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martedì 18 novembre 2008

Merito e PISA



Sempre nel filone dl merito e della meritocrazia, interviene Teresa Siniscalco, già project manager di PISA 2003 per l’Italia che presenta i nodi problematici che sono emersi da PISA 20006, un riesame “a freddo” della mega ricerca mondiale sula scuola ed i suoi risultati.
Queste le problematiche emerse nel confronto globale, precisando che non è possibile estrarre variabili pesanti:
• Disparità geografica interna ad un Paese in buona parte dovuta alle condizioni socio economico
• Disparità tra tipi di scuola: sono più preparati gli studenti dei licei e meno quelli della formazione professionali
• Le votazioni ottenute dagli studenti (i voti dati dagli insegnanti) non evidenziano queste differenze: al nord in linea con i dati internazionali, al sud sono tanto sopravalutate. Quest’ultimo dato è forse dovuto ad un abbassamento delle aspettative.Mia nota: questo dato vuol forse dire che una stessa prestazione al nord viene valutata meno che al sud e che al sud si regalano bei voti?
• Esiste l’effetto dello status socioeconomico e culturale degli studenti e delle scuole: gli studenti con elevato status e le scuole con studenti di status elevato danno risultati migliori. Questa è una ulteriore prova che in Italia più che altrove (vedi l’intervento di Abravenel) il merito è un merito di nascita

Per capire cosa fare per migliorare è opportuno dare un’occhiata a cosa hanno fatto i Paesi che hanno dato le performance migliori (ad esempio la mitica Finlandia che, curiosità, ha dovuto istituire un apposito servizio per far fronte alle numerose richieste di visite di studio, nuova forma di turismo …. educativo). Questi i dati:
• Innanzi tutto, una politica scolastica caratterizzata da continuità: in Finlandia i 6 ultimi governi, anche di coalizioni diverse, non hanno mai modificato la riforma fatta dal precedente
• Vi è una centralità dell’educazione nell’opinione pubblica (la scuola è vissuta come importante dalla gente) e, conseguentemente, nella politica
• Le risorse allocate sono importanti anche se non vi è una relazione diretta risorse-risultati (in alcuni casi i soldi sono spesi male)
• La differenza vera la fa quello che succede in classe

Si viene, quindi, alla questione centrale: la qualità dell’insegnamento. Cosa si fa a tal proposito nei Paesi dove la scuola produce un apprendimento migliore?
• Innanzi tutto si ricercano i laureati migliori (non chi non trova altro da fare)
• Si fa una selezione in ingresso con procedure di valutazione efficaci
• Oltre alle competenze tecniche, vengono valorizzate le caratteristiche personali (non tutti sono adeguati dal punto di vista del carattere e del profilo psicologico a fare l’insegnante), la motivazione al lavoro e l’attitudine all’apprendimento continuo
• Viene fatta una consistente promozione del ruolo sociale dell’insegnante
• Per quanto riguarda la preparazione degli insegnanti si fa formazione per lo sviluppo di abilità pratiche, si fa prevalentemente formazione in servizio tramite affiancamento di tutor esperti, si mandano i novizi a far tirocinio in classi con buon insegnanti, si promuove l’imparare gli uni dagli altri (apprendimento reciproco)
• Vi è sempre un ruolo centrale del dirigente della scuola che deve essere eminentemente un leader pedagogico e non amministrativo
• Il sistema scuola e gli insegnanti hanno aspettative elevate verso gli studenti e si pone al centro il risultato
• Le attività didattiche sono caratterizzate dal coinvolgimento degli studenti in una didattica attiva e partecipata
• Si attivano consistenti servizi di supporto per attivare interventi precoci nei problemi (in Finlandia il 30 % studenti passano per servizi di supporto)

Ne abbiamo abbastanza per pensare e rimboccarci le maniche

sabato 5 aprile 2008

PISA a Trento: spunti da alcune situazioni nazionali

Al convegno sono state presentate anche 10 situazioni statali o sub-statali. Quelli che seguono sono gli aspetti che mi hanno colpito maggiormente in alcuni di queste.

Finlandia
Pur non presente, la Finlandia è stata sempre presente nelle citazioni. Queste alcune info raccolte qua e là. L’elevato valore conseguito da questo Paese per la terza volta su tre è dovuto anche alla ridotta variabilità che si riscontra al suo interno, all’elevato grado di equity conseguito.
Gli elementi della qualità sembrano essere: l’eliminazione della ripetenza, l’eliminazione della differenziazione precoce dei percorsi formativi, l’allocazione di risorse finanziarie “aggiuntive” ed individualizzate fin dai primi anni scolastici per attività di recupero e potenziamento.

Australia
In questo Paese si registra una progressiva perdita di posizioni e questo sembra dovuto più al miglioramento degli altri Paesi che ad un suo intrinseco peggioramento. Sono calate le presenze nelle votazioni più alte. Nella stampa è molto acceso il dibattito sui dati PISA e l’accusa prevalente che la scuola si è concentrata troppo sugli allievi peggiori trascurando i migliori. Uno dei rimedi che stanno adottando è la creazione di un curricolo nazionale superando i diversificati curricoli locali.

Regno Unito
Si ha una buona omogeneità interna escluso il Galles; performano meglio i maschi che le femmine.
Non hanno rilevato correlazione tra gli investimenti in educazione e performance.
Ciò che sembra essere rilevante è il monitoraggio costante delle performance delle scuole e questo stimola la competizione interna.

Spagna – Catalogna
Curiosa l’analisi che il professore di matematica ed indipendentista convito fa della bassa performance della sua regione (la Catalogna è una nazione senza stato, affermazione sua) tanto con riferimento alla media nazionale che rispetto a tutte le altre aree spagnole: tutta colpa della metodologia PISA, campionamento inadeguato, domande “strane”, troppa fatica nella compilazione che demotiva gli studenti all’impegno ….. Contento lui ….

Belgio francofono
Vi è un gap significativo tra le 2 comunità favore di quella fiamminga pur in presenza di indicatori economici migliori in quella francofona. E’ un sistema a bassa equity (significativa incidenza dello status socio-economico nella prestazione scolastica. Perchè differenze? Pare siano dovute caratteristiche familiari: stato lavorativo, libri in famiglia, status emigrativi. Le differenza più significative si hanno a livello di studente e di scuola e non di comunità. A livello di studente incide l’assenteismo, il consumo di sostanze e la microcriminalitá.
E’ stata rilevata la presenza di Ghetto schools, scuole ad elevata presenza di situazioni di marginalità socio-culturale.

Cina - Macao
Ci sono scuole che sono sempre sopra la media ed a aree sempre sotto la media nazionale.
Ciò non vuol dire che scuole under-performer siano scuole povere perché PISA misura un effetto cumulativo di 10 anni di scuola .
Si nota che studenti appartenenti a famiglie con indice socio-economico alto vanno in tutti i tipi di scuola, quelli con indice basso vanno nelle scuola dove tutti gli studenti appartengono a famiglie con indice basso.
Il boom economico non è rispecchiato della qualità della scuola.
La formazione degli insegnanti è ritenuta ottima; gli insegnati sono certificati ad un livello di master e sono soggetti a valutazione periodica.

Portogallo
Un Paese a bassa prestazione scolastica con differenza interne poco marcate, un sistema molto inclusivo e molto costoso. I risultati non sono in linea con lo sforzo che viene fatto.
Tradizionalmente la scuola è molto selettiva il che genera un tasso elevato di ripetenza. A livello di pubblica opinione questo fatto è molto apprezzato ma i policy-makers vorrebbero cambiarlo perché la scuola buona non è quella che seleziona e boccia.
Tra le misure che si stanno prendendo vi è la generalizzazione della scuola pre-primaria; la considerazione dell’educazione come occupazione full time per studenti ed insegnanti (provvedimento che sta avendo un impatto molto soddisfacente) la formazione on job per i docenti, la chiusura di 2500 microscuole (10 allievi), la costruzione nuove scuole in cui sono presenti tutti gli ordini di scuola obbligatoria, il rinforzo generalizzato dell’insegnamento della scienza.

Canada
Interessante, in questo Paese, le ricerche correlate al PISA: fin dal 2000 stanno seguendo gli sviluppi scolastici degli studenti che hanno partecipato al PISA ed hanno notato che vi è correlazione tra i risultati ottenuti al PISA e la progressione scolastica: migliore era stata la performance, maggiore è la probabilità che il percorso superiore si concluda con successo e che ci sia un proseguimento della carriera scolastica con il passaggio all’università. Ma all’interno di questa tendenza

Polonia
Pur non presente, il caso Polonia è stato più volte citato in quanto la sua performance è aumentata in modo significativo e ciò è coinciso con una robusta riforma del sistema educativo del quale si è detto poco. Non ho, quindi, idea di quali cambiamenti siano stati fatti. Qualcuno ne sa più di me?

giovedì 3 aprile 2008

PISA a Trento: dati Italia

Se come dato aggregato l’Italia si pone molto al di sotto della media e quasi in coda, disaggregandolo per unità territoriali la cosa cambia decisamente con un intervallo tra la regione con maggior punteggio e quella con minore di circa 100 punti, quasi l’intero range dei punteggi dei 56 Paesi partecipanti .

Al vertice troviamo la provincia di Bolzano collocata sopra la media, a metà strada tra la media e l’inarrivabile Finlandia nelle vicinanze di Austria, Germania, Svizzera, Regno Unito e Macao.

Poco più sotto la provincia di Trento. In posizioni “alte” e sopra la media anche il Friuli Venezia Giulia, il Veneto. Sopra o nella media internazionale anche il Piemonte, la Lombardia e L’Emilia Romagna.

In coda ed al di sotto della media nazionale, le regioni del mezzogiorno e le isole. La stessa situazione viene rilevata se si considerano gli studenti con bassa performance ( 1 e 2) e gli high performer: molti di più i low performer al sud che al nord; gli high performer molti di più al nord che al sud.

Le femmine ottengono punteggi maggiori di quelli dei maschi nella lettura mentre i maschi sopravanzano le femmine nelle materie scientiche.

La pessima situazione italiana è dovuta, anche, all’elevata percentuale di soggetti che ottengono punteggi bassi (-1 e 1) ed alla bassa presenza dei punteggi più alti.

Curiosa la situazione guardando il self-concept (l’auto-valutazione della competenza): coloro che evidenziano basse prestazioni si danno volti alti; quelli che in realtà danno ottime prestazioni sono più modesti nell’attribuirsi l’auto-valutazione.

La spesa per studente è molto alta (6300 €) rispetto a quella della Finlandia (5600) ma la nostra performance è di 475 punti e quella finlandese 563 ….

Come spiegare, allora, le differenze? Non pare ci siano elementi certi. Pare, e ribadisco, pare, che una delle cause sia l’irrilevanza delle politiche educative nella pubblica opinione. Le cause del nostro “problemino” sembrano essere di natura socio-culturale, di efficacia istituzionale e di tradizione civica delle diverse regioni. Tutte queste variabili contano più delle risorse materiali. La scuola è, così, oggetto del capitale sociale e produttrici loro stesse di capitale sociale. L’incidenza della pubblica opinione sembra essere proprio pesante: la scuola per la quale esiste una immagine sociale migliore (i licei), la performance è migliore (nei licei, appunto).

Se lo dicono gli autorevoli ricercatori che gravitano attorno al business PISA….

Da lunedì prossimo, un ricco report sulla situazione trentina nel contesto italiano e generale sarà accessibile dal portale dell’IPRASE

PISA a Trento: dati generali

Presentati oggi a Trento risultati della ricerca PISA 2006.

Come noto, la ricerca si effettua ogni 3 anni e coinvolge i 30 Paesi dell’OCSE più altri per arrivare ai 56 dell’indagine 06. Il suo scopo è di confrontare le performance dei sistemi educativi dei paesi partecipanti.

La peculiarità del PISA sta nel cosa viene valutato: non la conoscenza posseduta, ma cosa si riesce a fare con ciò che è stato imparato. Si parla, infatti, di litteracy il cui significato è più vicino al concetto di “competenza” che non di “profitto”.

Soggetti del testing sono gli studenti di 15 anni e questo consente di valutare l’effetto cumulativo di 10 anni di scuola.

Tre le tradizionali aree di indagine: la lettura (usare, interpretare e riflettere su materiale scritto), la matematica (riconoscere problemi risolvibili matematicamente, rappresentarli e risolverli in modo matematico) e le scienze (identificare le questioni scientifiche, spiegare i fenomeni scientifici e usare le prove scientifiche. Ogni rilevazione triennale si focalizza, con una analisi più approfondita, su una delle tre tematiche. Questa volta (2006), la focalizzazione è stata sull’uso della conoscenza scientifica.

I macro dati sono noti da qualche mese: la Finlandia in testa seguita di poco da Hong Kong e Corea, l’Italia fanalino di coda davanti solo a Portogallo, Turchia, Grecia e Messico.

Per quantificare queste posizioni: media 500, Finlandia 563, Italia 475. Una differenza di una novantina di punti corrispondenti a circa un anno mezzo di scolarizzazione. Questo vuol dire che uno studente italiano che frequentasse la seconda liceo, mediamente, avrebbe la stessa preparazione di un finlandese in terza media o agli inizi del liceo ….

Le performance nelle tre aree sono valutate su 6 livelli. Ad esempio, l’ottenimento del grado 6 in scienze sta ad indicare che lo studente con regolarità è in grado di identificare, spiegare ed applicare la conoscenza scientifica e la conoscenza sulle scienze in una varietà di situazioni complesse. Il valore 1 indica che lo studente ha conoscenze scientifiche così limitate che possono essere applicate solo ad un numero limitato di situazioni familiari. Sotto il livello 1 sta a significare che lo studente non è in grado di usare le proprie abilità scientifiche nemmeno per risolvere le prove più facili che fanno parte del repertorio PISA.

Nei confronti tra Paesi ed al loro interno, sono importanti le percentuali di studenti che si collocano nella fasce basse (tra -1 e 2) ed in quelle alte (particolarmente 6) e le loro dinamiche nel tempo.

Qualche altro dato. Difficile identificare in modo univoco le ragioni delle diverse performance nazionali e locali. Il livello di spesa per studente non è correlato alla performance; in alcuni casi una spesa elevata si correla ad elevate prestazioni; in altre no (l’Italia è un esempio). La Finlandia, ad esempio, che ha sempre ha la prestazione migliore, l’investimento per studente è ben più basso di quello che viene fatto da noi.

Correlazione in qualche caso positiva tra le risorse (aule, pc, laboratori) e prestazione delle aree. Ciò che correla maggiormente con la prestazione scolastica sono le caratteristiche socio-economiche dello studente. Ma neppure questo è un dato generale.

Nello studio è stato introdotto anche il concetto di equity , cioè il grado di dipendenza della prestazione scolastica dalle condizioni socio-economiche della famiglia dello studente. Alcuni paesi sono molto equi (Finlandia, ad esempio), altri non lo sono (Manco a dirlo, l’Italia).

In PISA sono stati investigati anche gli atteggiamenti (l’interesse per le aree tematiche della ricerca, il proprio futuro accademico e professionale, …). Curioso il dato secondo cui maggiore è la competenza scientifica, maggiore è la preoccupazione per l’ambiente ed il suo degrado.

Una buona quantità di dati è presente nel sito OCSE in www.pisa.oecd.org

….

P.S. Alcuni dati sull’investimento in educazione:

La stessa somma investita in formazione produce un impatto sul PIL 4 volte superiore di analogo investimento in incentivi alle imprese;

Aumentare di 1 anno la permanenza media nel sistema educativo, porterebbe ad un aumento del PIL del 10%.

lunedì 31 marzo 2008

Pisa a Trento

Giovedì 3 e venerdì 4 aprile saranno presentati ufficialmente a Trento i dati della ricerca PISA. Qui il programma dell'evento. I tristi, per la scuola italiana, dati sono ben noti. Speriamo di ascoltare qualche analisi non scontata.

Al tempo della uscita ufficiosa dei dati, ero a Bressanone con Jonassen e gli chiesi una breve intervista pensando di fare cosa gradita ai potenti locali: non è da tutti i giorni poter contare su un commentatore così autorevole.
Mi affretto e mi affanno per farla avere nel più breve tempo possibile al competente ufficio stampa ma mi accorgo presto di aver commesso una delle mie solite ingenuità. Mi si dice che non è opportuno uscire con affermazioni come quelle che aveva fatto il nostro. Non mi resta che pubblicarla in questo blog. Qui il testo integrale .....