Antonio, con un commento ad un recente post lancia il sasso: “….come la vedresti la possibilità di "codificare" il tuo lesson plan in modo "formale", usando uno specifico "linguaggio" in grado di rendere "leggibile da computer" e "riusabile" …… la tua esperienza? Questo è l'obiettivo (il sogno?, il mito?) di un "successore" del vituperato SCORM, ovvero il Learning Design…”
Ho studiato con molta attenzione il lavoro fatto alla Open University olandese da Rob Koper ed altri sul Learning Design (libro citato qui a lato)
Però ….. Si, c’è un “però”, e non è piccolo.
Non mi convince l’idea della standardizzazione.
Una azione didattica è sempre e fortemente contestualizzata e non replicabile. Certo, alcuni elementi possono ricorrere in più di una occasione, ma sono talmente tante le variabili che … variano che prevederle ed indicizzarle tutte sarebbe, forse tecnicamente possibile, ma avrebbe costi esagerati per l’utilità che potrebbe dare. Non credo, cioè, che un processo didattico possa essere descritto cogliendone tutte, dico tutte, le caratteristiche, le implicazioni, le sfumature e, se anche lo fosse, sarebbe fatica inutile. Troppo costoso per il valore aggiunto apportato.
Un esempio dalla mia esperienza. La lezione cui Antonio si riferisce è stata “ripetuta” due volte. L’ho fatta io, l’ho ripetuta a distanza di un giorno, in due corsi paralleli, per lo stesso committente ma l’ho cambiata in parecchi aspetti. Se al posto mio l’avesse fatta un altro docente, i cambiamenti sarebbero stati ancor maggiori e se anche il corso avesse fosse stato diverso, quali ulteriori cambiamenti sarebbero stati necessari?
Credo, caro Antonio, che il sogno di fare leggere e codificare una mia lezione da un computer debba rimanere tale per tanto tempo. O, almeno, lo spero.

