Visualizzazione post con etichetta Teorie dell'apprendimento con le tecnologie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Teorie dell'apprendimento con le tecnologie. Mostra tutti i post

martedì 24 marzo 2009

Tracciare? Apprendere?



Ogni tanto anche un vecchio post può ri-generare riflessioni ed approfondimenti. Il pretesto era lo SCORM, il suo senso anche alla luce dell'apprendimento, il rapporto costi-benefici.
Io, con il mio abituale spirito ecumenico, sostenevo che lo SCORM non serve a nulla, che non ci aiuta per nulla nella determinazione di cosa una persona abbia appreso, che è solo un costo aggiuntivo (nello sviluppo del già inutile - per me - Learning Object).
Più specificamente sostenevo che la tracciatura resa possibile dallo scormizzare un LO non dava alcuna informazione utile a determinare se e cosa una persona avesse appreso.
Ovviamente, dietro queste mie idee ci stava e ci sta tutta una idea di cosa sia l'apprendimento e su cosa sia sensato fare per sperare che si verifichi.
Quel post aveva generato già allora una serie di commenti da parte di Antonio Fini e Gigi Cogo, commenti rimbalzati anche su Facebook.
Massimiliano Ferrari ha rispolverato quel vecchio post di inzio febbraio sostenedo la validità didattica dell scorm e della tracciature; controargomenta Lorenz Toniolo vicino alle mie posizioni (tanto per farla breve). Ferrari ha anche scritto sul suo blog con il gustoso titolo di Blog Wars

In quel post ho commentato anch'io sostenedo che la tracciatura ha lo stesso senso della “presenza” di uno studente in aula: il fatto che una persona sia presente in aula vuol dire solo che è lì dentro e non in altro luogo, che sta 5 ore seduto su una sedia e che, per ben che vada, “ascolta” chi sta parlando; spesso lo sta solo guardando con l’aria intontita. La presenza in aula non ci dice nulla di cosa la persona abbia imparato (andrebbe chiarito cosa significhi “imparare”).

Idem per la tracciatura. Anzi, qui l’imbroglio è ancora più facile ed agevole. Si può cliccare mangiando un panino o guardando la TV, si può fare cliccare ad una persona compiacente ….
Si dirà, che ci sono sempre i test di valutazione.

Ma cosa misurano i classici test a risposta multipla, a drag-and-drop, a completamento?
Molto poco. Se non una qualche forma di memorizzazione.

Si dovrebbe, quindi, misurarsi sull’idea che abbiamo tutti dell’apprendimento (che non coincide con l’insegnamento anche perché all’insegnamento non consegue necessariamente l’apprendimento).

Si dovrebbe, anche, esplicitare le ragioni per cui facciamo formazione: formiamo per la memorizzazione e la ripetizione (in tanta scuola si fa esattamente così)?
Io preferirei formare per la comprensione, per l’ “apprendimento autentico”.
Non mi interessa sapere, soprattutto nella formazione degli adulti, cosa una persona ha imparato al termine di un corso ma cosa, una volta tornata al lavoro, saprà fare con le cose che imparato.
Si potrebbe introdurre anche il concetto di “valutazione autentica”, ma il discorso si farebbe lungo. Magari riprendo al cosa in un nuovo post.

domenica 8 febbraio 2009

No LO, meglio attività di apprendimento



Il dibattito sui LO e su SCORM, ogni tanto si riaccende, segno che la ferita ancora sanguina. Veniamo ai fatti.
Un colloquio con un collega (ingegnere informatico) che sviluppa LO in Scorm (anche se farebbe volentieri qualcosa di meglio, lo dice lui) mi porta ad alcune considerazioni che pubblico qui in un post; questo post attiva commenti e nuovi contributi nei blog di Antonio e di Gigi;

Una parallela discussione su Facebook sull'uso di ExeLearning intorno ai Learning Object che si allarga alle LIM in altra area di Facebook, mi fanno venire la voglia di precisare come la vedo.

La questione SCORM si, Scorm no, per me è un dettaglio quasi irrilevante e marginale nella mia "avversione" metodologica ai LO. Ne ho parlato perchè mi sono reso conto che, a prescindere dalla irrilevanza didattica di un LO (è un materiale didattico e, tutt'al più come dice anche Jonassen, è un Instructional Object, non Learning ), la sua scormizzazione ha un costo significativo senza alcun valore aggiunto nel "ciclo di produzione" dell'apprendimento.

Questa mia personale e convinta conclusione è ancorata a due tematiche: come miglorare l'apprendimento con le tecnologie e come usare le tecnologie nei processi educativo/formativi in modo ordinario e sostenibile.

La mia "soluzione" sta nell'uso di quelle che chiamo "attività di apprendimento" (che ho più volte concettualizzato) utilizzando supporti informatici di semplice uso.

La conclusione di cui sopra ha contatti concettuali anche con cosa sia "innovazione" dei processi educativi e su quale dovrebbe essere la finalità di un sistema educativo/formativo.

Infine, il tutto viene da me "incartato" con l'afferamzione che:
- e-learning
- Learning Object
- SCORM
- LIM
sono questioni commerciali e non didattiche. Hanno, cioè, a che fare con il business e non con l'insegnamento e l'apprendimento.

Per concludere davvero, credo che l'apprendimento sia un fatto complesso e che non vada affrontato con approcci e soluzioni semplicistiche

mercoledì 18 giugno 2008

Il grande Egon ed i Pionieri


Egon Gastaleddli si è laureato oggi (specialistica) a Padova in psicologia con una tesi di analisi qualitativa del progetto Pionieri. Il lavoro è stato apprezzato dalla Commissione con il massimo dei voti.
I miei complimenti ad Egon insieme al mio ringraziamento per aver effettuato un lavoro imponente su di un progetto che mi è caro.
Il fuoco del lavoro di Egon è stato su come gli insegnanti (in Pionieri) usano le tecnologie tra orientamenti "desiderabili" e teorie implicite.
Sulla base di una concettualizzazione didattica dichiarata (il costruttivismo in generale e l'apprendimento significativo come approccio più mirato), Egon ha intervistato una decina di "pionieri", ne ha analizzato le narrazioni, le ha elaborate (con il supporto di Atlas.ti) ed ha categorizzato le tipologie d'uso in "usi ricchi" (quando gli studenti ad usano le tecnologie) e "usi poveri" (quando sono gli insegnanti a farlo).
Le teorie implicite degli insegnanti su cosa sia sia l'apprendimento, su come si apprenda e, conseguentemente, come si insegni hanno preso il sopravvento su nuove concettualizzazioni, evidentemente trattate in modo troppo superficiale. Ne è risultata una prevalenza di "uso povero", di una replica della didattica tradizionale usando le tecnologie.
Dato confortante: in più casi l'uso "povero" è stata l'occasione per una riflessione, spesso spontanea, su modalità di utilizzi più ricchi, usi di cui si è scoperta l'efficacia.
Ancora complimenti ad Egon per il suo bel lavoro (corposa anche la parte teorica iniziale che offre un buon framework concettuale per la didattica con le tecnologie) e grazie per il contributo che ci ha dato nel comprendere, attraverso un occhio esterno critico e non compiacente, il nostro lavoro.
Spero si possa diffondere presto il suo lavoro.

mercoledì 27 febbraio 2008

Apprendere con l’investigazione e con le simulazioni di SimQuest

Lo studente che agisce come uno scienziato: questa è l’essenza dell’Inquiry-based Learning reso operativo attraverso le simulazioni.

Lo studente:

  • Esplora
  • Formula domande
  • Fa scoperte
  • Cerca nuova comprensione

E facendo tutto questo, costruisce nuova conoscenza personale.

SimQuest è un ambiente per generare e gestire simulazioni sviluppato dall’Università di Twente, Olanda.

In ambienti tematici, lo studente manipola variabili di input ed osserva variabili di output.

E’ un lavoro ad elevato coinvolgimento cognitivo in cui si utilizza il potere di apprendimento dell’esplorazione, della scoperta, dell’interrogazione, dell’errore e dell’imparare facendo.

A breve l’intero ambiente SimQuest (ambiente studente, ambiente autore, sistema di help e di advice) ed alcune simulazioni saranno disponibili anche in italiano.

Qui un breve approfondimento.

Qui per accedere alle risorse SimQuest in italiano.


lunedì 25 febbraio 2008

La conoscenza è mal (strutturata)

Perché tanti fallimenti dell’e-leaning? Perché cosi inutili i così detti Learning Object? Tantissime le argomentazioni, molte svolte anche qui.

Ogni tanto tento una mia sintesi personale. La più recente, certamente non definitiva, ma che per me ha un peso specifico notevole riguarda il come noi consideriamo la struttura della conoscenza.

Nel modello delivery/e-learning (che è lo stesso della scuola tradizionale che sarebbe come dire quella prevalente) si ha un pensiero a senso unico: tutta la conoscenza viene trattata come se la sua natura fosse sempre la stessa, in tutti domini, come se il suo significato fosse sempre e per tutti lo stesso, e, cosa che ha implicazioni nefaste (per l’insegnamento e per l’apprendimento), viene considerata come se ogni dominio di conoscenza avesse una struttura lineare, a piccoli pezzi (atomi di conoscenza …), ricomponibili. Sulla base di questi presupposti, si organizza l’insegnamento a senso unico, una unica rappresentazione di quella conoscenza, (quella del libro di testo o dell’insegnante), un solo modo di padroneggiarla (memorizzare e ripetere l’interpretazione “giusta”).

La quasi totalità dei domini di conoscenza non ha una forma ben strutturata, è, con terminologia inglese, ill-structured, mal strutturata, debolmente strutturata. Si presta ad essere letta da prospettive multiple, è imprevedibile, non sempre affidabile, è spesso ambigua. Il mondo non è così regolare ed ordinato come ci viene trasmesso dalle teorie, dai libri di testo, dall’insegnamento formale.

Ecco la base del grande equivoco, del grande errore: trattiamo, didatticamente, la conoscenza come fosse se avesse una certa forma quando, invece, ne ha una opposta. E, sempre didatticamente, ci comportiamo di conseguenza.

E facciamo i danni che conosciamo.

La teoria della flessibilità cognitiva (Spiro ed altri) ci può essere di grande aiuto per chiarirci le idee sulla questione.

E i Cognitive Flexibility Hypertxts a sostituire courseware e learning object.

Usciamo dalla tirannia lessicale e concettuale dell’informatica ed adottiamo lessico e concetti della pedagogia e della didattica.

Qui qualche concetto in più.

Tecnologie per l’apprendimento significativo

Si parla (ancora) tanto del superare la e (dell’e-learning) e di concentrarsi sul learning, ma come fare? Quali potrebbero essere i concetti più utili per questa ri-centratura?

La letteratura ne offre numerosi ed io stesso faccio riferimento ad un elenco quasi infinito. Qui qualche scheda non proprio aggiornata ma pur sempre buona per iniziare una esplorazione più completa.

La sintesi che però più mi convince è quella che fa Jonassen nel suo ultimo libro Meaningful Learning with Technology e cioè, l’apprendimento significativo.

Nel filone costruttivista, l’apprendimento è significativo quando ciò che si apprende ha un senso per la persona che lo ha appreso; ha un senso se con quanto ha appreso la persona è in grado di fare qualcosa.

Secondo Jonassen, usare le tecnologie per sostenere l’apprendimento significativo vuol dire usarle per

  • investigare
  • esplorare
  • scrivere
  • costruire modelli
  • costruire comunità
  • comunicare con altri
  • progettare
  • visualizzare

Molto efficace questa sua argomentazione” “…. sarà anche possibile far si che le persone apprendano cosa noi (insegnanti) vogliamo, ma in futuro ricorderanno ed useranno solo ciò che per loro ha un senso”.

Chiaro, no?

Qui qualche passaggio dal libro di Jonassen.

venerdì 25 gennaio 2008

Apprendimento significativo con le tecnologie - Online i materiali

Ad inizio dicembre 2007 si sono svolti a Bressanone ed a Bolzano tre seminari sugli usi didattici delle tecnologie nella logica dell'apprendimento significativo.
Le attività facevano parte del progetto della Provincia Autonoma di Bolzano Apprendere con le Tecnologie.
Da oggi sono on-line i materiali usati e sviluppati in quegli eventi. Del seminario del 7 è visionabile anche il video.
E' possibile accedere agli ambienti dei seminari cliccando sul loro titolo. E' stato abilitato l'accesso diretto.
Qui l'accesso al portale di progetto.
Chi è interessato ad essere informato sulle attività del progetto (prossime iniziative formative, disponibilità di nuovi materiali...) si deve iscrivere alla comunità di progetto cliccando in "Iscrizione alla comunità" nella sezione "strumenti" nella parte bassa della barra laterale sinistra.

domenica 18 novembre 2007

Apprendere con le tecnologie: un seminario pubblico


La settimana di didattica con le tecnologie della Provincia di Bolzano (3 - 7 dicembre) si conclude venerdì 7 a Bolzano, sala convegni della scuola professionale L. Einaudi, con un seminario pubblico (con traduzione simultanea).

Strategie didattiche per l'apprendimento significativo

Docenti: David Jonassen, Rose Marra, Jan van der Meij

Informazioni ed iscrizioni nel portale Apprendere con le tecnologie

lunedì 12 novembre 2007

Apprendere con le tecnologie: Meaningful learning with technologies

Sempre della serie: Learning Strategies , una ulteriore infornata di strategie sarà oggetto di un secondo workshop a Bressanone nell'ambito del progetto "Apprendere con le tecnologie". Questa volta la docenza sarà affidata a David Jonassen e le learning strategies affrontate saranno più di una e tra queste:

  • Concept Mapping of topics or cases
  • Case Library (Database) of Stories
  • Student-Constructed Video Documentaries
  • Instructor Analogies and Questioning Strategies
  • Student-produced wikis
  • Student Blogs about class topics
  • WebQuests
  • Alternative assessment strategies
Il riferimento è il recente libro di Jonassen "Meaningful learning with technologies"

Maggiori informazioni qui.

I lavori si svolgeranno in inglese. Alcuni posti per esterni sono ancora disponibili. Iscrizioni sul portale. Per maggiori dettagli: info@apprendereconletecnologie.it

Apprendere con le tecnologie: Inquiry-based learning

Tra le diverse Learning Strategies (uso questa espressione inglese perchè la traduzione letterale in italiano mi pare funzioni poco) che ci consentono un uso "ricco" delle tecnologie c'è sicuramente l'Inquiry-based learning. Jan van der Meij così lo definisce, contestualizzandolo nell'uso delle simulazioni supportate da pc: "Nell’ambito dell’apprendimento di materie scientifiche basato sull’esplorazione, gli studenti gestiscono il proprio processo di apprendimento. Essi formulano delle ipotesi e svolgono esperimenti e attraverso queste attività costruiscono la loro conoscenza nell’ambito di un determinato dominio. Le simulazioni con l’ausilio del computer sono molto adatte a questo tipo di apprendimento. Nell’apprendimento basato sull’esplorazione di simulazioni i discenti indagano un dominio attraverso la manipolazione e l’osservazione di un modello di simulazione, per scoprirne le caratteristiche.
Su questi principi è stato sviluppato dall'Università di Twente (Olanda), il programma SimQuest che consente di generare, con relativa facilità, simulazioni scientifiche basate sulla manipolazioni di variabili.
Nell'ambito del progetto Apprendere con le tecnologie stiamo localizzando in italiano l'applicativo, il suo help on-line, il sistema di advice ed alcune delle simulazioni esistenti.
Per apprendere tanto le basi metodologiche dell'Inquiry-based learning che l'uso di SimQuest, compresa la produzione di nuove simulazioni, il 3 e 4 dicembre 2007 si terrà presso l'Università di Bolzano, sede di Bressanone (Scienze della Formazione) un workshop intensivo. Docente sarà Jan van der Meij, del team di Ton de Jong che ha sviluppato il programma. I lavori si svolgeranno in inglese. Alcuni posti per esterni sono ancora disponibili. Iscrizioni sul portale. Per maggiori dettagli: info@apprendereconletecnologie.it

mercoledì 7 novembre 2007

Apprendere con le tecnologie, un progetto, un portale


Una preoccupazione che ho sempre avuto, e questo blog ne è testimone, è quella di riflettere sugli usi delle tecnologie fondati su di una esplicita e solida base pedagogica e didattica.
Un fertile terreno per il perseguimento di questo obiettivo e di cercare di tradurlo in pratica mi viene offerto da anni dalla Provincia Autonoma di Bolzano.
Qui, aggregando 5 Ripartizioni provinciali, è stato attivato da alcuni anni il Sistema Copernicus, una infrastruttura provinciale di competenze e tecnologie per utilizzi didattici delle ICT.
In questo contesto, da un anno è attivo il Progetto Pionieri, con target la Formazione Professionale in lingua italiana. Il portale del progetto è un "ambiente" di supporto alla didattica ricco di risorse didattiche oltre che tecnologiche.
La volontà di "spingere" su usi pedagogicamente ricchi delle tecnologie, ci ha portati a concepire un progetto ambizioso: mettere a punto, con l'aiuto di alcuni dei più significativi protagonisti della scena internazionale, strategie didattiche per l'apprendimento significativo da utilizzare nella formazione professionale.
I riferimenti sono David Jonassen della University of Missouri e Ton de Jong della Twente University.
Il primo è certamente uno dei più autorevoli scienziati di psicologia cognitiva che abbiano fatto ricerca scientifica su come le tecnologie possono migliorare l'apprendimento.
Il secondo è, tra le altre cose, la persona che ha concepito e sviluppato l'ambiente per simulazioni SimQuest.
Il nuovo progetto si chiama: Apprendere con le Tecnologie.
Dopo alcuni mesi di lavoro (il progetto è in fase di sviluppo) si cominciano a vedere i primi risultati che saranno oggetto di alcune iniziative formative che saranno realizzate nella prima settimana di dicembre.
Alcune informazioni si possono trovare nel portale "Apprendere con le Tecnologie".
Dettagli sul progetto e sulle iniziative di dicembre a breve su questo blog, oltre che sul portale.

domenica 21 ottobre 2007

Tecnologie ricche e tecnologie povere

Nella comunità Ning Orientamenti e disorientamenti si sta discutendo sul fatto se sia possibile identificare tecnologie povere e ricche dal punto di vista del loro contributo diretto al processo di apprendimento.

Si parlava di blog didattici (una dicussione aperta da Giovanna) e Marcello Molino sosteneva che .... tecnologie opportunamente arricchite di scaffolds che, tra l'altro, stimolino l'esplicitazione e la consapevolezza dei processi cognitivi impiegati e supportino la riflessione metacognitiva non offrirebbero più opportunità in questo senso rispetto a tecnologie generaliste nate per tutt'altri scopi e per tutt'altri utenti? Ovvero, perchè utilizzare tecnologie pedagogicamente povere (scusate, ma tra queste metto il blog per primo) e non, piuttosto, impegnarsi a costruirne di più ricche e significative (secondo, ad esempio, le indicazioni di David Jonassen e dei suoi mindtools)?

La questione ci porta dritti dritti ai Cognitive Tools, alle tecnologie viste come strumenti che possono migliorare le nostre prestazioni cognitive, che ci possono far pensare meglio ed in questo modo, apprendere meglio. Quali sono queste tecnologie miracolose? Qualcosa tenuto nascosto fino ad ora in qualche laboratorio americano di scienze cognitive? La killer application che manda in pensione LMS, blog e wiki? Qualche diavoleria da web 3.0 o 4.0? Una versione tecnologica delle cassette che ci facevano imparare durante il sonno? Niente di tutto questo. Jonassen indica banalissimi ... database, fogli di calcolo, network semantici, sistemi esperti, strumenti per lo sviluppo di applicazioni multimediali, micromondi, strumenti di visualizzazione, computer conference …. Strumenti che abbiamo da sempre e che usiamo per altri scopi.


La questione che non è lo strumento ma come lo si usa ritorna, inesorabile, implacabile .

Per inciso ed a proposito di tecnologie abilitanti e facilitanti, Jonassen (che è uno psicologo cognitivo), nella sua visione delle tecnologie afferma che “ …. sono convinto che le tecnologie non rendano più facile l’apprendimento. Anche questo è un falso convincimento. Le tecnologie in quanto “strumenti cognitivi” non hanno lo scopo di rendere più facile il compito di apprendimento, come è l’obiettivo assunto dall’Instructional Design, ma richiedono a chi apprende di fare fatica mentale, a pensare in modo più duro, più impegnativo ai contenuti oggetto dello studio; sono strumenti di riflessione ed amplificazione cognitiva che aiutano lo studente a costruire la sua propria realtà.

In compenso, però, gli strumenti cognitivi rinforzano le abilità cognitive e sostengono chi apprende nel pensare in modo significativo e ad essere padrone della propria conoscenza, piuttosto che riprodurre quella dell’insegnante.

sabato 22 settembre 2007

Ghirada BarCamp, la mia chiacchierata








Nell'ambito del Focus Tecnologie, Conoscenza, Apprendimento ho fatto una chiacchierata dal titolo "Orientamenti e disorientamenti negli usi didattici delle tecnologie", una veloce anteprima del workshop che terrò, senza particolari entusiasmi, la settimana prossima alla Conferenza ILIAS.
Qui le quattro slide.
Ho parlato, anche, dell'istruttoria per il Processo alle Tecnologie Dicattiche.

lunedì 17 settembre 2007

Chi ha ucciso l’e-learning?

Johannes C. Cronje, decano della Faculty of Informatics and Design alla Cape Peninsula University of Technology, Città del Capo si pone questa domanda nel titolo del paper che ha attivato la consueta discussione tematica mensile in IT Forum.

Cronje afferma che mentre il termine e-learning sta perdendo la sua popolarità a favore di altri termini modaioli (buzzword*) come ubiquitous learning, mobile learning, blended learning, è necessario capire le ragioni per cui il concetto ha perso la sua attrattività e di considerare se vi sia vita oltre l’e-learning.

Il suo articolo elenca numerose ragioni del fallimento dell’e-learning e propone un modello per integrare l’apprendimento con il processo lavorativo per rendere possibile un apprendimento organizzativo sostenibile.

L’intervento è divertentemente strutturato sulla falsariga di una filastrocca inglese (Who killed the Cock Robin) domandandosi se, come Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri, l’e-learning, che ha promesso di offrire una soluzione a basso costo per portare la formazione a portata di tutti avrebbe seguito lo stesso destino (nella tomba).

Per dare la misura della questione, cita Romiszowski, (2004) che rileva come il valore di una azione Digital Think è miseramente crollato dagli 89.44 $ nel 2001 al 1.34 nel 2003!

La preoccupazione di Cronje riguarda l’impatto della formazione nel business ed in questo senso, che a me più di tanto qui non interessa. Comunque, sulla base dell’analisi di copiosa letteratura che, da punti di vista diversi, testimonia della morte dell’e-learning, evidenzia che, le ragioni di ciò sono da attribuirsi:

  • al disallineamento tra gli obiettivi del business ed i bisogni di formazione. Troppo spesso le strategie di e-learning si sono basate interamente su un modello centrato sui costi ed avendo il ritorno dell’investimento (ROI) come la motivazione principale della sua implementazione
  • all’utilizzazione di strategie distorte dovute alla sovra-enfatizzazione di uno dei quattro aspetti di una buona strategia: le tecnologie, l’apprendimento, il management ed i bisogni di formazione;
  • l’insufficiente considerazione delle quattro barriere all’apprendimento nella fad: lo studente, il team didattico, l’organizzazione ed il corso stesso;
  • al non aver capito che le persone non voglio apprendere dalle macchine ed al non aver considerato a sufficienza la dimensione sociale dell’apprendimento;
  • al non aver compreso che, nonostante le tecnologie abbiano reso agevole lo sviluppo e la distribuzione di materiali didattici, è molto difficile motivare le persone a stare on-line a leggere contenuti. Il modello “presentazione” di contenuti non funziona;
  • l’aver cercato di focalizzare il processo d’apprendimento sulla tecnologia piuttosto che sulla pedagogia e sulla didattica;
  • il non aver compreso che tutta la tematica della standardizzazione (SCORM ecc…) ha a che fare con gli aspetti economici delle tecnologie che con quelli didattici;
  • al non aver capito che le economie di scala non hanno mai funzionato bene nell’educazione.

La proposta finale di Cronje è di un modello in cui l’attività formativa sia parte integrante del modello di business, non sia un fattore aggiuntivo di costo e concorra al perseguimento della vision e della strategia dell’azienda. Il modello è denominato “the learning scorecard” che non riporto per mio limitato interesse.

La conclusione, questa si mi preme evidenziare, è che ….but somehow they are missing the point – just as the technology is becoming cheaper and smaller, so it should also become more transparent – technology should not be the driving force behind learning. Learning should be.

Tutte cose che qui, in questo blog, si predicano da tempo.

Al di là dell’interesse per il paper, trovo molto stimolante la discussione che si sta svolgendo nella lista. In modo particolare l’intervento di poco fa di Bev Ferrell, amministratore della lista il quale, tra l’altro, afferma che:

  • l’intero mondo della formazione è sempre pronto a saltare sull’ultimo treno che passa (parla di bandwagon**) aderendo alla credenza che … dato che tutti lo fanno, deve essere buono per forza …
  • l’industria si inventa sempre nuovi termini di significato assai vago sperando da farne la propria fortuna (cita, ad esempio, l’active osmotic learning, apprendi mentre dormi se ascolti una cassetta registrata – ora, un mp3; una delle tante invenzioni ….)

Lucida, questa Bev ….

------------------------------

(*) In inglese “buzzword”, molto di più di “termine alla moda”, è un termine che sottintende una intenzione di impressionare chi ascolta e di oscurare un significato

(**) Bandwagoon, letteralmente “il rimorchio della banda”; L’effetto bandwagon riguarda l’osservazione che spesso le persone fanno e credono a cose solo perché altri fanno quelle cose o credono in esse, senza prendere in considerazione il merito della questione. L’effetto bandwagon è la ragione del fallimento delle credenze bandwagon.


mercoledì 5 settembre 2007

Fate fare a Cesare quel che sa fare Cesare

Rileggo e condivido alcuni appunti presi tempo fa eggendo il libro di Jonassen Learning with technology, a proposito dell'uso appropriato delle tecnologie e delle persone. La sua conclusione è: fate fare tanto alle tecnologie quanto alle persone quello che ciascuno di esse sa fare meglio.

Jonassen afferma che l'uso prevalente delle tecnologie è inappropriato perché si fanno fare attività “non adatte” tanto alle tecnologie che alle persone. Nessuna delle due fa ciò che sa fare meglio. Quandosi chiede alle tecnologie di “insegnare” significa chiedere loro di

  • presentare informazioni
  • giudicare le risposte
  • diagnosticare i livelli di comprensione sviluppati dagli studenti

Tutte queste attività possono essere fatte meglio da qualsiasi buon insegnante.

Agli studenti che ricevono l’insegnamento da parte delle tecnologie è, per contro, richiesto di memorizzare e richiamare le informazioni. Queste attività sono fatte meglio dai computer.

Meglio, quindi, sarebbe, se ai computer venisse richiesto di

  • memorizzare
  • richiamare informazioni

ed alle persone di

  • concettualizzare
  • organizzare
  • risolvere problemi.
Cose scritte anni fa ma sempre, drammaticamente, attuali.

PS: con Jonassen un paio di anni fa sul passo Sella, nella neve, ad inizio ottobre. E' stato durante quella escursione che ho raccolto quanto scritto in "Conversazione con David Jonassen"

sabato 14 luglio 2007

Facciamo chiarezza: Tecnologie e Didattica

Forse la confusione è solo nella mia testa, ma mi pare che quando si parla di utilizzi “didattici” delle tecnologie si faccia tanta confusione o non siano chiari i termini della questione.

Guardiamo cosa succede oggi a proposito delle tecnologie a scuola (in senso lato). Due sono le macro-tipologie di utilizzo.

  1. Supporto organizzativo-logistico alle attività didattiche. Molte delle attività “terziarie” che nella scuola tradizionale sono svolte con modalità analogiche, sono qui svolte in ambienti digitali: le iscrizioni, le comunicazioni tra i soggetti interessati, lo sviluppo e la gestione contenuti, l’organizzazione delle attività, la gestione dei singoli allievi ed insegnanti, delle classi, dei programmi, dei tempi della didattica, la distribuzione e la consegna dei compiti, test compresi …..
  2. Intervento diretto ed intenzionale nei processi di apprendimento. In questo ambito le tecnologie intervengono nei processi di apprendimento attivandolo, sostenendolo, costringendolo, obbligando le persone a pensare, a riflettere, ad argomentare, a costruire, a rappresentare le proprie conoscenze. Pensiamo all’uso delle tecnologie come cognitive tools secondo la ricerca di Jonassen,alle simulazioni, alle mappe mentali e concettuali. Pensiamo alle numerose learning strategies sviluppate da Schank, da Jonassen, dal glorioso Cognition & Techology Group at Vanderbit con Brandsford, Spiro, Stein.

La prima modalità di utilizzo è certamente quella maggiormente nota e diffusa (sotto il confuso ombrello dell’e-learning) tanto da farla, ignorantemente, coincidere tout-court con l’uso didattico delle tecnologie. Quando in pubblicazioni e convegni si parla dell’enorme diffusione delle tecnologie nella scuola e nell’università, non si può parlare di un uso didattico delle tecnologie ma solo di un uso organizzativo delle stesse. Deve essere chiaro per non mistificare la questione.

Approccio certamente legittimo e di una consistente utilità, soprattutto in termini di accesso e di pari opportunità per tutti ma non un uso didattico. A meno che non si voglia sostenere che basta avere un buon edificio scolastico per fare della buona scuola.

La secondo modalità è assai poco conosciuta e praticata, quasi si trattasse di un uso, intrinsecamente, marginale.

Per contro, va chiaramente detto che

  • nel primo caso si fa un uso povero delle tecnologie
  • nel secondo un uso ricco

Solo nel secondo caso, a mio parere, le tecnologie danno un reale valore aggiunto nei processi educativi.

Ecco, a puro titolo di esempio, alcun usi ricchi delle tecnologie nei processi educativi suggeriteci da Jonassen nel progetto “Apprendere con le Tecnologie”:

  • Mindtools for modeling systems
  • Designing problem-based learning environments
  • Supporting reasoning skills (e.g., analogical reasoning, causal reasoning)
  • Building case libraries of stories of practice.
  • Concept maps
  • Using databases to build case libraries.
  • Using expert systems to represent troubleshooting process
  • Developing web-based Ask systems (hierarchies of questions) to model reasoning process
  • Worked examples
  • Simulations
  • To learn how to do causal reasoning
  • Discussion board that support argumentation

Fatta chiarezza :-; preparo la valigia per un paio di settimane di vacanza. Posterò, forse, qualche cartolina virtuale.

venerdì 13 luglio 2007

Facciamo chiarezza: Learning Object

Alcune recenti discussioni, non ultime quelle fatte in occasione di SIEL 07 collegate al paper di Giovanni, mi spingono a fare alcune riflessioni semi-definitive sui famigerati LO.

Cosa sono i LO? In letteratura ritrovo due tipologie di approccio:

  • Minimalista: una qualsiasi “entità” digitale o no che può essere usata in attività di educazione e formazione. Praticamente tutto: da una foto o una tabella ad un testo
  • Integralista: una entità modulare in formato digitale da usare in attività didattiche che può essere riusata; un pezzo di contenuto a supporto di un obiettivo di apprendimento “auto-reggente” (stand-alone).

Relativamente alla prima c’è poco da dire: è compreso tutto l’usabile ed ognuno è libero di pensarla come crede

Nel secondo approccio troviamo centrali concetti quali:

  • portabilità (facilità di montaggio in qualsiasi LMS)
  • standardizzazione (nei linguaggi di programmazione)
  • metadata (es. IEEE LOM)
  • riusabilità
  • aggregabilità
  • interoperabilità
  • granularità (chunk, - piccolo pezzo – atomo di conoscenza)

Qui è chiaro lo spirito dell’approccio “object-oriented programming”.

E’, quindi, ancor più chiaro, che i LO sono entità meramente informatiche, “inventate” dagli informatici (scaltri) e “spacciate” ai formatori (sprovveduti) che li hanno “comperati” in modo acritico.

A salvaguardia del buon nome degli informatici va riconosciuto che la relativa ingenuità dei formatori è sostenuta dal modello predominante di istruzione, quello basato sui contenuti, sull’insegnamento inteso come loro trasmissione ed apprendimento come loro memorizzazione

Dicevo, Lo come entità meramente informatica. Traguardando la questione dal punto di vista della pedagogia e della didattica, dobbiamo riconoscere che: l’apprendimento

  • è un processo più complesso della semplice trasmissione-memorizzazione di contenuti
  • non è un processo di sommatoria di componenti elementari
  • non si sviluppa in modo lineare
  • non segue un percorso uguale per tutti
  • non produce sempre lo stesso risultato.

Se l’apprendimento non è tutto questo, che c’azzeccano i LO?

Indipendentemente da queste considerazioni focalizzate sui processi di apprendimento, la pur breve esperienza con l’e-learning e con i LO mette sotto gli occhi di tutti alcuni fatti che fanno giustizia di tante illusioni:

  • i metadati non funzionano
  • non si ha reale riusabilità
  • i grandi progetti di repository sono falliti.

Cosa, quindi, tiene ancora in piedi questa logica? La mia idea:

  • il business della loro produzione
  • la rendita di posizione che garantisce a organizzazioni e persone che si sono posizionate sul segmento
  • una idea efficientista di formazione
  • un modello didattico conservatore
  • una idea semplicistica di apprendimento

mercoledì 4 luglio 2007

SIeL 07 (1) Scelte tecnologiche guidate dalla pedagogia

La precedenza, narcisitica, al mio intervento a SIe-L. Il titolo "scelte tecnologiche guidate da scelte pedagogiche e didattiche". La ragione del paper è da rintracciarsi in tante "chiacchiere" che si fanno quando si sparla di e-learning. Si dice, basta con la "e", ripartiamo del "learning". Partiamo dalla pedagogia ed usiamo le tecnologie per quello che sono: dei semplici strumenti a servizio dello scopo, non lo scopo. Buona ultima ragione, una delle conclusioni di una ricerca di cui parlerò a breve: noi "esperti" di e-learning non siamo consapevoli delle basi teoriche del nostro lavoro.
Il mio lavoro va, quindi, a illustrare il percorso che abbiamo fatto a Bolzano per mettere in piedi il Progetto Pionieri.

Questo il percorso fatto:
  • La mission della FP
  • Skill correlate
  • Risorse
  • Scelte pedagogiche e didattiche
  • Perché il costruttivismo
  • Costruttivismo e tecnologie
  • Le strategie di apprendimento
  • I fondamenti di una “buona” didattica con le tecnologie
  • L’impianto organizzativo di Pionieri
Qui le slide della presentazione

sabato 30 giugno 2007

Ritiro monastico e tecnologie


Se non avete problemi a pranzare alla 12.15 e cenare alle 18.30, se non avete problemi a fari svegliare dal cinguettio degli uccellini e dallo sciabordio del vicino fiume, allora l’Abbazia di Novacella fa per voi ed i vostri “ritiri” formativi. Ambiente affascinante di un monastero agostiniano del 1100. Più che buoni gli alloggi e la cucina per 54 € di pensione completa (questo blog NON è sponsorizzato dai monaci agostiniani…).

Ci sono stato ad inizio settimana con un gruppo di colleghi Learning Consultant per dare il via all’iniziativa della Provincia Autonoma di Bolzano: “Apprendere con le tecnologie”. Si tratta di un progetto che ha la consulenza “straniera” di David Jonassen (Missouri University) e di Jan van der Meij, del gruppo di Ton de Jong, (Twente University) noti per le simulazioni SimQuest.

Lo scopo del progetto è di affrontare alcuni problemi di apprendimento che quotidianamente si vivono nelle classi della Formazione Professionale e Bolzano (ma non solo qui, immagino) e di farlo attraverso alcune learning strategies supportate da tecnologie di derivazione costruttivista in cui Jonassen è maestro.

Dettagli dell’iniziativa nel portale di progetto di prossima attivazione. Se qualche frequentatore del blog ha curiosità impellenti, mi contatti pure.

Per ora si può curiosare qui logandosi come "guest" e seguire i "lavori in corso".

martedì 5 giugno 2007

La governante cognitiva

E’ con questa metafora che gli inglesi designano la riflessione: cognitive housekeeper. Ciò che mantiene in ordine il nostro sistema cognitivo mettendo assieme le conoscenze che abbiamo già con quelle nuove che “introduciamo” durante il processo di apprendimento.Se è vero, come è vero, che il pensiero (e non altro) è la “benzina” dell’apprendimento, la riflessione potrebbe essere considerata il suo motore.

E’ il costruttivismo a darci prova di come l’apprendimento avvenga per costruzione, appunto, di una nuova struttura cognitiva che si origina quando le vecchie conoscenze si mescolano con le nuove, come in una vasca d’acqua che ha un suo colore, diciamo bianco, e che a seguito dell’immissione di altro liquido colorato, diciamo rosso intenso, cambia in rosa pallido.

Non si apprende, nuova metafora, con l’aggiunta di nuovi mattoni ad un muro pre-esistete (comportamentismo).

Il processo di “mescolamento” coincide il processo di riflessione che, lo sperimentiamo quotidianamente, ci fa apprendere. Se leggiamo un libro, ascoltiamo una conferenza, non impariamo perché leggiamo o ascoltiamo, ma perché riflettiamo su quanto abbiamo letto o ascoltato. Mettiamo in moto il nostro pensiero.

Ecco perché non è il far ripetere qualcosa ad un nostro allievo che lo aiuta ad apprendere ma alcune nostre domande ben poste che obbligano a pensare ed a dire o scrivere qualcosa, il frutto della riflessione (o, come dicono i costruttivisti, la rappresentazione dell’apprendimento).

Normalmente, anche al termine di una lezione di una giornata, ma anche di mezza giornata, pongo alla mia classe una domanda tipo: “cosa avete imparto oggi?” o “come pensate di applicare le cose su cui abbiamo lavorato?”.

Una paio di domande o una scheda di fast feedback su cui fissare le idee per iscritto.

In percorsi formativi più lunghi uso sistematicamente il learning journal noto anche come reflective journal.

Le tecnologie ci offrono molti strumenti per favorire la riflessione: dai “normali” forum usati allo scopo, ai constrained forum come FLE3, CBoard ed il modulo forum per Moodle sviluppato all’Università di Firenze (Giovanni ci potrebbe dire qualcosa di più), al modulo diario di Moodle ed al modulo Journal di LAMS, tanto per fare alcuni esempi.

Anche il processo di costruzione del portfolio è un potente strumento di riflessione. In una versione tecnologica potremo usare uno dei diversi tool di e-portfolio (qualcuno ne sta usando? Io non ancora).

Su SlideShare ho appena pubblicato una serie di slide sul tema. Sono la versione .ppt di un file che ho ritrovato nel mio repository e che avevo usato per stampare su acetato i vecchi trasparenti per lavagna luminosa (si, una volta – anche meno di 10 anni fa – facevamo così ed era già una rivoluzione rispetto ai vecchi fogli di acetato scritti con pennarelli multicolore…..). E’ l’organizzazione di alcuni concetti tratti dalla letteratura che ho fatto intorno al 2001.

Alla nostra governante (cognitiva) dedico questo mio centesimo post in questo blog.