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domenica 22 marzo 2009

Metodo e tecnica. All'AIF Veneto




Una nuova iniziativa di AIF Scuola del Veneto, il seminario “Proposte e problemi negli approcci metodologici e didattici”. Un seminario “concettuale” per trattare il tema di come attraverso “metodi” e “tecniche” sia possibile dare qualità all’azione didattica. Parte Maria Antonia Piva, dirigente scolastico dell’Istituto Duca degli Abruzzi di Treviso con “Il metodo : definizioni e problematicità”. Seguo, a ruota, io con “Insegnare ed apprendere con le tecnologie, dalla trasmissione di informazioni alla costruzione di conoscenza”.
Introduce i lavori Filippina Arena e li coordina in modo brillante Elìsabetta Gonzato
La professoressa Piva, una dirigente competente e con le idee chiare, oltre ad aver presentato un eccellente quadro teoretico intorno al “metodo”, ha evidenziato e ribadito cose per niente ovvie nella pratica didattica come che all’insegnamento non consegue necessariamente ed automaticamente, che tanti “metodi” sono diventati autentiche mode depotenziandosi (ad esempio il “modulo”), che l’autonomia scolastica è stata spesso agita come gestione quantitativa dei contenuti: cosa aggiungere, cosa togliere; che le proposte didattiche che hanno invaso la scuola sono state tantissime ma pochissime hanno attecchito nella didattica quotidiana con conseguente spreco di risorse e frustrazione nei docenti che ci hanno creduto. Nota, infine, che è vero che i giovani sono demotivati ad apprendere, ma solo a scuola perché nella vita reale lo sono, e come …. (qui mi viene in mente la ricerca su come i giovani apprendono in internet.
Altra osservazione acuta (peccato non averci pensato, io, prima): oggi un ragazzo a 17 – 18 anni è già un adulto; ha una sua estesa esperienza e competenza; ha le sue aspettative. Non possiamo usare con lui i metodi didattici usati con i bambini ed i ragazzi. Non sono una tabula rasa ma portatori di conoscenze esperte. Suggerisce, quindi, di applicare gli approcci dell’andragogia all’educazione scolastica, almeno per gli studenti del triennio. Una ipotesi che trovo intrigante e che merita di essere esplorata anche se, per certi aspetti, vedo molti punti di contatto tra pedagogia ed andragogia.
Il mio intervento è stato finalizzato a tracciare un quadro teorico per la didattica con le tecnologie. Qui le slide.

sabato 14 marzo 2009

Mario Agati è un grande: dopo le LIM si è arreso




Mario Agati, il tenutario del mitico blog "Wild Web Chapinering”, (rinominato "tecnologie per crescere") ha raggiunto l’apice della sua riflessione e della sua narrazione. Lo ha fatto con il post “Dopo le LIM mi arrendo” dove con gustosissima narrazione manifesta senza più difese e pudori il proprio sconforto esistenziale di insegnante che ha sempre creduto, con pensiero distaccato e critico, nelle tecnologie.

………………. quando dall’esile armadietto che bivacca stanco …….. è scivolato a terra ………….. la cartellina color preservativo del recente convegno sulle LIM. Ci sono stato a quel convegno qualche giorno fa. Con l’ispettore, e il provveditore, e il fresco dirigente promosso per parentali meriti, e lo stuolo incravattato di periferici epigoni di guro ipermediali. A vendere se stessi e le nuove certezze di una nuova rivoluzione didattica che avverrà grazie alla profusione di mirabolanti lavagne interattive in ogni quando e in ogni dove.
….
A turno, con l’immancabile rosario di slides dalle scrittine blu e col sorriso incollato da entusiasmo prezzolato, i gurettini de noialtri ci hanno annunciato il verbo: …………………
Sono le stesse impavide orazioni che si proferivano decenni fa per le promettenti magie educative della videoscrittura, e poi degli ipertesti, e poi dei programmi autore, e poi dell’HTML, e poi della tecnologia flash, e poi di powerpoint, e poi di moviemaker, e poi di moodle, e poi dei socialnetwork e poi…
E intanto la scuola (superiore) è rimasta tale e quale. Il luogo imperituro dell’oratorio e della liturgia frontale.


Leggetelo tutto nel blog. Di Agati Mario.
Ed invogliatelo a non mollare. Ci mancherebbe. Ma non ci mancherà. Ne sono certo. Starà sempre con noi. Sempre più incazzato. Sempre più sfiduciato. Ma non mollerà mai. Continuerà imperterrito a torturarci con la sua coscienza critica.
Il grassetto è mio.

domenica 8 febbraio 2009

No LO, meglio attività di apprendimento



Il dibattito sui LO e su SCORM, ogni tanto si riaccende, segno che la ferita ancora sanguina. Veniamo ai fatti.
Un colloquio con un collega (ingegnere informatico) che sviluppa LO in Scorm (anche se farebbe volentieri qualcosa di meglio, lo dice lui) mi porta ad alcune considerazioni che pubblico qui in un post; questo post attiva commenti e nuovi contributi nei blog di Antonio e di Gigi;

Una parallela discussione su Facebook sull'uso di ExeLearning intorno ai Learning Object che si allarga alle LIM in altra area di Facebook, mi fanno venire la voglia di precisare come la vedo.

La questione SCORM si, Scorm no, per me è un dettaglio quasi irrilevante e marginale nella mia "avversione" metodologica ai LO. Ne ho parlato perchè mi sono reso conto che, a prescindere dalla irrilevanza didattica di un LO (è un materiale didattico e, tutt'al più come dice anche Jonassen, è un Instructional Object, non Learning ), la sua scormizzazione ha un costo significativo senza alcun valore aggiunto nel "ciclo di produzione" dell'apprendimento.

Questa mia personale e convinta conclusione è ancorata a due tematiche: come miglorare l'apprendimento con le tecnologie e come usare le tecnologie nei processi educativo/formativi in modo ordinario e sostenibile.

La mia "soluzione" sta nell'uso di quelle che chiamo "attività di apprendimento" (che ho più volte concettualizzato) utilizzando supporti informatici di semplice uso.

La conclusione di cui sopra ha contatti concettuali anche con cosa sia "innovazione" dei processi educativi e su quale dovrebbe essere la finalità di un sistema educativo/formativo.

Infine, il tutto viene da me "incartato" con l'afferamzione che:
- e-learning
- Learning Object
- SCORM
- LIM
sono questioni commerciali e non didattiche. Hanno, cioè, a che fare con il business e non con l'insegnamento e l'apprendimento.

Per concludere davvero, credo che l'apprendimento sia un fatto complesso e che non vada affrontato con approcci e soluzioni semplicistiche

martedì 20 gennaio 2009

Quali sono le nuove tecnologie?



Un tema sempre aperto a proposito delle così dette tecnologie didattiche è “quali sono le nuove tecnologie”? Non è una questione di lana caprina perché le risposte che diamo ci portano dritto dritto a distinguere le innovazioni vere da quelle false.
Se guardiamo agli investimenti pubblici (gli investimenti di chi dovrebbe avere una visione strategica verso l’innovazione) per il miglioramento delle nostre scuole e di cioè che qui si impara, sembrerebbe che le nuove tecnologie altro non fossero i “contenuti digitali” e le lavagne interattive multimediali. Tutte cose per cui si spendono milioni e milioni. A tutti i livelli.
Sono convinto che queste non siano “innovazioni” (cioè fare cose nuove). Sono soluzioni inefficaci e semplicistiche. Questo è solo il vecchio che viene fatto con strumenti nuovi.
Cosa cambia nella didattica, come migliora l’apprendimento se invece di studiare in un libro stampato studio da un libro digitale?
Cosa cambia se invece di scrivere su di una lavagna di ardesia artificiale o di carta scrivo su uno schermo “magico”? Cambia e migliora il mio modo di insegnare?
I miei studenti imparano meglio? La mia risposta è un sonoro no. Tutto rimane come prima. Attraverso “contenuti digitali” e LIM non si innova un’H. Il modello didattico è quello di sempre, cioè la scuola trasmissiva. Cioè il modello stra-criticato da ogni parte; quello di cui si invoca, si supplica, il superamento.
Ed invece, cosa si fa? Si da una spolverata di silicio al vecchio e lo si contrabbanda per nuovo. Sarebbe da chiedersi perché lo si faccia.
Cosa sono, allora le “nuove tecnologie”? Quelle che consentono di fare cose diverse? Quelle che mi consentono di attuare una didattica non più incentrata sulla trasmissione di contenuti? Quelle che consentono ai miei studenti/allievi di imparare meglio? La risposta è: “la rete”.
Lavorare in rete, comunicare in rete, ricercare in rete, costruire in rete. Tutto ciò che si può fare con un PC collegato ad Internet usando, anche, i diversi applicativi più o meno nuovi che girano in rete, dai blog, ai wiki, alle community, tanto per fare alcuni nomi .
Sono tutti strumentini leggeri, accessibili a tutti con i quali si possono inventare tante attività di apprendimento, tante attività didattiche in cui si rende attivo lo studente. Attività in cui lo studente usa il pensiero, costruisce la propria conoscenza.
Strumenti che costano poco o niente. Ed è forse per questo che non sono oggetto di alcuna “politica” per la scuola.