delle differenze semantiche, l’utilizzo delle interrelazioni emozione-cognizione. Il tutto viene gestito attraverso la piattaforma DVLN, Dynamic Virtual Learning Networks da loro sviluppata. Per quel poco che ho potuto capire, un eccellente lavoro, se mi posso permettere

hffp://elearning.medicina.unina.it/dvln

sabato 16 giugno 2007

Eden Conference Napoli (6). Arrivano i nostri ( e le nostre)


Una nutrita rappresentanza di "nostri" blogger e colleghi di Padova e Firenze

Antonio Fini e Giovanni Bonaiuti, Università di Firenze, Laboratorio di Tecnologie dell’Educazione, presentano una loro esperienza caratterizzata per l’uso delle tecnologie che va oltre la focalizazzione su un LMS. Basato sul concetto di PLE (Personal Learning Environment), hanno sviluppato un ambiente di integrazione tra Moodle e ELGG denominato LTEver in cui ciascun membro della comunità può sviluppare un ambiente personale a supporto del proprio apprendimento.

Corrado Petrucco, Università di Padova propone il suo cavallo di battaglia, il paradigma delle folksonomie narrative a supporto della creazione di ontologie. La concettualizaione trova pratica attuazione nell’ambito della comunità EduOntoWiki, una comunità di professionisti dell’educazione.

Maria Chiara Pettenati ed Elisabetta Cigognini e Fortunato Sorrentino, Università di Firenze, presentano un interessante e ben congegnato paper sul PKM, Personal Knowledge Management ed offrono un articolato modello concettuale, collegato alle tematiche “contemporanee” del connettivismo, del Life Long Learning (argomentando, ho suggerito loro di aggiungere la W di wide), dell’apprendimento informale. Il loro lavoro li ha portati a mettere a punto un modello generale che può essere preso a riferimento per la concezione, la progettazione e lo sviluppo di ambienti, technology-based (PLE, ad esempio) che sostengano queste nuove forme di apprendimento.

Paula de Waal, Università di Padova presenta un Teacher Survival Toolkit. Paula rileva che la (meritoria) opera di flessibilizzazione e personalizzazione degli approcci didattici con più tools rende più difficile (ai docenti) il loro uso e richiede maggior competenza. Nelle esperienze realizzate è stato notato un significativo gap tra la percepita utilità di uno strumento e la capacità di usarlo. Dettagli del suo intervento nel commento lasciato qui dalla stessa

Sulla base di esperienze svolte nel periodo 2004-2007, vengono formulate delle indicazioni per sopravvivere all’uso didattico delle tecnologie.

venerdì 15 giugno 2007

Eden Conference Napoli (5). Casi alla Open University (draft)

Interessantissima sessione oggi pomeriggio con casi dalla Open University inglese.
Interventi di
Troy Cooper: La “morte della geografia” è stata una esagerazione. Perché gli studenti a distanza inglesi preferiscono la formazione in presenza.Nelle attività in FaD si è registrato un elevato numero di dropout. La preferenza è per quella parte di attività che alla OU fanno in modalità faccia-a-faccia (f2f). Ci sono, evidentemente, delle difficoltà di allineare la FaD con le aspettative degli studenti.

Hanno cercato di comprendere quale ruolo abbiano i tutorial che sono svolti in presenza in un corso, per le altre sezioni, svolto in FaD.

L'analisi è stata compiuta riferendosi alla nozione di Bruner di apprendimento come acquisizione di conoscenza situata in una micro-cultura di prassi.

Secondo questa prospettiva di analisi, pare che in quelle forme di FaD centrate sul ruolo del tutor (come certi corso OU) ci sia disaffezione perché non si considerano i modelli di apprendimento che sono preferiti dagli studenti, più centrati sul dare un senso personale all’oggetto di studio e su forme di collaborazione tra studenti. La conclusione è che certa Fad non funziona sul modello delle Comunità di Pratica per cui il partecipante si “rifugia” nei punti di forza dei tutorial in presenza e li preferisce a qualcosa che non c’è.

Mary Thrope: L’uso delle tecnologie: come il contesto e le modalità di progettazione guidano l’impatto delle tecnologie.

Non è stato rilevato alcun tra l’uso delle tecnologie e l’apprendimento che si sviluppa. Quest’ultimo è, piuttosto, funzione del contesto e delle modalità di progettazione delle attività didattiche.

Il caso del Networked Learning in cui vengono combinate relazioni interpersonali e contenuto presenta ottime le opportunità per sostenere l’apprendimento ma, nella pratica, sono difficili da ottenere. Non si riesce ad andare oltre un superficiale scambio di esperienza, si nota una scarsa capacità di argomentazione, una debole capacità di analizzare i problemi.

Per contro, è stato visto che l’assegnazione di compiti e di ruoli facilita l’interazione, anche in assenza di conoscenza degli altri colleghi di corso.

La chiave di volta è stata trovata, alla OU, nella focalizzaazione dei corso a distanza su “attività” di apprendimento che siano ben progettate e ben gestite.

Si da, così, importanza allo studio di materiali cui segue un dibattito, non mera discussione. Il tutto correlato ad un compito da eseguire. Nell’ottenimento del risultato finale, la qualità dell’interazione è più importante dell’abilità del tutor.


Grainne Conole: Catturare la pratica e sostenere la progettazione
Questo intervento sviluppa, da diversa prospettiva, l’approccio per “attività di apprendimento” e fornisce alcune indicazioni su come progettare attività di apprendimento che facciano un uso efficace degli strumenti disponibili e siano basate su buone basi pedagogiche. La relatrice evidenzia come sia necessario uno spostamento del focus, di chi usa le tecnologie a scopo didattico, dai contenuti alle attività. Un intenso lavoro di ricerca ha portato a sviluppare una metodologia ed uno strumento (Compendium) per lo sviluppo di attività di apprendimento.

Anne Gaskell: sviluppo professionale per i tutor part-time.

Ognumo di questi merita una attenta relazione. La faccio con calma e la posto. Questo post "in diretta" per dire che cose interessanti si sento no anche qui. Nonostante il mio post lievemente depressivo di questa mattina .........

Eden Conference Napoli (4). Una maliziosa riflessione

Dopo una deludente prima giornata. Vediamo cosa ci riserva la seconda. Deludente per la bassa qualità media degli interventi presentati. Tutte cosa già sentite, già lette in blog, liste di discussione, comunità on-line. E' probabile che la rapida diffusione delle informazione grazie ai media citati, renda obsoleta qualsiasi informazione cementata in una relazione che è stata scritta parecchi mesi fa. Forse il modello di conferenza in questa forma tradizionale, non abbia tanta ragione di esistere. Anche per gli "incontri" che si possono fare face-to-face, non è che il modello "conferenza" aggiunga tanto di nuovo. Le conoscenze che si fanno via internet sono altrettanto utili di quelle che si fanno in presenza.
Perchè, allora, le conferenze e di così bassa qualità?
Un pensiero malizioso: qui all'EDEN siamo in più di 400 a 420 euro a testa (fate voi i conti); per poter fare una "presentazione" è necessario pagare la quota di iscrizione. Attivare 48 sessioni parallele con 5 speakers l'una, si hanno più di 200 paganti solo tra i "relatori" si incassano più di 100.000 € .....
Una possibile ragione è presto trovata. Selezionare di più (tagliando almeno la metà di queste relazione) e qualificare l'evento, sarebbe costato 50.000 €. Un bel danno ....
Ma è solo una ipotesi, maliziosa, per giunta ....

giovedì 14 giugno 2007

Eden Conference Napoli (3). Usi del web 2.0


Applicazioni del web 2.0 come tema della prima parallela che ho frequentato.

Tom Wambeke, dal Belgio parla degli usi didattici del blog osservando che, nonostante l’ampia diffusione dei blog (Technorati ne riporta 60 milioni), gli usi didattici non sono tanto sistematici ed organicamente integrati nelle attività didattiche. Vine evidenziato il ruolo che possono aveer i blog nei processi di Reflective Learning. Tutto qui

Più interessante il contributo di Deborah Everhart su esperienze di insegnamento con il Social Bookmarking all’interno di un ambiente online. Le esperienze da lei realizzate (è stata utilizzata una nuova funzionalità di social bookmarking integrata nella suite Blackboard) rendono la formazione fortemente centrata sulle persona che apprende, facilita la costruzione di reti sociali e rende possibile l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

L’attività di social bookmarking viene usata per

  • Selezionare le risorse da utilizzare in un corso
  • Dare loro un adeguato valore in relazione al contesto del corso
  • Condividere le risorse sulla base della “cultura” che si crea in un gruppo di apprendimento (le “pratiche” di una “comunità”)
  • Tracciare il proprio percorso formativo
  • Strumento di ricerca
  • Costruire un sistema di indicizzazione di contenuti fatto da “esperti”
  • Costruire una rete di “esperti”

Sul lato docente, il social bookmark viene usato per

  • Dare una struttura per l’esplorazione di un contenuto da parte di studenti
  • Inviare risorse ragionate agli studenti
  • Assegnare attività di apprendimento

Usi sul lato studente

  • Cercare risorse che meglio sintetizzano un tema
  • Trovare risorse per argomentare nel corso di una discussione
  • Rispondere a domande che richiedono l’uso di risorse
  • Per attività di valutazione, riassunto e di sviluppo di risorse

Benefici ottenuti:

  • Facilitá di aggiornamento delle risorse utilizzate in un processo di apprendimento
  • Usare risorse sviluppate da altri
  • Fare degli studenti dei co-costruttori di conoscenza

Sui wiki un intervento di Steve Wheeler. Anche lui cita Illich quando parlava (1970) di “reti” (web) di relazioni tra persone che devono aumentare le opportunità di ognuno di apprendere trasformando ogni situazione di vita e lavoro in occasione di apprendimento condividendo risorse e prendendosi cura l’un l’altro”.

La tematica è inquadrata nell’idea di “Nomadic learning” definito come una forma di apprendimento in cui chi apprennde può godere di una continuità di servizi didattici tra le diverse sessioni didattiche e differenti luoghi in cui queste avvengono.

Usi da lui fatti sono stati finalizzati allo sviluppo di abilità di pensiero di ordine e levato e di attività sociali (sviluppo di progressive problems, letture critiche, valutazioni reciproche, generazione istantanea di conoscenza).

Gli esiti:

  • Riluttanza a modificare testi sviluppati da altri
  • Preferenza ad intervenire sul proprio lavoro
  • Uso prevalente nelle ore di attività scolastica
  • Molta più attenzione nello scrivere non conoscendo il pubblico
  • Viene incoraggiata la consapevolezza critica
    Viene dichiarato un certo piacere nel loro uso
  • Non viene notato un miglioramento dell’abilità di scrittura
  • Vengono manifestati dubbi sulla validità delle conoscenze presenti nei wiki

Eden Conference Napoli (2). Sempre vino vecchio nella bottiglia nuova

Seconda keynote speech da parte di una colonna del Distance Learning, Michael Grahame Moore, Pen State University. Piuttosto deludente il suo intervento, condivisibile nei contenuti, ma, è il commento di alcuni colleghi vicini di posto, “da Moore e dagli States ci saremmo aspettati qualcosa di diverso”. Necessità di concettualizzare esperienze di apprendimento che gli allievi possono personalizzare, disegnare attività di condivisione di conoscenze come la principale fonte di contenuto della formazione, proporre compiti in forma di ricerca collaborativa o personale, promuovere la riflessione e la consapevolezza di sé, promuovere inquiry communities ….

Pare, però, che ascoltando i pareri degli studenti adulti, i contenuti siano più importanti dell’interazione e che l’interazione con i docenti sia più importante di quella con i colleghi ….

Sempre attuale la considerazione finale, che ha dato il titolo al suo intervento: c’è il fondato pericolo che gli usi didattici delle tecnologie siano come il mettere il vino vecchio in una bottiglia nuova: il cambiamento è solo apparente.

In apertura una adesione sostanziale alle critiche mosse agli approcci web 2.0 da Keen

Eden Conference Napoli (1). Serendipity e Homo Contextus

Finalmente si parte. Il primo intervento è di Teemu Arina, una “giovane speranza” dalla Finlandia, un visionario delle nuove forme di apprendimento nell’era della conoscenza e del social software.

Il suo intervento è centrato sul concetto di Serendipity (lo scoprire cose non cercate mentre se ne cercano altre) e del Homo Contextus.

Un intervento fortemente ancorato sul pensiero di Marshal McLuan quando vede le tecnologie come estensioni del corpo e del pensiero delle persone.

Teemu confuta l’utilità di una istruzione modella sul format del paradigma della produzione industriale (processo intenzionale, completamente pianificato, lineare) in una realtà, quella attuale, caratterizzata da processi ben diversi quando viene chiesta una forte abilità di adattamento ai cambiamenti. Dove è necessario avere un atteggiamento di continua scoperta e, per questo, poter frequentare un ambiente adatto

La conversazione diventa la benzina dell’innovazione.

Le tecnologie ci aiutano ad espandere le capacità delle nostre menti.

Il passaggio da Homo Habilis ad Homo Sapiens è avvenuta attraverso espansioni del corpo e del cervello di tipo “fisico”.

Il passaggio da Homo Sapiens ad Homo Contextus (connesso) avviene per espansioni virtuali delle capacità mentali. Ciò è reso possibile dall’uso delle tecnologie digitali che diventano delle “protesi cognitive”.

Rilevante, in questo contesto, il concetto di Distributed Learning: la connessione aumenta le abilità mentali.

Strumenti che sostengono la connessione e la conversazioni, come blog e wiki, sono, per queste ragioni, le basi dell’apprendimento del futuro.

Divertente il concetto di “parasitic learning”: imparare qualcosa dagli altri senza che questi ne siano consapevoli e concordi!!!

Un, dovuto, richiamo finale al pensiero di Illich ed alla descolarizzazione della società ( e dell’apprendimento).

mercoledì 13 giugno 2007

Eden Conference Napoli (00). Welcome Cocktail

Viaggio allucinante per raggiungere la sede della conferenza. Posto peggiore, per l'accesso, non poteva essere scelto.
Oggi registrazione (dalla lista dei partecipanti più di 400 iscritti. Notevole!!!) e, nel giardino, il brindisi di benvenuto con saluto delle "autorità". Solite chiacchiere di circostanza. Meglio socializzare con i presenti. Interessante conversazione con Palitha Edirisingha, dal Sri Lanka che lavora all'università di Leicester nel gruppo della Gilly Salmon. Fa ricerca sugli usi del podcast. Interessante anche la conversazione con Steve Wheeler, psicologo che lavora all'Università di Plymuth. Mi ha parlato dei suoi studi della "distanza psicologica" e del senso di "presenza" negli ambienti virtuali. Tematica che mi interessa parecchio. Ascolterò domani la sua presentazione.

Ho parlato anche con Teemu Arina e mi sono fatto anticipare qualcosa della sue keynote speech di domani. Parlerà di Serendipty e di Homo Context (evoluzione concettuale dell'homo sapiens ... convinto lui ...)

martedì 29 maggio 2007

In vacanza via Napoli e Macerata

Due “vacanze professionali” prima di andare in vacanza, quella vera: alla conferenza EDEN dal 13 al 15 giugno a Napoli ed al congresso SIEL dal 3 al 5 luglio a Macerata.
A Napoli, credo per la prima volta in Italia, l’annuale appuntamento EDEN; European Distance and e-Learning Network, una associazione di cui sono stato membro nel passato ed alla quale ho smesso di aderire semplicemente perchè mi dava fastidio dover andare in posta per pagare la quota annuale.
Interessanti, comunque, le sue attività.
A Napoli si partecipa con una bella sberla da 450 euro, pur con golden sponsor pubblici come il Ministero del Lavoro, FSE, ISFOL ed Italia Lavoro (non sarebbe stato istituzionalmente più corretto se avessero promosso loro una conferenza di spessore?). In bella evidenza anche piattaforme “proprietarie”. Sponsor Blackboard (eccellente LMS), quelli che hanno ottenuto un brevetto USA, ora contesto ad opera della Software Freedom Law Center (SFLC) per i principali tools che compongono un LMS. Da riderci sopra, se non fosse vero….
Vedo in programma, accanto a bei nomi della nostra comunità internazionale (Michael G. Moore, G. Conole) l'emergente Teemu Arina, già apprezzato a Bolzano Conversation 07. In programma anche un paio di presentazioni da parte di colleghi blogger, Antonio Fini e Giovanni Bonaiuti con il loro “maestro” Calvani e Corrado Petrucco con “maestro” Galliani, “maestri” che leggo da tempo. Li ascolterò molto volentieri.
A Macerata ,annuale raduno della Società Italiana per l’e-learning (socio anche qui, turandomi il naso solo per quella “e” di troppo). Gratis, per i soci; no so se agli “esterni” venga chiesta una modesta quota di partecipazione. Ho presentato un paper; vediamo se lo ritengono degno.
Ancora nessun nome di invited speakers.
Una cosa ho molto apprezzato nel segno della trasparenza: paper candidati e relativi autori sono visionabili via web. Complimenti, chi ben comincia ……….