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mercoledì 18 marzo 2009

Collaborative Knowledge Building Group a congresso




Un mese al secondo congresso del CKBG, Collaborative Knowledge Building Group.
Un evento che si svolge ogni due anni (quest’anno a Milano, alla Cattolica il 17 ed il 18 aprile) sul tema della formazione in ambienti on-line, con particolare attenzione all’apprendimento collaborativo e gli ambienti tecnologici in grado di supportarlo.
L’obiettivo principale dell’evento è creare degli spazi di incontro e di discussione in cui sia possibile fare emergere connessioni sinergiche tra ricerca, scuola e aziende.
Per questa seconda edizione ci si focalizzerà sulle implicazioni dell’innovazione tecnologica in diversi contesti d’uso, da quelli formativi a quelli legati alla cultura giovanile.
Le tematiche oggetto della call, chiusa da tempo, riguardano sia contributi teorici che resoconti di esperienze d’uso, su questi temi:
• Esperienze di innovazione tecnologica
• Innovazione supportata dalla tecnologia nei contesti formativi e professionali
• Progettazione e sperimentazione di ambienti tecnologici innovativi
• Modelli innovativi di comunità
• Aspetti innovativi dell’e-learning, blended learning, m-learning
• Domotica, Smart Phone e aspetti psico-sociali dell’innovazione nella vita quotidiana
• Wiki e editoria elettronica
• Blog e Social Networking
• Realtà virtuale e robotica educativa

Da segnalare la presenza tra gli invited speakers di Roger Säljö e Michel Cole due significative figure nel dibattito scientifico internazionale sul Houman Development nella prospettiva socio-culturale.

Il Collaborative Knowledge Builing Group nasce dall’esigenza di creare una comunità di scambio di idee e di collaborazione tra ricercatori che si interessano di formazione in ambienti on line. Il progetto è stato ideato da persone accomunate dalla passione per l’apprendimento collaborativo e l’interesse per gli ambienti tecnologici in grado di supportarlo. La comunità usa come supporto della cooperazione Knowledge Forum, (ora giunto alla versione 4.7) sviluppato dal gruppo di ricerca canadese diretto da Marlene Scardamalia e Carl Bereiter, con cui il Gruppo ha sviluppato una collaborazione in particolare per la fase di internazionalizzazione di questo progetto.
Qui altre informazioni sull’evento (compresa l’iscrizione, 90 euretti per i non soci CKBG

venerdì 8 giugno 2007

In lungo ed in largo (per i luoghi dell’apprendimento)

E’ oramai entrata nel linguaggio corrente l’espressione Life Long Learning

a designare l’approccio, la filosofia della formazione che è necessario adottare nella società della conoscenza e bla …bla…

Io vorrei che si aggiungesse alle tre L anche un W, che starebbe per Wide, ampio, largo. Cioè apprendere non solo lungo la dimensione tempo ma anche in quella spazio.

Sono numerosi i luoghi dell’apprendimento, le situazioni ed i modi in cui apprendiamo. La scuola è solo uno di questi.

Basta solo che ci soffermiamo un attimo a riflettere su come abbiamo affrontato un problema per il quale non avevamo tutte le conoscenze necessarie a risolverlo, su come abbiamo soddisfatto un nostro bisogno di apprendimento. Forse, la frequenza di un corso la metteremo in uno degli ultimi posti della lista, come è successo in due occasioni formative (slide 5 e slide 4).

Una sintesi sul come apprendiamo nella vita di tutti giorni:

  • Mi informo presso le persone vicine
  • Osservo
  • Consulto un amico
  • Chiamo un esperto
  • Contatto colleghi
  • Discuto in gruppo
  • Telefono a qualcuno
  • Cerco esempi pratici
  • Partecipo a convegni, seminari, corsi
  • Autoapprendimento
  • Attraverso letture quotidiane
  • Scambio di esperienze e conoscenze
  • Rifletto sulla mia esperienza, stacco .... e rifletto
  • Ricercai informazione in Internet, Wikipedia
  • Consulto pubblicazioni specialistiche
  • Partecipo a forum e newsgroup
  • Consulto materiali che ho a disposizione
  • Studio individuale
  • Mi metto in isolamento
  • Rielaboro informazioni
  • Compro un libro
  • Sperimento, faccio pratica

Particolare, rispetto alla formazione strutturata, anche il come organizziamo il nostro apprendimento:

  • Sul lavoro
  • Fuori del lavoro
  • Per fasi molto brevi
  • Quando serve
  • Mescolando apprendimento e lavoro

Ecco cosa emerge consultando, non esperti o dotte e costose ricerche, ma la semplice esperienza di persone normali.

Con questo non voglio negare l’importanza dell’istruzione formale, voglio evidenziare che quella informale riveste un ruolo molto, ma molto, importante nel nostro apprendimento.

Non so come sia stato calcolato, ma secondo uno studio del Ministero del Commercio USA (già citato in questo blog), ben l’85% della conoscenza che usiamo sul lavoro e nella vita di tutti i giorni non è stata sviluppata a scuola.

Navighiamo, quindi, in lungo ed in largo per il tempo e lo spazio del nostro apprendimento.

Porte aperte al Life Long & Wide Learning.

01dwi

sabato 2 giugno 2007

Un brivido lungo la schiena

Nella scuola e nella formazione stanno maturando molte cose. Pare che nelle nuove “indicazioni” ministeriali si parli espressamente di una didattica per competenze e di superare la scuola trasmissiva indicando il modello dell’apprendimento collaborativo come quello da seguire. Pare, si parli espressamente anche di “comunità di pratica”. Le innovazioni (non si parla mai di “riforma” ma di “innovazione”, di “strategia del cacciavite” e del “cantiere sempre aperto”) saranno introdotte senza alcun intervento ordinamentale, immagino, per non sconvolgere troppo le già agitate acque della scuola.

Non posso che essere entusiasta per questi orientamenti, vi aderisco, praticamente, da sempre.

Purtroppo, credo che il tutto resterà nei documenti e che nulla si farà. E questo non tanto per i fondati dubbi che questo Ministro e questo Governo non camperanno tanto a lungo (la cosa non mi rende tanto felice) da rendere operative le coraggiose scelte, ma perché non si creeranno le condizioni perché le innovazioni si possano applicare.

Lasciamo perdere la questione “soldi”; lasciamo perdere la questione “formazione formatori”; lasciamo, anche, perdere la questione “interesse degli insegnanti a coinvolgersi nel processo di innovazione”.

Il vero problema sono le condizioni organizzative e logistiche necessarie a realizzare una didattica costruttivista.

Con l’organizzazione del tempo di insegnamento attuale (orario settimanale, didattica individuale, tempo di servizio incentrato sull’insegnamento in aula) e con gli spazi fisici disponibili nelle scuole, non si potrà mai fare didattica costruttivista.

Io mi sono imbattuto, più volte, con le “reali” condizioni per operare in questo modo. Gli insegnanti e gli allievi vi hanno aderito senza particolari problemi, i risultati in termini di apprendimento sono stati eccellenti; il limite è stato che si è trattato di attività isolate, occasionali, realizzate in condizioni straordinarie grazie alla buona volontà di dirigenti, insegnanti e personale ausiliario, sconvolgendo per un breve periodo le “abitudini”, compresi il regolamento ed il contratto di lavoro.

Azioni sperimentali ma impossibili a mettere “a sistema”.

Ecco perché sono estremamente dubbioso che le “indicazioni” ministeriali giungano in porto.

Si tratterà dell’ennesimo brivido lungo la schiena della scuola e si ritornerà alle ordinarie occupazioni.

Mi auguro solo che, per usare un linguaggio tecnico, lo sputtanamento inevitabile del costruttivismo non venga attribuito a sue intrinseche debolezze e siano chiare le “umane” responsabilità.