Visualizzazione post con etichetta innovazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta innovazione. Mostra tutti i post

venerdì 3 ottobre 2008

Contenuti digitali e spaccio di innovazione



Ritorno sull'argomento stimolato da un lungo articolo apparso su Punto Informatico con titolo "Scuola, quando il digitale è economia". Il tema viene rilanciato dall'articolo 15 della recente legge 133/2008 , l'ultima finanziaria che apre il mercato dei contenuti digitali. Intervistati due editori e, logicamente, si fa l'apologia dei contenuti digitali come innovazione. Come sempre succede, si vuole dare un colpo alla botte ed uno al cerchio e si afferma che il sistema migliore è quello misto: carta e digitale.

Nella discussione allegata all'articolo ho postato questo mio commento:

Non lo è se si pensa all'innovazione vera, quella della didattica. Per fare questo ci vuole ben altro che non sostituire la carta stampata con file digitali. I contenuti digitalizzati possono, tutt'al più costituire una innovazione organizzativo/logistica e contribuire alla (pregevole) diminuzione dei costi della frequenza scolastica.

Ritornando alla vera innovazione: se un in segnante è un mediocre insegnante con un libro di stampato, rimane tale con un libro di testo digitalizzato.

Tecnologie coma "cavallo di Troia" ? Non è vero. Tecnologie o no, i modelli didattici non cambiano in automatico. La problematica del cambiamento concettuale va affrontata di petto e con adeguate strategie didattiche. La questione ritorna, quindi, ad essere la competenza e la formazione degli insegnanti.

Altra questione è “libro di testo si - libro di testo no”. Si afferma, giustamente, che un bravo insegnante non ha bisogno di un libro di testo perché se lo costruisce da se scegliendo i "pezzi" di contenuto sulla base della strategia didattica che vuole implementare. In questa prospettiva i contenuti digitalizzati, spezzettabili in unità (no al Learning Object, si, caso mai, al Instructional Object) potrebbero essere più utili di monolitico libro di testo. Ma per poterli usare sapientemente, ci vuole un pensiero didattico ben differente da quello oggi dominante. Quindi, il problema non è la tecnologia ma il pensiero. E far passare i contenuti digitalizzati come "innovazione" significa fare contrabbando o spaccio di innovazione.


giovedì 25 settembre 2008

Esperti, novizi e computer



Una delle ragioni che mi ha portato ad alla disquisizione sul "novizi ed esperti" è l'interessante riflessione che i due Dreyfus fanno a proposito delle implicazioni che il modello di acquisizione di competenze ha nell'uso didattico delle tecnologie.
Il novizio ha bisogno di apprendere informazioni e regole,deve fissare le regole nella propria memoria. Didatticamente, deve essere assitito tramite esercitazioni guidate, deve essere messo a contato con casi semplici e semplificati. Queste funzioni possono essere svolte, facilmente ed anche in modo attraente, dal computer (quando viene usato come un tutor o un istruttore - drill sergeant, dicono i Dreyfus).
Continuare ad usare il pc in questo modo si terrà, sempre, il novizio allo stadio iniziale del percorso di sviluppo in quanto non si potranno "insegnare" regole più complesse e ni si potrà consentire lo sviluppo del repertorio di comportamenti "naturali" tipici della prestazione intuitiva e, perciò, esperta. I due affermano che anche gli approcci costruttivisti tipici del lavoro di Papert ed altri non consentono, comunque, di andare oltre il livello iniziale. Anche i lavori sull'intelligenza artificiale (AI) non hanno portato alcun contributo all'uso del pc nell'apprendimento oltre il livello iniziale. La loro conclusione è che tutti i modelli di didattica con il pc basati sul modello della mente come un computer hanno fallito nel formare l'esperto.
E mettono in guardia dall'avare eccessive aspettativa dalla didattica con il computer.

Orbene, questo lavoro dei Dreyfus è stato pubblicato 10 anni fa (conseguentemente il loro riferimento è la ricerca di qualche anno prima) e di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e tutta l'area della ricerca cognitiva, della psicologia dell'apprendimento (con l'introduzione della dimensione sociale - distribuita - della cognizione) ha offerto nuovi paradigmi didattici in cui il computer e la rete possono svolgere un ruolo importante.
A mio avviso, il loro pessimismo può essere superato alla condizione di adottare un approccio all'uso didattico del pc per cui lo stesso non venga usato come un .. sergente addestratore.

Una riflessione conclusiva: perchè nonostante la copiosa ricerca (ed i fallimenti che sono sotto gli occhi di tutti) che mette in guardia da usi didatticamente "inutili" del pc, ancora si continuano a fare quegli usi? Perchè le istituzioni non solo li sostengono ma, anche, li promuovono? Perchè, ad esempio, come modello di innovazione a scuola si presentano i "contenuti digitali" (vedi il recente multimionario programma ministeriale "Innovascuola")?

giovedì 5 giugno 2008

Innovazioni didattiche? No grazie

Leggo (via Sophia) che nella vicina Vicenza da settembre in due scuole, un ITC ed un ITIS, ci sarà un nuovo modo di fare scuola. Incuriosito leggo il pezzo.
Vengo catturato da espressioni quali:
  • Seguire una lezione di chimica o di matematica stando comodamente seduti a casa. E questo, anche con il termometro in bocca, nel caso di malattia, o con mouse e tastiera a portata di mano .....
  • Nasce in città la scuola on-line: un sito internet, in cui studenti e docenti potranno fare lezioni come in classe
  • Niente più cattedra e lavagna, ma un computer che porterà il materiale direttamente a domicilio
  • L’innovativo progetto a livello veneto è stato messo in campo dall’Istituto tecnico commerciale “Luzzatti” e dall’Itis “Marzotto”.
  • ....il progetto appena avviato partirà ufficialmente il prossimo anno scolastico e porterà una ventata di novità.
  • Ma non è finita qui la rivoluzione didattica dei due istituti: tutto il mondo scolastico sarà tradotto on line......
  • .... Oltre a poter visualizzare materiali didattici, dunque, gli studenti potranno essere indipendenti nel percorso scolastico da vincoli fisici e di orario, nonchè sempre consapevoli del loro livello di apprendimento.
  • ....Il sito ospiterà lezioni che guidano lo studente nella soluzione di esercizi, banche dati di domande e quiz a correzione automatica....
  • ....Si sono sperimentate metodologie innovative attraverso strumenti multimediali utilizzabili via Internet.
Con tutto l'apprezzamento ed il rispetto dovuto per lo sforzo, l'impegno e la fatica che certamente gli insegnanti coinvolti ci hanno messo, e scusandomi anticipatamente per l'eventuale irriverenza, mi domando dove stia l'innovazione:
  • poter studiare anche con il termometro in bocca grazie ad internet?
  • fare lezioni in internet come si fanno in classe?
  • sostituire la cattedra e la lavagna con un pc?
  • portare i materiali didattici a casa?
  • mettere on-line tutto il mondo scolastico?
  • poter visualizzare materiali senza vincoli di tempo ed orario?
  • correggere automaticamente i test?
Spero che la riduzione giornalistica (la news è presa da un quotidiano locale) dei fatti non mi abbia consentito di apprezzare tutta l'ondata di novità presente del progetto e di conoscere le metodologie (didattiche, immagino) innovative che sono state usate, ma se questa è innovazione, meglio continuare ad usare gesso e lavagna e farlo nel chiuso delle mura della scuola.

Lasciando chi ha la febbre a poltrire, sudato, nel proprio letto con una spremuta di agrumi a portata di mano. Guarirà certamente meglio e, forse, si impegnerà adeguatamente una volta guarito e ritornato a scuola.

lunedì 26 maggio 2008

La solitudine dell’innovazione


Da una mail di scambio professionale con una collega insegnante:

…… Sono così sfiduciata... Con la nostra progettazione siamo, direi fermi! O quasi :-(
Ci credi se ti dico che con i colleghi interessati (ripeto, due, 2!) non ci si è ancora ri-confrontati?

Ma ci credi se ti dico che NEPPURE tutti i colleghi sono al corrente di questo progetto? (Nota dunque l'operato della dirigenza....)

Ma si può lavorare in queste condizioni?

Ti passa la voglia di progettare!

Sapessi quante volte ho sollecitato...e: "sì, dobbiamo rincontrarci", "dopo i consigli di classe", "butto giù qualcosa... poi lo metto sul server..."

Questo è "clima" per "innovazioni"?

L'unica cosa che ho potuto capire è da uno dei due colleghi l'intenzione di seguire i ….-suggerimenti, dall'altro... no, non ho potuto capire nulla, è quello del "butto giù qualcosa"!

………………ancora una volta mi rendo conto di quanto ci sia da imparare... e vorrà dire che io continuerò a cercare di imparare!

Ma con i colleghi parliamo linguaggi troppo diversi. E' questo, non ci si capisce, non si è sulla stessa lunghezza d'onda... ci sono troppe cose che vediamo diversamente.

Io, la dico con Socrate, "so di non sapere" e vorrei "sapere". Mi trovo sospesa però in due mondi troppo distanti uno dall'altro: i miei contatti, se vogliamo a volte solo letture, in rete (vedi insegnamenti e materiali di ……………….!) e ambiente di lavoro. Hai voglia cercare di cambiare qualcosa, cercare formazione ..., lo fai da sola! Da cui, insoddisfazione, risultati didattici che non sono quelli che vorresti..... ecc eccc.

Questo è. Al momento sono più che scettica, non mi interessa più nulla, continuerò per la mia strada.... io, con i ragazzi non mollo! :-)

Una "storia" di vita scolastica e di innovazione purtroppo non isolata.
Una testimonianza di come si lavori nel giorno per giorno.
Fatti ed emozioni che non si ritrovano nei saggi e nei libri degli esperti ma nelle vite di insegnanti



martedì 25 marzo 2008

Contrabbando di innovazione

Pare proprio che il semplice e pur sensato uso delle tecnologie digitali e di internet sia, di per esso stesso, una innovazione.

Basta che una attività che prima veniva svolta in forma analogica, quando passa sul digitale, diventa una innovazione.

E certo che dare modo ad uno studente universitario fuori sede di conoscere via internet il programma dei prossimi appelli piuttosto che andare in facoltà e consultare una bacheca, è un aiuto non da poco, così come poter dialogare con i professori via e-mail piuttosto che andare al ricevimento è una comodità, come anche è un plus poter ascoltare e vedere sul proprio iPod le lezioni del prof. di turno, soprattutto se durante la lezione “dal vivo” ci si era addormentati per la noia….

Quindi, nulla da dire per l’uso delle tecnologie digitali e di internet nella scuola e nell’università; ci mancherebbe altro …. ma per poter parlare di innovazione ci manca proprio altro … il miglioramento della didattica che porta al miglioramento dell’apprendimento.

Facevo tra me e me queste riflessioni leggendo un trafiletto nel penultimo numero de L’Espresso (n. 11, pag. 195) in cui si da notizia delle mirabilia che stanno facendo le nostre università (nello specifico, la Federico II che consente di scaricare sul proprio iPod le lezioni), cui non sono da meno quelle americane (…dove le tecnologie stanno entrando prepotentemente nella didattica accademica …. avendo un database con le registrazioni di ben 300 corsi). Ma, udite udite, ancor più proiettati nel futuro sono i giapponesi …una cui università ha inaugurato il primo corso sui misteri delle piramidi egizie da seguire sul telefono cellulare.

Non so se a trovare innovative queste applicazioni, tanto da meritare il passaggio sulla rivista, siano stati i diretti interessati che si sono premurati di comunicare la buona novella alle agenzie stampa o se il giornalista (Francesco D’Errico) si sia trovato a corto di notizie di una scuola che, finalmente, funziona ……

A quando qualche storia di vera innovazione?