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mercoledì 18 giugno 2008

Il grande Egon ed i Pionieri


Egon Gastaleddli si è laureato oggi (specialistica) a Padova in psicologia con una tesi di analisi qualitativa del progetto Pionieri. Il lavoro è stato apprezzato dalla Commissione con il massimo dei voti.
I miei complimenti ad Egon insieme al mio ringraziamento per aver effettuato un lavoro imponente su di un progetto che mi è caro.
Il fuoco del lavoro di Egon è stato su come gli insegnanti (in Pionieri) usano le tecnologie tra orientamenti "desiderabili" e teorie implicite.
Sulla base di una concettualizzazione didattica dichiarata (il costruttivismo in generale e l'apprendimento significativo come approccio più mirato), Egon ha intervistato una decina di "pionieri", ne ha analizzato le narrazioni, le ha elaborate (con il supporto di Atlas.ti) ed ha categorizzato le tipologie d'uso in "usi ricchi" (quando gli studenti ad usano le tecnologie) e "usi poveri" (quando sono gli insegnanti a farlo).
Le teorie implicite degli insegnanti su cosa sia sia l'apprendimento, su come si apprenda e, conseguentemente, come si insegni hanno preso il sopravvento su nuove concettualizzazioni, evidentemente trattate in modo troppo superficiale. Ne è risultata una prevalenza di "uso povero", di una replica della didattica tradizionale usando le tecnologie.
Dato confortante: in più casi l'uso "povero" è stata l'occasione per una riflessione, spesso spontanea, su modalità di utilizzi più ricchi, usi di cui si è scoperta l'efficacia.
Ancora complimenti ad Egon per il suo bel lavoro (corposa anche la parte teorica iniziale che offre un buon framework concettuale per la didattica con le tecnologie) e grazie per il contributo che ci ha dato nel comprendere, attraverso un occhio esterno critico e non compiacente, il nostro lavoro.
Spero si possa diffondere presto il suo lavoro.

lunedì 2 luglio 2007

SIeL 07 (0). Con ottimismo ai nastri di partenza


Debbo dire che parto per Macerata con un certo ottimismo e non solo perché mi hanno accettato il paper che avevo proposto, ma per due elementi organizzativi, che ho apprezzato molto, nel segno della democrazia e della partecipazione .

Il primo lo ho già accennato in un precedente post e riguarda la trasparenza: tutti i paper una volta inviati per la valutazione erano disponibile alla consultazione di chiunque. Cosa mai vista prima e molto, ma molto apprezzata.

Secondo, vedo il programma definitivo ed a parte i saluti di rito, non sono in programma interventi di “esperti” o sedicenti tali ma solo e tutti interventi alla pari. Una bella sfilza di nomi poco o nulla noti (tra cui il mio, ovviamente). Tutta gente, immagino, che calpesti faticosamente la zolla nella quotidianità più dura e, anche per questo, gratificante.

Un battaglione di idee, di realizzazioni, di illusioni e di speranze. Magari, anche di qualcosa di indecente .....

Pare proprio che a Macerata ci sarà un confronto autentico. Nessun maestro e tutti ad imparare.
Quasi un barcamp, più che una solenne sfilata di autorevoli personaggi.

Non è detto che si sentiranno cose innovative, ma sarà certamente un incontro-confronto dal quale sarà difficile non uscire arricchiti, soprattutto se qualcuno metterà in crisi qualche nostra certezza.

Quindi, a Macerata per un confronto scientifico e professionale tra ricercatori e professionisti con il focus sull’apprendimento tra la sua dimensione formale e quella informale.

Arrieccolo il web 2.0 ……. Staremo a vedere.

sabato 30 giugno 2007

Ritiro monastico e tecnologie


Se non avete problemi a pranzare alla 12.15 e cenare alle 18.30, se non avete problemi a fari svegliare dal cinguettio degli uccellini e dallo sciabordio del vicino fiume, allora l’Abbazia di Novacella fa per voi ed i vostri “ritiri” formativi. Ambiente affascinante di un monastero agostiniano del 1100. Più che buoni gli alloggi e la cucina per 54 € di pensione completa (questo blog NON è sponsorizzato dai monaci agostiniani…).

Ci sono stato ad inizio settimana con un gruppo di colleghi Learning Consultant per dare il via all’iniziativa della Provincia Autonoma di Bolzano: “Apprendere con le tecnologie”. Si tratta di un progetto che ha la consulenza “straniera” di David Jonassen (Missouri University) e di Jan van der Meij, del gruppo di Ton de Jong, (Twente University) noti per le simulazioni SimQuest.

Lo scopo del progetto è di affrontare alcuni problemi di apprendimento che quotidianamente si vivono nelle classi della Formazione Professionale e Bolzano (ma non solo qui, immagino) e di farlo attraverso alcune learning strategies supportate da tecnologie di derivazione costruttivista in cui Jonassen è maestro.

Dettagli dell’iniziativa nel portale di progetto di prossima attivazione. Se qualche frequentatore del blog ha curiosità impellenti, mi contatti pure.

Per ora si può curiosare qui logandosi come "guest" e seguire i "lavori in corso".

giovedì 31 maggio 2007

Chiudo (questa) bottega

Con questo post “Oltre l’e-learning” chiude dopo 7 (gloriosi?) mesi di attività. Chiude perché sento giunto il momento di abbandonare la prospettiva dell’ “andare oltre” qualcosa. Credo che il mio percorso di riflessione sul “buon” uso delle tecnologie cercando di smontare l’imbroglio di una centratura sulla tecnologia e di una espansione delle tecnologie nella scuola e nella formazione spinta dal business si sia completato. Con prospettive diverse spero inizi un nuovo percorso condiviso di costruzione di conoscenza.




La vecchia mission del blog va in pensione

Riflessioni sugli usi didattici delle tecnologie. Non sull’e-learning, che non ho mai amato ne come termine ne come visione che offre dell’apprendimento e delle tecnologie.

Apprendere è “altro”; le tecnologie hanno usi cognitivamente meno “poveri“ di quelli fatti nell’e-learning. Esperienze mie e di altri per utilizzi “ricchi” delle tecnologie. Oltre il mito di una istruzione (con le tecnologie) meno costosa, più facile, "alla portata di tutti". Per una istruzione più utile

martedì 10 aprile 2007

Podcast e blog per "suoni poetici"

Roberto Didoni ha da poco dato vita ad un interessante integrazione di podcast e blog in uno didattico delle tecnologie. Nel suo "Suoni Poetici" scrive:

L’introduzione di Nuove Tecnologie nella scuola deve aiutare i docenti ad affrontare i problemi della didattica: promuovere e facilitare positive situazioni di insegnamento-apprendimento.
Questo avviene meglio se c’è un felice incontro tra le caratteristiche dello strumento tecnologico e la natura delle difficoltà di una specifica situazione didattica.
Proviamo ad applicare questa impostazione ad un caso concreto:
abbiamo, da un lato, il podcast, una risorsa tecnologica che valorizza l’oralità, e, dall’altro lato, una situazione didattica, l’insegnamento della poesia, che ne avrebbe un gran bisogno. Ecco trovato un felice incontro tra utilizzo delle tecnologie e problemi della didattica.
Da questa riflessione è nata l’iniziativa “suoni poetici”, un podcast per raccogliere e diffondere audiopoesie lette da docenti, da studenti, da artisti e da chiunque sia amante della peosia.

Bello didatticamente e bello esteticamente. Un vero piacere.

sabato 31 marzo 2007

Bolzano 07: basta con i Learning Object!!


Un paio di slogan mi sono cari: "Oltre l'e-learning" e "Oltre i Learning Object". Per argomentare il primo ho già scritto un paio di anni fa ; sul secondo ho presentato un paper a Bolzano 07 (qui solo in draft oppure le slide) .
In sostanza, la mia idea è che i così detti "Learning Object" siano uno strumento ed un concetto non ergonomici dal punto di vista cognitivo (Jonassen dice che si tratta di un ossimoro, una formulazione linguistica che contiene un concetto ed il suo opposto).
Le argomentazioni sono tante riconducibili alla considerazione che i processi di apprendimento sono imprevedibili, destrutturati, aperti mente un LO è rigido, strutturato, chiuso, uguale per tutti.
La mia riflessione e la mia pratica mi hanno portato a proporre (e ad usare) un approccio per "attività di apprendimento" già presentato brevemente in precedenza su questo blog.
Svilupperò più compiutamente la riflessione nel paper che sarà pubblicato negli atti del convegno.
La mia riflessione trova alcune applicazioni nel Progetto Pionieri.

lunedì 26 marzo 2007

Bolzano 07 pre-conference workshop (2)


La parola ai partecipanti.


…… Sono entusiasta di aver partecipato a questo Workshop ……David mi ha dato molte cose da "portare a Verona" e da condividere con i miei colleghi del sostegno.

…. Iniziativa davvero pregevole. Davvero grazie e complimenti vivissimi.

……….Ottimo workshop... il passaggio dalla teoria alla pratica, attraverso le tabelle e la creazione dei testi ha fatto diventare concreto quello che finora avevo solo studiato/visto fatto da altri.

…….. Il confronto con David è stato per me davvero ricco e stimolante...ovviamente non ne dubitavo...devo però dire che la disponibilità e la cordialità di David hanno reso lo scambio ancora più fertile di quanto potessi immaginare.

……. mi preme ringraziare anche voi per il clima che si è creato, al tempo stesso conviviale e intellettualmente stimolante.

…… Sono già tornato in Emilia e ricordo con piacere i due giorni trascorsi assieme. L'esperienza è stata molto interessante e proficua. Mi sono portato a casa molte idee e ho chiarito diversi dubbi. Jonassen è stato all'altezza delle attese e la sua disponibilità inaspettata visto il livello che occupa nel panorama internazionale dell'Educational Technology

….. Grazie per questa bella opportunità che voi, assieme agli amici dell'Università di Bolzano, (per la quale ci siamo a lungo battuti), avete offerto. Ma quanta materia. Ieri facevo una gita in montagna di nove ore per poter digerirla un pò ...Oggi, in un seminario per organizzatori, cercherò di applicare alcuni elementi di quanto abbiamo potuto studiare.

….. proporre attivitá che uniscono teorico ed esperenziale le trovo sempre fruttuose, (speriamo nel seguito di simili iniziative. …… e mi complimento per l'organizzazione, la disponibilità e la cordialità trovata a Bressanone.


….. Il workshop è stato molto interessante, non solo per la possibilità (ahimè, ..rara) di interagire con un personaggio della statura scientifica e dimensione internazionale di David, ma anche per i contenuti stessi sui quali sto ancora "rimuginando", in attesa di poter mettere in pratica...
Infine, last but not least, è stata un'occasione di confronto con i colleghi davvero molto stimolante.
Per il futuro, oltre alla prospettiva di un Jonassen-2, mi piacerebbe rimanere in contatto con il gruppo e condividere stories su eventuali esperienze pratiche di insegnamento basate sul PBL, da parte dei colleghi.

…….penso che il workshop abbia segnato un punto alto di avvio progettuale. Un uso sapiente degli strumenti UE e delle vostre competenze, nonchè la preziosa disponibilità ad aprire all'Università l'esperienza - cosa non dovuta - hanno permesso un coinvolgimento molto interessante di forze e di intenti comuni. Grazie per la sensibilità e la disponibilità, che speriamo sia foriera di nuove avventure comuni. Nel merito del workshop; è stata un'ulteriore dimostrazione della qualità della ricerca che Jonassen - e il suo gruppo della Columbia - sta portando avanti da anni. Per chi lo ha seguito in tempi passati, ne riconosce la crescita e il forte contributo che sta portando al struttivismo socio-cultuale. Speriamo di averlo ancora tra noi, ma mi pare che il sodalizio creatosi e l'amicizia sincera dimostrata - anche con Rose - possano essere un buon viatico...

…… A tutti gli amici ospiti, un grazie per la cordialità e la partecipazione attiva: anche con voi, speriamo di continuare il confronto intrapreso, che con il ben-essere già vissuto, non potrà che essere di ulteriore qualità.

…… ringrazio molto per la bellissima esperienza sia per i preziosi momenti di apprendimento formale (farò proselitismo del criss-crossing) che informali. Ho promesso report dell'esperienza a destra e a manca e quindi mi piacerebbe approfondire gli argomenti trattati e confrontarmi con gli altri partecipanti, che è stato un piacere poter conoscere / rivedere.

…… Ho arricchito la mia esperienza con l'interazione, la conoscenza, le risorse che le giornate di workshop e il convegno mi hanno fornito. Apprezzo, oltre che l'organizzazione impeccabile, l’impegno affinchè la "conversazione" continui.

sabato 3 marzo 2007

Usi didattici delle tecnologie: 16 marzo a Bolzano

A Bolzano, quando sono stato chiamato a mettere a punto un programma di lavoro per inserite l'uso delle tecnologie (ICT) nella Formazione Professionale, ho avuto un solo "chiodo fisso", quello di un loro uso basato sulla ricerca e sulla concettualizzazione pedagogica e didattica e sui processi di apprendimento. Da "buon" psicologo, non ho mai pensato alle tecnologie come il toccasana di ogni problema formativo ed ho sempre guardato al costruttivismo come ad un corpus di teorie e di pratiche piene di potenzialità per il mio lavoro. Questa mia idea si è rinforzata mano a mano che osservavo e studiavo le pratiche internazionali di usi delle tecnologie. Il modello costruttivista era quello preferito dalla gran parte degli utilizzatori (anche se troppo spesso il costruttivismo era meramente citato nelle intenzioni, quasi fosse "politically correct" assumere questo orientamento, salvo poi aderire nella pratica al modello comportamentista - focalizzazione sui contenuti, sui LO, sul delivery ..... ) .
Fin qui il mio "pensiero". Ma quale è stato il riscontro? Anche qui a prevalere, nella pratica corrente, del modello implicito di apprendimento presente nella mente delle persone che stavano sviluppando il programma: focalizzazione sui contenuti e sulle tecnologie. Scarso interesse per le determinanti pedagogiche, difficoltà a ritenere rilevante qualsiasi riflessione didattica. Il modello (certamente implicito) di apprendimento ed associato insegnamento che guidava la loro attività ordinaria (= basata sull'aula) veniva utilizzato anche per concepire, progettare e gestire anche azioni in cui venivano usate le tecnologie.

Credo nasca proprio da questi fatti la scelta di organizzare un convegno sulle tecnologie per la didattica (e l'apprendimento) concentrandosi esclusivamente sulle strategie didattiche.

Il gruppo dei relatori invitati è stato selezionato per rappresentare alcune delle più significative esperienza in atto sulla questione (tantissimi altri sarebbe stato bello invitare da Spiro a Schank, dalla Scardamalia a Pea ...). Con la call nazionale abbiamo cercato esperienze di uso fondate sulla pedagogia. Vederemo il 16 cosa sucecderà

giovedì 28 dicembre 2006

Basta con le piattaforme, meglio i trampolini che, almeno, sono più elastici

Con questa fantastica battuta di Mario Rotta (non l’ho sentita con le mie orecchie ma mi è stata riportata da una collega più che affidabile) ritorno sul tema delle così dette “piattaforme” per la formazione chiamate, anche, LMS (Learning Management System) per i puristi della tecnologia o VLE (Virtual Learning Environment) per chi ha un orientamento più “pedagogico”.

Non so chi sia fuori dalla realtà (forse lo sono io), ma ci si accanisce ancora a difendere questi strumenti come fossero il meglio che la tecnologia mette, oggi, a disposizione di chi ha a che fare con i processi di apprendimento e vuole arricchirli, differenziarli o migliorarli con le tecnologie.

Non nego una certa utilità delle “piattaforme”; io stesso dopo aver usato in un “lontano” passato Lotus Learning Space e, più recentemente, ILIAS, sto trovando molto vicina alla mia forma mentale (chiamiamola così) MOODLE, soprattutto per i suoi moduli delle “attività”. Alcuni esempi in http://e-lerarntools.provinz.bz/moodle) ma affermare che tutto inizia e tutto finisce con una piattaforma, è, per me, privo di senso.

Dove li mettiamo i blog ed i wiki (tanto per restare nel classico)? Sono certamente queste le più significative innovazioni della tecnologia per la didattica.

Dove mettiamo tutto quanto va sotto il nome di “social software” (interessante rassegna di strumenti nel blog di Gigi Cogo in http://webeconoscenza.blogspot.com)? Dove mettiamo il social bookmark e le folksonomie (ho seguito con interesse alcuni interventi di Corrado Petrucco di cui non ho qui ora alcun link da citare su queste ed altre ultime frontiere della tecnologia per la didattica)?

E, per finire, dove mettiamo tutta la questione dell’approccio PLE, Personal Learning Environment? Ne parlano molto, ad esempio, in UK Oleg Liber e Scott Wilson.

Dico tutto questo perchè c’è chi considera uno spreco di risorse spendere in tante e diversificate tecnologie piuttosto che concentrasi nello sviluppo di una ….. piattaforma!!!

Anche qui non cito la fonte.

lunedì 11 dicembre 2006

Criteri di qualità per la formazione con le tecnologie

L’utilizzo di nuove tecnologie in un settore di attività comporta sempre un maggior costo economico e sociale (si pensi, ad esempio, alla problematica del digital divide che assume contorni preoccupanti per il solco che viene scavato tra il mondo ricco e sviluppato e quello povero e sottosviluppato).

Proprio per questo maggior costo, l’uso delle tecnologie deve produrre un valore aggiunto che pareggi ed accresca il valore intrinseco del servizio erogato o del prodotto sviluppato.

Nel campo dell’istruzione e della formazione il “valore” è rappresentato, principalmente, dalla qualità dell’esperienza di apprendimento vissuta dalle persone interessate (altri e, secondo me, secondari “valori” possono essere la facilitazione dell’accesso o l’abbattimento dei costi).

L’uso didattico delle tecnologie diventa, così, giustificato se dal suo uso si possono ottenere risultati di apprendimento altrimenti non ottenibili.

Parlare di “qualità” dell’apprendimento significa, prima, definire i criteri secondo cui questa variabile viene misurata.

Come prima e “rozza” ipotesi mi sento di proporre alcuni criteri sulla base dei quali poter definire la formazione di qualità.

Eccoli (ho utilizzato categorie desunte dalla letteratura pedagogica contemporanea).

E’ formazione di qualità quella che:

- produce apprendimento profondo (conoscenze stabili, applicabili, utilizzabili per realizzare attività e risolvere problemi);

- non produce “conoscenza inerte” ma applicabile in situazioni reali;

- consente di sviluppare una conoscenza da utilizzare come uno strumento per risolvere problemi;

- si realizza in una dimensione sociale;

- è centrata sulla persona che apprende (e non sui contenuti);

- richiede al soggetto che apprende di lavorare (costruire) con le informazioni date (e non una loro mera memorizzazione e ripetizione);

- attiva uno sforzo cognitivo;

- viene attivata dalla dissonanza cognitiva;

- consente di lavorare in contesti reali e con problemi altrettanto reali;

- affronta, attiva e sostiene la complessità del processo cognitivo;

- consente di costruire un senso personale delle informazioni ricevute.

Se la formazione di qualità ha queste caratteristiche, la tecnologie vanno utilizzate in modo coerente, cioè a supporto di strategie di apprendimento e di insegnamento che facciano leva su una o più delle dimensioni citate.

martedì 5 dicembre 2006

E’ così comodo (il tuo corso) che lo puoi prendere anche in tram

Al termine di un seminario, lunedì scorso, dopo i nostri interventi, ho parlato con Galliani, Università di Padova, del noto gruppo di lavoro interministeriale incaricato di concepire la legge per l’apprendimento lungo l’arco della vita e lo stesso Galliani, che del gruppo è membro, mi informa che la denominazione del gruppo e della legge è, all’incirca, “Apprendimento lungo tutto l’arco della vita ed e-learning”.

Nel corso del seminario, Galliani si era più volte espresso in termini negativi contro quella “e” che anteposta a “learning”, aveva causato tanti danni all’uso didattico delle tecnologie distorcendo il focus e promuovendo usi scarsamente utili delle tecnologie per il miglioramento di quella che mi piace chiamare “esperienza di apprendimento”.

Gli esprimo, quindi, il mio stupore per il perdurare dell’uso del termine e-learning e che questo sia, addirittura, il polo di attrazione della nuova legge.

Ragionando sul perchè di questa denominazione, conveniamo che se il mandato ministeriale era quello e con quel termine, non valesse la pena di scompigliare le rappresentazioni dei politici confutando, fin dall’inizio, l’uso di un termine (e di un concetto) fortemente inadeguato.

Conosco le posizioni teoretiche di alcuni dei membri di quel gruppo di lavoro e confido (per quel che vale il mio pensiero) che le soluzioni che saranno identificate sapranno posizionarsi su modalità consapevoli e pedagogicamente fondate dell’uso delle tecnologie.

Tutto ciò premesso, trovo curioso (eufemisticamente parlando), che nel momento in cui viene concepito a livello politico “alto” un approccio organico alla questione del Life Log (io, qui, ci aggiungerei anche “Wide” ad evidenziare che si apprende in tanti luoghi diversi, non solo a scuola) Learning si identifichi nelle tecnologie (con o senza l’approccio e-learning) il perno del cambiamento.

Usi le tecnologie, e tutti possono imparare dove vogliono, quando vogliono, cosa vogliono e come vogliono. E’ così comodo (il tuo corso) che lo puoi prendere anche in tram, come un noto antiacido. Quando si dice, i miracoli del mobile learning!!!

Usi le tecnologie e le persone hanno tutte voglia di imparare e non vedono l’ora di collegarsi ad internet per spegnere la sete di conoscenza che da sempre gli accompagna e che non hanno mai avuto modo di soddisfare perché la scuola era scomoda.

Usi le tecnologie ed i costi della formazione si abbattono decisamente. Un insegnante digitale costa meno dell’insegnante biologico ed un pc lo puoi facilmente rottamare, tanto nessun sindacato lo difende.

Usi le tecnologie ed impari meglio (considerata certa scuola, potrebbe, anche, essere vero).

No, non ci credo.

Le tecnologie, per sé, non risolvono alcun problema se non cambia il modello di scuola che vogliamo promuovere e non ci ri-focalizziamo sull’apprendimento e sulla didattica.

La formazione, a maggior ragione quella “permanente”, deve essere contestualizzata ed utile e non generica ed astratta; deve essere orientata alla soluzione di problemi e non alla ripetizione di informazioni, deve avere un senso “qui ed ora”; non funziona la fideistica affermazione: “la formazione, comunque, serve”.

Credo che tecnologie possano facilitare l’attivazione e la gestione di contesti di apprendimento che facciano leva sulle modalità “naturali” di apprendimento (Roger Schanck), su come le persone, specie gli adulti, ma non solo, apprendono, cioè, svolgendo attività, affrontando problemi, cercando aiuto da altri, riflettendo anche sui propri errori, dall’esperienza propria e di altri …..

Se, però, crediamo che le persone possano imparare dalle tecnologie (David Jonassen), siamo fuori strada, non imparano, neppure dall’insegnante (sempre Jonassen).

Le tecnologie sono un partner (come lo è anche l’insegnante): si impara con le tecnologie come si impara con l’insegnante (sempre ed ancora Jonassen).

mercoledì 29 novembre 2006

Why blended?

Pare che il blended incontri il favore di molti che si occupano di tecnologie nella formazione. Pare non si possano usare le tecnologie se non in un contesto blended: aula più distanza.
Non sono di certo un integralista tecnologico che ritiene che sono tecnologie … in purezza possono avere un senso didattico.
Le tecnologie si usano se quando servono. Non ne ho alcun dubbio.
Quindi, anche solo per brevi interventi in un percorso più tradizionale.
Ciò che mi insospettisce, a proposito del blended è che questa modalità viene assai spesso proposta come soluzione ai fallimenti e/o ai limiti dell’e-learning in forma pura (cioè, a distanza) come se la fad, formazione a distanza, non potesse portare, per sé, a risultati di apprendimento simili a quelli conseguibili attraverso la formazione in presenza.
Mi rendo conto che la fad con le tecnologie (e-learning) abbia creato più di qualche amarezza ad investitori, organizzatori ed utenti, ma questo è dovuto non all’idea della fad (è più di un secolo che si pratica, con le tecnologie del momento, e con eccellenti risultati) ma a come questa è stata concepita, sviluppata e realizzata.
Cioè, MALE.
Quindi, più che ricercare la soluzione ad usi deficitari delle tecnologie per la fad con iniezioni più o meno corpose di presenza, forse sarebbe il caso di usare bene le tecnologie.Se, poi, per le specificità dell’azione (contesto, obiettivi, risorse, vincoli …..) si opta per un ambiente di apprendimento misto, parte in presenza e parte a distanza, no problem, avremo una setting che è strutturato così perché coerente con il contesto, perché riteniamo sua questa la soluzione migliore, non perché non siamo in grado di ottenere buoni risultati con un approccio diverso.

giovedì 23 novembre 2006

TED 4: osservatorio: la tavola rotonda tra il fumo e l'arrosto

Tra il fumo e l’arrosto

Decisamente illuminante (per capire come va il così detto e-learning) il contenuto della tavola rotonda seguita alla presentazione ed al commento dei dati.

Se non erro, sono intervenuti gli sponsor dell’osservatorio.

Viviani iks. Per le tecnologie usate a scopo formativo vanno identificati nuovi formati come le context-based stories, i fingertips (non ho capito cosa siano), blog-wiki tales, edu-games, info spot, tutti approcci “tirati” dall’utenza pià che “spinti” dall’offeta. Approcci basati sull’ uso dell’esperienza come risorsa per l’apprendimento (aggiunta mia) e che sono caratterizzati dal mettere in comune l’esperienza (più che sui, nuova “contenuti” aggiunta mia). Network di relazioni, comunità on-line. Cita il caso di un progetto formativo per operatori call center della Vodafon, basato su queste idee. Il futuro per le tecnologie? Il supporto al processo di apprendimento in un contesto collaborativo.

Bancaintesa: è stata analizzata la percezione della fad via internet per affinare l’offerta. Sono stati attivati “gruppi di ascolto e-learning” Le tecnologie non hanno mai creato problemi; critici i servizi accessori e di supporto al processo di apprendimento. Sono stati chiesti corsi centrati sul ruolo, sull’aula (!!!); Udite, udite: glia utenti hanno affermato che si clicca solo per far registrare dalla piattaforma il lavoro sul courseware!!! Come cambiare: far percepire l’e-learning come più “umano”; la vita aziendale é altro rispetto all’ambiente presentato attraverso i corsi e-learning!!!. Recuperare etica haker: libera circolazione delle idee e delle informazioni, creare comunità, fare progettazione dal basso.

Colombo SFERA. I Corsi in autoapprendimento sono un vero e proprio flop (testuale): si ha una bassa soddisfazione: il 20%. Con nuove soluzioni, come simulazione per ambiti professionali a contenuto tecnico, si ha una soddisfazione del 40%. Aumentando servizi di supporto ed attività formativa blended, con studio di casi ed esercitazioni, la soddisfazione arriva le 70%. I chiusura afferma: non mi preoccuperei tanto dei dati forniti da Liscia (non lo ho capito, anche perché i dati non mi sembrava dovessero fare sorgere preoccupazioni, anzi…. Ma qualcosa - di non detto – mi deve essere sfuggito….)

Grassini CSI PIEMONTE. Proponiamo corsi brevi e mirati su tematiche procedurali e di trasferimento di informazioni. E’ necessaria elevata contestualizzazione e concretezza (mi domando. dove sta, allora, la ri-usabilità?). Vanno valorizzate le conoscenza esistenti nel sistema e si deve attivare una azione di co-produzione degli strumenti.

Tils (ex formazione Telecom) Ferrero. Le tecnologie vanno usate a supporto dell’apprendimento informale con servizi integrati per la collaborazione e stimolando un ruolo attivo dei partecipanti.

Dal rapido giro di tavolo che conclude (ben oltre l’orario ufficiale di termine) la tavola rotonda, annoto una battuta (ma non tanto….) dell’acuto Viviani: l’e-learning tradizionalmente inteso, è in forte crisi anche perché lo abbiamo presentato ai nostri capi come un modo per abbattere i costi della formazione. Una fesseria (enfasi mia, ma il succo non cambia). Abbiamo, comunque, scoperto che le tecnologie possono aiutarci a fare formazione in modo davvero nuovo, ed è su questo piano che dobbiamo muoverci.

Bene. Sono soddisfatto. Adesso pubblico.

TED3: osservatorio 2006 sull'e-learning in Italy

Anche quest'anno viene presentato il rapporto sulla diffusione dell'e-learning in Italia.

Nella mattinata si erano sentite voci che anticipavano le novità più succose. " Ne sentiremo di belle nel pomeriggio" aveva profeticamente detto Chianese. Non potevamo immaginare tanto.

In apertura, Ridolfi CNIPA, afferma che “ ….pur con tutte le difficoltà e le inadeguatezze che dimostra l’e-learning…” bisogna avere fiducia i questo approccio .....

Liscia, vice presidente AITech-Assinform (Confindustria) fornisce una gran messe di dati (di prossima pubblicazione da Apogeo) che, in sintesi indicano (salvo diversamente indicato, i dati si riferiscono al 2005 ed al 2006; il dato unico è riferito alle proiezioni 2006):

- l’investimento in e-learning sul totale dalle formazione passa, per le aziende, dal 16% al 17%

- il comparto fattura, complessivamente, il 12,7%

- la maggior parte è fatta dalle aziende; poco nella PA e nella scuola ed università,

- il 77% del fatturato è esternalizzato in forma di servizi e prodotti;

- il comparto vale 412 milioni di €

- suddiviso in: 41,5% sviluppo contenuti, 22,7% servizi, 17,1% tecnologie, 18,7% per consulenze

- come trend, cala il fatturato interno ai grandi gruppi e quello fatto dalle società di formazione (che, comunque, detengono la quota maggiore del mercato, circa il 40%); aumenta il fatturato delle società di consulenza e dei fornitori dei servizi ICT e software

Un quadro, tendenzialmente roseo.

I dati forniti (qui quelli che secondo me sono i più significativi) vanno a toccare le variabili di interesse, per il fenomeno, da parte delle aziende fornitrici di servizi, quindi, offrono uno spaccato decisamente parziale. Fortunatamente, a completare il quadro vengono le analisi “qualitative” degli altri intervenuti e dei partecipanti alla tavola rotonda che segue la presentazione vera a propria.

Dati, apparentemente, che fotografano una realtà florida, ma, infatti, i successivi interventi, più centrati su considerazioni qualitative, consentono di ricostruire uno scenario un po’ diverso e, come è la realtà, fatto di luci ed ombre ma con tematiche che ricorrono con una certa insistenza. Vediamole.

Shaerf, CNIPA afferma che “…prima di passare a considerazioni pessimistiche sull’ e-learning nel 2005 ..” va rilevato che si percepisce, in modo netto, un momento di stanchezza. In alcune realtà, l’e-learning si usa, ma ha perso lo smalto. Si era partiti con fiducia e speranze che, purtroppo, non hanno preso corpo. Forse, si dovrebbero usare metodologie più accattivanti.

Un dato: 2004 – 2005, utenti da 26.000 a 22.000 per investimenti che passano nello stesso periodo da 4,6 milioni di € a 5,1. Diminuiscono gli utenti, aumentano i costi; non si sa come vada la qualità.

Colorni, METID Politecnico Milano , fotografa la realtà della scuola e dell’ università. “La notizia è che non c'è notizia”, afferma.

Si fa, avanza ma non sfonda (l’e-learning, ovviamente) . Si nota più interesse a lavorare, in senso ampio, con le tecnologie che a fare e-learning in senso proprio. In generale, aumentano gli scettici. Nell’università si nota stanchezza, diminuzione quantitativa, ma qualcosa si muove. Cresce molto l’uso delle tecnologie nel supporto alla didattica, meno nell’e-learning. Questo, perché non vi è riconoscimento dell' impegno didattico correlato (e-learning, nuovo territorio per il volontariato?). Tendenza: integrazione del learning con l’e-learning ed uso degli emerging tools (blog, wiki, ….).

Il vero contesto dell’e-learning si chiarisce, forse, quando, (per stanchezza?) Liscia afferma che sono evidenti processi di non accettazione dell’e-learning tradizionale, considerati gli alti tassi di abbandono “…. che conosciamo…”

Altre “chicche” nel post che relazione sulla tavola rotonda che è seguita.

mercoledì 15 novembre 2006

Oltre l'e-learning

Ho intitolato un mio “vecchio” intervento: “Oltre l’e-learning. Verso un paradigma di insegnamento ed apprendimento migliorato dalla tecnologia”; è stato pubblicato nel numero 200 (dicembre 2003) della rivista Sviluppo & Organizzazione.

L’idea di andare (concettualmente) oltre l’e-learning è stata da me ripresa in “Copernicus System: beyond e-learning, an approach to the integration of learning technologies in vocational teaching and learning” pubblicato negli atti della International Conference on methods and technologies for learning, Palermo 2005.

La posizione che anche in questi scritti illustro, brevemente, è la seguente.

Ciò che viene chiamato “e-learning” è, sostanzialmente, l’applicazione delle tecnologie all’educazione ed alla formazione. Come accanto a libri a stampa che illustrano un museo, una mostra, una città d’arte si sono sviluppati “libri” digitali che illustrano gli stessi oggetti, alla lezione tenuta da una persona si affianca un insegnante digitale che propone, spesso con scarsa competenza didattica, gli stessi contenuti.

Questi prodotti digitali sono stati resi più ricchi, più attraenti, più divertenti, più facili da fruire, ecc… grazie alle possibilità tecniche che la tecnologia ci offre, ma non arricchiscono in alcun modo il prodotto sulla base di quelle che potremo chiamare le “specifiche cognitive” del soggetto che apprende.

Pare che chi sviluppa e-learning abbia un background professionale più di tipo tecnologico che pedagogico/didattico (ho letto molti profili di “sviluppatori” che confermano quanto dico). Ed il risultato si vede o, meglio, non si vede.

Come spesso succede che ad un cambiamento concettuale, di significato si accompagni sempre anche un cambiamento di termine usato per designarlo, in questo caso auspico che si abbandoni, a dirla con McLuan, il “significante” non per una mera operazione di restyling lessicale, ma per un vero e proprio cambiamento di paradigma, per un cambiamento di “significato” (ancora McLuan). Quando affermo la necessità di andare “oltre l’e-learning” per far esprimere alle tecnologie un reale valore aggiunto (cosa in cui credo fermamente), intendo dire che sia necessario ripensare l’uso didattico che nella pratica corrente si fa delle tecnologie, che si debba ripensare la concettualizzazione stessa che nella scuola contemporanea si fa dell’apprendimento, che si dimostri consapevolezza delle acquisizioni della pedagogia contemporanea in relazione alle condizioni in cui si apprende, che si tengano in considerazione i risultati della ricerca scientifica, realizzata quasi esclusivamente in ambito accademico, sugli impatti cognitivi delle tecnologie e sulle opportunità che da questi si originano.