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martedì 17 marzo 2009

Gli adolescenti non perdono tempo in Internet



E' questa la conclusione di uno dei più importanti studi estensivi sugli adolescenti americani e sull'uso che fanno di internet. Questo studio, durato tre anni, che ha coinvolto 800 adolescenti ed ha visto 5000 ore di osservazione, dimostra che stando online questi giovani sviluppano importanti abilità sociali e tecniche, e spesso lo fanno in modi che che gli adulti non comprendo o a cui non attribuiscono valore.
La ricerca Kids' Informal Learning with Digital Media: An Ethnographic Investigation of Innovative Knowledge Cultures è stata realizzata per conto della Fondazione Mac Arthur alla University of Southern California and University of California, Berkeley.
Qui i report.

Queste le principali evidenze:
- Le tecnologie (…) sono i nuovi attrezzi della cultura giovanile
- Si diventa adulti, si acquista autonomia, si costruisce identità utilizzando nuovi mondi per comunicare, per fare amicizia, per giocare e per l’auto-espressione
- Gli adulti ritengono che questo sia uno spreco di tempo mentre i giovani trovano queste attività impegnative ed importanti
- Il mondo digitale sta creando nuove opportunità per misurarsi con le norme sociali, esplorare interessi, sviluppare abilità tecniche, sperimentare nuove forme di auto-espressione
- … e consente lo sviluppo di abilità tecniche specialistiche e sociali in uno contesto di apprendimento non-scolastico
- Si apprende in libertà ed in autonomia, con motivazione , in modo auto-diretto e guidati dall’interesse, con modalità peer-teaching e peer-feedback
- Tutto questo ha anche un impatto benefico sull’autostima

Ciò che voglio evidenziare è l'approccio all'apprendimento che questi piccoli diavoli dimostrano:
- imparano con estremo interesse ed impegno
- fanno tutta la fatica che serve per imparare
- apprendono in modo auto-diretto
- apprendono per uno scopo
- apprendono in connessione con altri
- usano strategie che noi tecnici potremo chiamare di peer-teaching e peer-tutoring
- sono orgogliosi di ciò che hanno appreso
- sanno monitorare il proprio apprendimento
- sono riconosciuti all'interno della propria comunità per ciò che sanno.

Mi domando: si comportano così anche a scuola? Se no, come è ovvio, perchè?
Perchè non sono intressati a nulla?
Perchè non hanno voglia di imparare?
Perchè non hanno un "metodo di studio"?
Perchè non vogliono fare fatica?
Perchè non sono determinati?
Perchè hanno, nel migliore dei casi, limitate abilità cognitive e metacognitive?

Mi si dirà: la scuola è la scuola; la vita fuori è un altra cosa.

Appunto.

giovedì 12 marzo 2009

Adolescenti ed Internet, un paper



Mi sono imbattuto in un interessante paper (di prossima pubblicazione su "Current Directions in Psychological Science" che discute le conseguenze sociali dell’uso di Internet da parte degli adolescenti. Lo hanno scritto Patti M. Valkenburg e Joachen Peter dell’Università di Amsterdam, Amsterdam School of Communications Research.
Dopo aver considerato un’ampia letteratura sull’argomento ed aver effettuato studi longitudinali sono giunti alla formulazione di quella che loro chiamano “The Internet-enhanced self-disclosure hypotesis”, il miglioramento, dovuto all’uso di internet, dell’abilità sociale di raccontare se stessi e di stabilire efficaci relazioni sociali.
Diversamente da quanto evidenziato dagli studi sull’argomento fatti negli anno ’90 (che sostenevano l’ipotesi dell’effetto negativo dell’uso delle tecnologie della comunicazione), gli studi più recenti evidenziano un effetto opposto.
Ciò che secondo gli autori ha provocato questa inversione di impatto è l’utilizzo più generalizzato che ora si sta facendo dell’interazione on-line (dovuta ad una maggior accessibilità al pc ed alla rete, alle loro migliori performances, alla tipologia degli ambienti di social network disponibili) che rende possibile una intensa interazione tra persone conosciute che fa si che l’interazione mediata dalle tecnologie non sia altro che un’altra risorsa per i giovani per interagire tra di loro.
Studi “vecchi” evidenziavano che internet motivava i giovani ad intessere relazioni superficiali, a sprecare tempo con sconosciuti, a ridurre le relazioni sociali ed il benessere in quanto adolescenti. Questi gli “effetti riduttivi” (reduction effects). A quei tempi la maggior parte della rete sociale di una persona era ancora off-line e le relazioni off-line erano tenute separate da quelle on-line. Dall’11% di giovani on-line si è passati, ora all’84% e le dinamiche sono radicalmente cambiate. Secondo lo studio in oggetto con la facilitazione della connessione on-line e con quasi l’intero network personale anch’esso on-line, lo stare on-line non solo non riduce ma incrementa la connessione ed il benessere sociale. Questo è dovuto, secondo gli autori, all’aumento della capacità di auto-raccontarsi attraverso gli strumenti dell’interazione on-line.
Gli assunti della loro ipotesi, quindi, sono:
- la comunicazione on-line stimola il racconto di sé
- il raccontarsi on-line incrementa la qualità della relazione
- la maggior qualità della relazione migliora il benessere degli adolescenti.
Questo primo studio evidenzia le tematiche che necessiterebbero di un ulteriore investigazione e se cioè questo effetto sia correlato al tipo di tecnologia usato, al tipo di uso che se ne fa, al genere, alla così detta ansietà sociale.
Gli autori non escludono che l’interazione on-line possa generare cyber-bullismo, abuso sessuale, comportamento aggressivo dovuto alla ridotta inibizione ad essa associata.
Il paper completo lo trovate qui

http://www.psychologicalscience.org/journals/cd/18_1_inpress/Valkenburg.pdf