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mercoledì 5 settembre 2007

Fate fare a Cesare quel che sa fare Cesare

Rileggo e condivido alcuni appunti presi tempo fa eggendo il libro di Jonassen Learning with technology, a proposito dell'uso appropriato delle tecnologie e delle persone. La sua conclusione è: fate fare tanto alle tecnologie quanto alle persone quello che ciascuno di esse sa fare meglio.

Jonassen afferma che l'uso prevalente delle tecnologie è inappropriato perché si fanno fare attività “non adatte” tanto alle tecnologie che alle persone. Nessuna delle due fa ciò che sa fare meglio. Quandosi chiede alle tecnologie di “insegnare” significa chiedere loro di

  • presentare informazioni
  • giudicare le risposte
  • diagnosticare i livelli di comprensione sviluppati dagli studenti

Tutte queste attività possono essere fatte meglio da qualsiasi buon insegnante.

Agli studenti che ricevono l’insegnamento da parte delle tecnologie è, per contro, richiesto di memorizzare e richiamare le informazioni. Queste attività sono fatte meglio dai computer.

Meglio, quindi, sarebbe, se ai computer venisse richiesto di

  • memorizzare
  • richiamare informazioni

ed alle persone di

  • concettualizzare
  • organizzare
  • risolvere problemi.
Cose scritte anni fa ma sempre, drammaticamente, attuali.

PS: con Jonassen un paio di anni fa sul passo Sella, nella neve, ad inizio ottobre. E' stato durante quella escursione che ho raccolto quanto scritto in "Conversazione con David Jonassen"

mercoledì 1 agosto 2007

Le scuole per il 21^ secolo. Tematiaca 1, competenze cruciali per tutti

La tematica è sintetizzata attraverso la domanda n. 1: come organizzare le scuole in modo che possano fornire a tutti gli studenti la serie completa delle competenze di base?

La questione si pone a fronte dei continui e veloci cambiamenti scientifici, sociali ed economici ed alla necessità, per ognuno di noi, di un altrettanto continuo adattamento. Le competenze che dovrebbero facilitare questa adattabilità sono, secondo il documento ma, anche secondo la nostra esperienza con la questione, quelle di tipo personale o trasversale, più che quelle tecniche-specialistiche.

Queste competenze sono

  • imparare ad imparare
  • competenza sociale e civica
  • spirito di iniziativa ed imprenditorialità
  • consapevolezza ed espressione culturale

L’occasione di ripensare la didattica è ghiotta considerando che i sistemi scolastici – e tra questi anche quello italiano con gli indirizzi per l’innovazione del sistema scolastico di Fioroni, si stanno riorganizzando i percorsi educativi a partire dagli output (abilità, competenze) più che dagli input (i contenuti da apprendere).

Per tre anni ho lavorato ad un progetto di didattica nella formazione professionale per quelle che avevamo denominato key skills, ovvero competenze di base. In precedenza avevo lavorato con alcuni di quelli insegnanti alla ri-disegno di un paio di percorsi a qualifica in termini di competenza e non più di discipline e contenuti.

Cosa posso, quindi, dire come modesto e personale tentativo di risposta alla prima delle otto domande della Commissione?

Primo: tropo spesso competenza è un termine usato a sproposito o con eccessiva leggerezza introducendo una iper-semplificazione della problematica al limite di farla coincidere con contenuti ; questo atteggiamento porta a non comprendere l’essenza dell’approccio per competenze. Le definizioni di competenza sono, poi, innumerevoli, nessuna rappresenta la verità e, per questo sarebbe sempre opportuno dichiarare cosa si intenda per c. dopo di che tutto può avere un senso

Secondo: parlare di competenze come alternativa alle discipline ha implicazioni non semplici per i cambiamenti necessari tanto nella didattica quanto nell’organizzazione delle attività didattiche. Si pensi solo alla natura multidisciplinare della competenza. Lavorare didatticamente per competenze è una rivoluzione, anche nel pensiero di chi insegna.

Terzo: non si può fare l’ ”ora” di competenze trasversali (CT); sarebbe una autentica aberrazione. Le CT vanno sviluppate nel contesto della didattica curricolare adottando specifiche strategie didattiche. Noi abbiamo trovato di estrema utilità lavorare con progetti (project-based learning), meglio se con co-docenza e/o con approccio interdisciplinare. Tutta la didattica costruttivista è di grande aiuto perché “allena” le abilità cognitive e metacognitive, la collaborazione e la cooperazione, l’assunzione di responsabilità, il lavorare in rete ed in gruppo.

Ritornando alla domanda: come organizzare le scuole in modo che possano fornire a tutti gli studenti la serie completa delle competenze di base??

  • Acquisendo consapevolezza sul significato di competenza
  • Formando adeguate competenze didattiche
  • Organizzando le attività didattiche in modo coerente

mercoledì 4 luglio 2007

SIeL 07 (1) Scelte tecnologiche guidate dalla pedagogia

La precedenza, narcisitica, al mio intervento a SIe-L. Il titolo "scelte tecnologiche guidate da scelte pedagogiche e didattiche". La ragione del paper è da rintracciarsi in tante "chiacchiere" che si fanno quando si sparla di e-learning. Si dice, basta con la "e", ripartiamo del "learning". Partiamo dalla pedagogia ed usiamo le tecnologie per quello che sono: dei semplici strumenti a servizio dello scopo, non lo scopo. Buona ultima ragione, una delle conclusioni di una ricerca di cui parlerò a breve: noi "esperti" di e-learning non siamo consapevoli delle basi teoriche del nostro lavoro.
Il mio lavoro va, quindi, a illustrare il percorso che abbiamo fatto a Bolzano per mettere in piedi il Progetto Pionieri.

Questo il percorso fatto:
  • La mission della FP
  • Skill correlate
  • Risorse
  • Scelte pedagogiche e didattiche
  • Perché il costruttivismo
  • Costruttivismo e tecnologie
  • Le strategie di apprendimento
  • I fondamenti di una “buona” didattica con le tecnologie
  • L’impianto organizzativo di Pionieri
Qui le slide della presentazione

sabato 30 giugno 2007

Ritiro monastico e tecnologie


Se non avete problemi a pranzare alla 12.15 e cenare alle 18.30, se non avete problemi a fari svegliare dal cinguettio degli uccellini e dallo sciabordio del vicino fiume, allora l’Abbazia di Novacella fa per voi ed i vostri “ritiri” formativi. Ambiente affascinante di un monastero agostiniano del 1100. Più che buoni gli alloggi e la cucina per 54 € di pensione completa (questo blog NON è sponsorizzato dai monaci agostiniani…).

Ci sono stato ad inizio settimana con un gruppo di colleghi Learning Consultant per dare il via all’iniziativa della Provincia Autonoma di Bolzano: “Apprendere con le tecnologie”. Si tratta di un progetto che ha la consulenza “straniera” di David Jonassen (Missouri University) e di Jan van der Meij, del gruppo di Ton de Jong, (Twente University) noti per le simulazioni SimQuest.

Lo scopo del progetto è di affrontare alcuni problemi di apprendimento che quotidianamente si vivono nelle classi della Formazione Professionale e Bolzano (ma non solo qui, immagino) e di farlo attraverso alcune learning strategies supportate da tecnologie di derivazione costruttivista in cui Jonassen è maestro.

Dettagli dell’iniziativa nel portale di progetto di prossima attivazione. Se qualche frequentatore del blog ha curiosità impellenti, mi contatti pure.

Per ora si può curiosare qui logandosi come "guest" e seguire i "lavori in corso".

venerdì 22 giugno 2007

Le vacche di Mussolini a Macerata

Volendo scrivere sul Congresso SIEL, mi sono venute in mente le battute fatte a Napoli tra colleghi saputo che ci saremo rivisti a Macerata: tu di cosa parlerai? e tu? e tu? Pare che le solite quattro vacche che la buonanima esibiva nelle occasioni in cui si doveva mostrare l’opulenza del regime, girino anche per i convegni “scientifici” (Napoli compreso). La “vacca” che io porterò a Macerata è Copernicus-Pionieri, oggetto di almeno 3 o 4 paper presentati in contesti più o meno prestigiosi.

Ma - qui mi faccio serio – come ci insegnano i teorici del criss-cross-landescape (da Wittgenstein in avanti, costruttivisti compresi), un artefatto, una realtà, non possono avere una sola lettura ma sono per loro stessa natura multi-dimensionali, poli-prospettici.

Una di queste prospettive da cui traguardare Pionieri sarà l’oggetto del paper che mi è stato accettato al Congresso SIeL di Macerata (4 – 6 luglio).

Ho voluto dare questo taglio perché, spesso, si sente dire (anch'io lo dico spesso e volentieri) che gli usi didatti delle tecnologie non sono guidati da intenzionalità pedagogica, che anche quando si parla di subordinare la e al learning, la cosa rimane nel limbo delle buone intenzioni, che ci si riferisce al costruttivismo e si fa altro. Ebbene, con il paper voglio descrivere il percorso concettuale lungo cui si è dipanata una iniziativa di didattica con le tecnologie.

Il contributo presenta, infatti, il percorso concettuale che è stato seguito in Copernicus-Pionieri per usare le tecnologie a supporto della didattica e per far derivare la scelta tecnologica da considerazioni pedagogiche e didattiche. Il paper si intitola, infatti: “Scelte tecnologiche guidate da scelte pedagogiche e didattiche, il caso Pionieri

Il percorso concettuale si snoda attorno a questi passaggi:

  • i bisogni, problemi, gli obiettivi della FP
  • le competenze correlate e le funzioni cognitive da sostenere
  • le scelte pedagogiche e didattiche
  • il contributo del costruttivismo
  • le tecnologie nel costruttivismo
  • un framework concettuale
  • le strategie di apprendimento
  • la conclusione: i fondamenti di una buona didattica con le tecnologie.

Sarò più dettagliato la prossima volta. Se faccio un post troppo lungo Antonio Fini mi mette in castigo (e spero di aver azzeccato l’immagine)!!!



lunedì 11 giugno 2007

Paradigmi sommersi


Riflettendo sui reali utilizzi del social software, mi sono ricordato che alcune settimane or sono, invitato a tenere una chiacchierata sui paradigmi emergenti nella didattica di derivazione costruttivista (emergenti solo sulla carta e nelle parole; nella pratica nulla di nuovo sotto il sole. Sempre istruzionismo), gli organizzatori, in apertura di giornata ricordano per l'ennesima volta che nel portale di progetto sono presenti strumenti di comunicazione, collaborazione, condivisione. Lo dicono con un piglio sull'irritato.

In effetti sono strumenti che non usano. Una opportunità sprecata, è il commento, anche mio.

Nel corso di una discussione emerge che il gruppo da tempo ha uno spazio su Googlegroups e lo usa alla grande ......
Quando si dice "come cambia il potere nella scuola con il web 2.0"........

martedì 5 giugno 2007

La governante cognitiva

E’ con questa metafora che gli inglesi designano la riflessione: cognitive housekeeper. Ciò che mantiene in ordine il nostro sistema cognitivo mettendo assieme le conoscenze che abbiamo già con quelle nuove che “introduciamo” durante il processo di apprendimento.Se è vero, come è vero, che il pensiero (e non altro) è la “benzina” dell’apprendimento, la riflessione potrebbe essere considerata il suo motore.

E’ il costruttivismo a darci prova di come l’apprendimento avvenga per costruzione, appunto, di una nuova struttura cognitiva che si origina quando le vecchie conoscenze si mescolano con le nuove, come in una vasca d’acqua che ha un suo colore, diciamo bianco, e che a seguito dell’immissione di altro liquido colorato, diciamo rosso intenso, cambia in rosa pallido.

Non si apprende, nuova metafora, con l’aggiunta di nuovi mattoni ad un muro pre-esistete (comportamentismo).

Il processo di “mescolamento” coincide il processo di riflessione che, lo sperimentiamo quotidianamente, ci fa apprendere. Se leggiamo un libro, ascoltiamo una conferenza, non impariamo perché leggiamo o ascoltiamo, ma perché riflettiamo su quanto abbiamo letto o ascoltato. Mettiamo in moto il nostro pensiero.

Ecco perché non è il far ripetere qualcosa ad un nostro allievo che lo aiuta ad apprendere ma alcune nostre domande ben poste che obbligano a pensare ed a dire o scrivere qualcosa, il frutto della riflessione (o, come dicono i costruttivisti, la rappresentazione dell’apprendimento).

Normalmente, anche al termine di una lezione di una giornata, ma anche di mezza giornata, pongo alla mia classe una domanda tipo: “cosa avete imparto oggi?” o “come pensate di applicare le cose su cui abbiamo lavorato?”.

Una paio di domande o una scheda di fast feedback su cui fissare le idee per iscritto.

In percorsi formativi più lunghi uso sistematicamente il learning journal noto anche come reflective journal.

Le tecnologie ci offrono molti strumenti per favorire la riflessione: dai “normali” forum usati allo scopo, ai constrained forum come FLE3, CBoard ed il modulo forum per Moodle sviluppato all’Università di Firenze (Giovanni ci potrebbe dire qualcosa di più), al modulo diario di Moodle ed al modulo Journal di LAMS, tanto per fare alcuni esempi.

Anche il processo di costruzione del portfolio è un potente strumento di riflessione. In una versione tecnologica potremo usare uno dei diversi tool di e-portfolio (qualcuno ne sta usando? Io non ancora).

Su SlideShare ho appena pubblicato una serie di slide sul tema. Sono la versione .ppt di un file che ho ritrovato nel mio repository e che avevo usato per stampare su acetato i vecchi trasparenti per lavagna luminosa (si, una volta – anche meno di 10 anni fa – facevamo così ed era già una rivoluzione rispetto ai vecchi fogli di acetato scritti con pennarelli multicolore…..). E’ l’organizzazione di alcuni concetti tratti dalla letteratura che ho fatto intorno al 2001.

Alla nostra governante (cognitiva) dedico questo mio centesimo post in questo blog.



sabato 2 giugno 2007

Un brivido lungo la schiena

Nella scuola e nella formazione stanno maturando molte cose. Pare che nelle nuove “indicazioni” ministeriali si parli espressamente di una didattica per competenze e di superare la scuola trasmissiva indicando il modello dell’apprendimento collaborativo come quello da seguire. Pare, si parli espressamente anche di “comunità di pratica”. Le innovazioni (non si parla mai di “riforma” ma di “innovazione”, di “strategia del cacciavite” e del “cantiere sempre aperto”) saranno introdotte senza alcun intervento ordinamentale, immagino, per non sconvolgere troppo le già agitate acque della scuola.

Non posso che essere entusiasta per questi orientamenti, vi aderisco, praticamente, da sempre.

Purtroppo, credo che il tutto resterà nei documenti e che nulla si farà. E questo non tanto per i fondati dubbi che questo Ministro e questo Governo non camperanno tanto a lungo (la cosa non mi rende tanto felice) da rendere operative le coraggiose scelte, ma perché non si creeranno le condizioni perché le innovazioni si possano applicare.

Lasciamo perdere la questione “soldi”; lasciamo perdere la questione “formazione formatori”; lasciamo, anche, perdere la questione “interesse degli insegnanti a coinvolgersi nel processo di innovazione”.

Il vero problema sono le condizioni organizzative e logistiche necessarie a realizzare una didattica costruttivista.

Con l’organizzazione del tempo di insegnamento attuale (orario settimanale, didattica individuale, tempo di servizio incentrato sull’insegnamento in aula) e con gli spazi fisici disponibili nelle scuole, non si potrà mai fare didattica costruttivista.

Io mi sono imbattuto, più volte, con le “reali” condizioni per operare in questo modo. Gli insegnanti e gli allievi vi hanno aderito senza particolari problemi, i risultati in termini di apprendimento sono stati eccellenti; il limite è stato che si è trattato di attività isolate, occasionali, realizzate in condizioni straordinarie grazie alla buona volontà di dirigenti, insegnanti e personale ausiliario, sconvolgendo per un breve periodo le “abitudini”, compresi il regolamento ed il contratto di lavoro.

Azioni sperimentali ma impossibili a mettere “a sistema”.

Ecco perché sono estremamente dubbioso che le “indicazioni” ministeriali giungano in porto.

Si tratterà dell’ennesimo brivido lungo la schiena della scuola e si ritornerà alle ordinarie occupazioni.

Mi auguro solo che, per usare un linguaggio tecnico, lo sputtanamento inevitabile del costruttivismo non venga attribuito a sue intrinseche debolezze e siano chiare le “umane” responsabilità.