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venerdì 28 settembre 2007

CISI 5: L’opera letteraria nella sua (ri) producibilità digitale

Massimo Riva

Semplicemente entusiasmante la presentazione di Massimo Riva, professore italiano che da anni insegna negli USA, alla Brown University, Providence (Professor of Italian Studies and Modern Culture and Media).

Riva tratta il tema di quali connotazioni, forme e pratiche abbia l’opera letteraria nell’epoca della sua (ri)producibilità digitale. Quali sono le forme contemporanee delle opere della letteratura classica? Come possiamo ri-usare le opere classiche nell’epoca del digitale e come trattare le nuove opere che nascono già in digitale? Come misurarsi con la creatività emergente? Come leggere quelli che lui ha definito i caratteri che scompaiono, i caratteri mobili?

Cerco di riportare l’intervento di Riva attraverso alcune parole chiave che mi sono annotato mentre ci faceva visionare alcune di queste opere letterarie digitali.

Riporto più avanti anche alcuni link ad esempi di questi lavori.

  • i nuovi generi della letteratura elettronica sono ”installazioni letterarie”
  • motivo dominante della ricerca di questi artisti è l’interazione corporea con il testo
  • in queste opere il link ipertestuale è l’elemento retorico essenziale
  • si ha una centralità del testo e sono esplorate le potenzialità dinamiche del testo
  • si ha una audio visualità astratta
  • imparare a programmare è come imparare a leggere e scrivere
  • si ha scrittura alfabetica e grafica
  • la perplessità come condizione necessaria per entrare nelle produzioni letterarie contemporanee
  • queste nuove forme espressive aprono interessanti scenari cognitivi per la costruzione di nuove possibilità conoscitive

Link ad esempi

Una associazione che promuove l'e-literature, Electronic Literature Organisation

Qui numerosi esempi

Altri link nelle slide che saranno presto disponibili nel sito del CISI

Una voce fuori dal coro della domesticazione del pensiero: Riva afferma che nella tradizione educativa occidentale l’educazione alla soggettività ha sempre ruolo essenziale. Ora, con il digitale, ci troviamo di fronte ad un nuova soggettività. Perché domesticarla? Siamo nella preistoria di una nuova umanità.

CISI 4: la multimedialità sostenibile

Giulio Lughi

La multimedialità (non il semplice accostamento di codici diversi ma l’evolvere di forme complesse multicodice, nate dalla convergenza al digitale) si presenta in due modi fortemente polarizzati: specialistico, professionale e spontaneistico, "selvaggio".

Parlare di multimedialità sostenibile significa provare a colmare questo divario.

Il problema non è solo tecnologico, è anche e soprattutto un problema sociale e culturale.

Il processo di recupero della tecnologia all'interno delle coordinate sociali e culturali sono stati definiti come processi di domesticazione (il riferimento è a La domesticazione del pensiero selvaggio, di Jack Goody ed al’alfabetizzazione selvaggia Media Studies di Roger Silverstone.

Domesticazione nel contesto tecno-culturale significa, per Lughi, l’acquisizione profonda della tecnologia, suo innervamento nei quadri cognitivi delle persone come nel vissuto e nelle dinamiche interpersonali di ogni giorno.

La sua conclusione è che le agenzie di socializzazione (famiglia, scuola, istituzioni, ecc.) si trovano davanti al compito di dare indicazioni su questi processi di acquisizione e introiezione. Si tratta oggi di estendere le problematiche della media literacy e della media education, tipiche dell'età dei mass media, anche alla dimensione multimediale.

Un quadro culturale ineccepibile su cui attivare l’università in modo accorto. Lughi, infatti afferma che ………. puntare in questa direzione non significa abbracciare l'ipotesi di un superamento della scrittura come strumento principe della trasmissione e riproduzione culturale. ………….ed occorre fare attenzione, in questa transizione, alle forme di sapere che stiamo perdendo.

CISI 3: Senza frontiere: tecnologie culturali

Mario Ricciardi

Molto interessante l'intervento di Ricciardi che ci offre degli strumenti culturali per comprendere come le scienze umanistiche vedano il tema della tecnologia nella sua pervasività e trasparenza. Questi i concetti ed i correlati riferimenti nel pensiero filosofico, letterario e culturale

  • Le interfacce culturali: L. Manovich Il linguaggio dei nuovi media. “…..In sostanza non ci stiamo più rapportando con un computer, ma con una cultura codificata in forma digitale. Userò il termine interfaccia culturale per descrivere un'interfaccia uomo-computer-cultura, cioè le modalità con cui i computer ci presentano i dati culturali e consentono di interagire con essi.“
  • La rivoluzione inavvertita: E. Eisenstain (The printing press as an agent of change), entra nelle istituzioni e nei comportamenti quotidiani
  • Le tecnologie trasformative: H. Heim; le tecnologie che cambiano gli habits mentali; vedi anche M. Heidegger con il concetto di Sprachmachine, la macchina condizione in anticipo e vincola tutti i possibili usi del linguaggio; la macchina diventa dominante
  • La mente alfabetica: l’alfabeto come tecnologia di base, (E. A. Havelock) Come la nostra mente conosce il mondo
  • Le tecnologie della mente: la domesticazione del pensiero selvaggio (J. Goody) la cultura come atti di comunicazione; la parola tecnologizzata , la scrittura come tecnologia della mente (W J. Ong, 1982, 1977)
  • Bricoleur o ingenieur ? (Claude Levi-Strauss) il primo usa concetti e strumenti anche senza troppa razionalità, il secondo controlla analiticamente il processo
  • Condividere, vuol dire fuoriuscire dalla società fordista (prodotti di massa per consumi di massa). E’ la fine della società dei produttori (e anche dei consumatori)
  • Tecnologia, cultura, cambiamento. Il rapporto tra tecnologia e cultura ha senso solo se attiva un processo di cambiamento. M. Castells The Rise of the Network Society. La rivoluzione tecnologica (attraverso le tecnologie dell’informazione) ridefinisce [reshape; shape = modellare, dare forma] la base materiale della società; La tecnologia è la società; La società è la rete; Per la prima volta nella storia, la mente umana è una diretta forza produttiva.
  • La carica degli outsider: le informazioni prodotte dai singoli superano di gran lunga quelle prodotte dalle major (da: How much information? University of Berkeley, 2003); la produzione individuale, quando considerata globalmente, eccede di molto quella dei professionisti.

Su quest’ultimo tema, tanto caro a noi bloggers, Ricciardi, cercando di spegnere eccessivi entusiasmi sulla “normalità” di comportamenti da 2.0, riporta una indagine di Forrester Research “Social Technographics(aprile 2007), che, nel quadro del web 2.0, identifica 6 tipologie di utenti, catalogandoli in base al tipo di attività svolte in internet nei diversi social media:

  • creators (13%): autori di blog e siti web, caricano e condividono online i propri video;
  • critics (19%): commentano i blog, votano e scrivono recensioni;
  • collectors (15%): utilizzano feed Rss e tag per organizzare le proprie risorse;
  • joiners (19%): utilizzano in termini generali siti di social networking;
  • spectators (33%): si limitano ad una fruizione passiva di UGC;
  • inactives (52%): non utilizzano, neanche passivamente, strumenti e applicazioni del web 2.0.

A rinforzo del concetto, cita anche Hitwise, che, nell’indagine “Measuring Web 2.0 Consumer Participation” (giugno 2007) evidenzia che sono pochi gli utenti che immettono materiale e che il tanto conclamato user generated content non trova riscontri nei fatti per la presenza di tanti fruitori passivi,

  • All’interno del portale YouTube solo lo 0,16% dei visitatori partecipa attivamente alla creazione di contenuti;
  • Solo il 4,6% degli utenti contribuisce alla redazione dell’enciclopedia collettiva Wikipedia
  • Gli utenti che pubblicano le proprie fotografie su Flickr sono lo 0,2%.

In conclusione, a sottolineare i “danni collaterali” (definizione mia) della televisione, Ricciardi cita Umberto Eco che nel suo “Fenomenologia di Mike Buongiorno” evidenzia che …“Quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta.

CISI 2: Dal testuale al visuale: strumenti per un percorso culturale

Bruno Boniolo


Questi sono, secondoi Boniolo, i fattori che caratterizzano il presente e il futuro del rapporto fra informatica e discipline umanistiche

  • La rilevanza del visuale e del virtuale; tecnologie visuali, multimedia, ambienti virtuali
  • L’evoluzione del web (dal TCP-IP al semantic web; dal web 1.0 al 2.0 )
  • La multicanalità e le forme audiovisuali post televisive
  • L’open source

Secondo me, molto critico il primo punto. Boniolo, infatti, afferma che:

  • L’affermarsi del visuale e del virtuale comporta, in particolare in ambito umanistico, una rivoluzione cognitiva e un rapporto del tutto nuovo con l’informatica
  • Il visuale implica una funzionalità comunicativa integrata e dotata di principi organizzativi propri
  • Visuale e virtuale richiedono la capacità di governo di strumenti complessi (multimedialità, strumenti di modellazione)

Interessante la riflessione che compie sui cambiamenti introdotti dal web 2.0: “ Alcuni attribuiscono a Web 2.0 problemi per la scuola e la comunità scientifica:

  • Viene incrinato il ruolo (monopolio) degli esperti sulla diffusione culturale
  • Non viene garantito (Es. WIKI) il rispetto di principi scientifici: certezza dell’autore e responsabilità, verificabilità delle credenziali, riferimenti per la valutazione dell’attendibilità

CISI 1. Vigilio mi accompagna dal Barcamp all’Università

Ho fatto un salto al convegno organizzato dall’università di Torino con titolo Verso una multimedialità sostenibile . Ripensare le tecnologie per le scienze umane”. L’occasione è òla celebrazione dei 20 anni di attività del CISI (Centro infrastrutture di servizio informatici e telematici per le facoltà umanistiche dell’Università di Torino)

Vedo il parterre de roi ed istintivamente lo associo a quello informale e destrutturato del Ghirada Barcamp di pochissimie ora fa.

La scissione è forte ma, come Virglilio (non il mio amico di qualche post fa) viene in soccorso a Dante nella sua dolorosa calata agli inferi, incontro anch’io il mio Virgilio. Chi mi facilita la transizione dal BarCamp ad un evento accademico? Niente di meno che Vittorio Pasteris, una delle ultime persone che avevo salutato alla Ghirada, una delle prime viste qui a Torino!

Un Pasteris vestito da uomo serio, non da quel ragazzotto in pantaloncini corti visto a Treviso…. Il Pasteris giornalista e docente universitario… da non credere….

Con il confortante e rassicurante viatico di Virgilio/Pasteris mi butto nei miei inferi quotidiani. Che tanto inferi non si riveleranno essere. Uno dei più stimolanti convegni cui ho assistito in questo ultimo periodo.

I temi guida del convegno:

  • Ripensare la multimedialità non come la sommatoria di codici preesistenti (scrittura, immagine audio, video) ma come forma autonoma di attività cognitiva, comunicativa, culturale
  • Elaborare strumenti, tecniche e metodi per una seconda alfabetizzazione informatica per ridurre il divario fra uso personale e professionale del multimedia
  • Promuovere nella didattica, nella ricerca, nell’amministrazione una nuova integrazione fra sapere e comunicare sviluppando le competenze necessarie all’”domesticazione” delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
  • Una multimedialità sostenibile, alla portata delle persone e delle istituzioni.

Alcune selezionate (dai miei interessi) idee qui presentate in forma di parole-chiave:

  • Le tecnologie digitali sono oramai una interfaccia “normale” tra la persona e la cultura, sul come noi conosciamo il mondo e ci mettiamo in relazione con esso
  • Irrompe il codice visuale a scapito di quello testuale. Il nuovo codice ha caratteristiche proprie, non ben conosciute. C’è il rischio di perdere la potenzialità del testuale senza saper utilizzare bene il nuovo. Ma il nuovo c’ è e con questo ci si deve misurare
  • Come fare i conti con il fenomeno dell’alfabetizzazione selvaggia? Quella che avviene al di fuori del contesto istituzionale (scuola) Esempio: il bambino che impara a leggere e scrivere con il semplice supporto delle immagini (pubblicità, televisione, …)
  • La domesticazione del pensiero selvaggio
  • La stessa tecnologia è stata oggetto di domesticazione: oramai le tecnologie sono profondamente inserite nei nostri quadri cognitivi e comportamentali: i ragazzi non percepiscono più l’esistenza di una tecnologia che è diventata uno strumento abilitante, uno strumento che aiuta a fare: la tecnologia è diventata trasparente
  • Pur in un mondo multimediale e multicanale non va persa la scrittura come strumento per la trasmissione culturale
  • Va fatta una seconda alfabetizzazione informatica che recuperi le dimensioni culturali, linguistiche, artistiche, semiotiche, antropologiche, sociologiche, economiche e giuridiche della tecnologia.
  • La multimedialità è molto di più della convergenza di più codici digitali, è uno schema cognitivo originale e come tale va trattato, è uno strumento per la gestione della complessità.
  • La multimedialità come fatto umanistico non tecnologico.
  • Va superato il divario tra l’uso specialistico e quello spontaneo della tecnologia, va accorciata, o azzerata, la sequenza bricolage – domesticazione – iperspecialismo
  • Superamento della classificazione formale della conoscenza a favore di una personale, collettiva, condivisa (recupero del concetto di folksonomie?)
  • Produzione di conoscenza non professionale ( la carica degli outsider?) e sua condivisione
In altri post gli approfondimenti su alcuni interventi (per me) interessanti