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domenica 29 giugno 2008

Grandi manovre a squola


Visita squola



No, non è un errore anche se sarei capace di peggio .... Squola è una nuovo network, su piattaforma Ning, avviato da Daniele Vinci che si sta laureando alla Sapienza con Francesco Consoli.
Squola non è un network generico, pur su tema preciso, e destinato a durare finchè morte sopraggiunga ma un'area per una ricerca-azione per la tesi di Daniele che ci racconta il senso del suo lavoro:

Dopo la tesi triennale, fatta sulle reti internet e sulle possibilità che queste offrono, per la tesi specialistica ho voluto approfondire un aspetto delle rete: Le comunità, ed in particolar modo mi sono concentrato di analizzare le comunità generate dai docenti.

Per comunità faccio riferimento non solo a Virtual community ma a tutto ciò che i docenti stanno generando attraverso uno degli strumenti più utilizzati: i blog.

Il blog è uno strumento che permette "riflessività" ?

Cosa intendo per riflessività?

La cosa che mi interessa analizzare è come la pratica professionale dei docenti (parte di essi) stia trovando nuove strade di apprendimento ed interazione.
Anche attraverso l'uso dei blog.

Partendo quindi da una riflessione di Shon riguardo "L'apprendimento riflessivo" useremo questo luogo virtuale per conoscer-ci e per conoscere le nostre pratiche.

Il laboratorio creato è una simulazione di come potrebbe avvenire questo processo ma soprattutto SE PUò AVVENIRE ATTRAVERSO LA RETE!

I membri di Orientamenti & Disorientamenti stanno dando un corposo contributo.

Unitevi, quindi, a noi in Squola

giovedì 2 agosto 2007

Le scuole per il 21^ secolo. Tematiaca 7, Insegnanti, i protagonisti del cambiamento

La questione viene posta nel documento della Commissione Europea attraverso la domanda n. 7: Come fornire al personale scolastico formazione e sostegno per affrontare i problemi che si presentano?

Sulla base del documento della Commissione, questo è lo scenario sul versante insegnanti cui ci si trova di fronte. Gli insegnanti:

  • operano con gruppi di allievi molto più eterogenei rispetto a prima
  • sono tenuti ad avvalersi delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie,
  • devono rispondere alla domanda di insegnamento personalizzato
  • devono assistere gli alunni affinché diventino autonomi nell'apprendimento permanente
  • possono anche dover svolgere mansioni decisionali o manageriali derivanti dall'aumento dell'autonomia delle scuole

Tutto questo in un contesto in cui:

  • si registra un comportamento aggressivo nei confronti degli insegnanti
  • la maggior parte degli insegnanti lascia la professione appena ha la possibilità di farlo.
  • sono numerosi i fattori ambientali e organizzativi causa di stress e di malattie connesse allo stress negli insegnanti. (Education International (EI) European Trade Union Committee for Education (ETUCE) Study on Stress: The cause of stress for teachers, its effects, and suggested approaches to reduce it.)

La mia esperienza in merito a cominciare dalla conclusione: l’insegnante è (o dovrebbe essere) il professionista dell’apprendimento ed è in questa prospettiva che ci si dovrebbe formare.

Sulla questione, con il collega Peter Litturi abbiamo prodotto un documento dal titolo: “Formazione professionale, apprendimento e tecnologie. L’insegnante come professionista dell’apprendimento” Su Scribd l’intero documento.

Della questione mi interessa sottolineare le implicazioni della connotazione “professionista”. Cosa vuol dire essere un professionista? Chiarito questo siamo già in discesa per pensare alla formazione degli insegnanti.

Le Boterf dice che il cliente può avere fiducia nel professionista perché:

  • non trascurerà niente di importante della situazione del cliente
  • non trascurerà niente di importante della situazione – problema
    e del suo contesto
  • saprà far fronte all’incompletezza delle prescrizioni
  • saprà prendere delle iniziative pertinenti
  • e’ aggiornato sullo « stato dell’arte » del mestiere
  • saprà spiegare perchè e come agisce
  • saprà apprendere dalla propria esperienza
  • saprà mobilizzare una rete professionale di risorse
  • rispetterà le regole etiche e deontologiche

Perrenoud, citato da Patrizia Magnoler al SIEL 07 di Macerata dice:

  • Il professionista realizza in autonomia delle operazioni intellettuali non routinarie che impegnano la sua responsabilità.
  • Il professionista è autonomo non solo perché è in grado di autocontrollare il suo operato, ma anche di guidare, al tempo stesso, il suo apprendimento attraverso un’analisi critica delle sue pratiche e dei risultati di queste.

Anche sulla base di questi ed altri contributi, credo che la competenza principale dell’insegnante sia quella della riflessività (il “professionista riflessivo” di Schon) che gli consente di apprendere dalla propria esperienza, di identificare i gap da colmare, di identificare la strategia più coerente per intervenire in un contesto: attraverso la riflessione saprà, in buona sostanza, contare su sé stesso.

Sono consapevole dei mille problemi di contesto che non rendono ne semplice ne facile per l’insegnante aggiornarsi per insegnare come-si-dovrebbe (normativa, retribuzione, riconoscimento, ecc….) ma, sono certo, debba valere il principio della responsabilità: nello spazio di potere che mi è dato, cosa posso fare io? E farlo. Senza remore.

giovedì 5 luglio 2007

SIeL 07 (3). Come progettano gli insegnanti

Patrizia Magnoler, Università di Macerata, presenta una ricerca su un attività di formazione degli insegnati che ho apprezzato molto soprattutto perché da questa ricerca scaturiscono dei risultati che, banalmente, servono a qualcosa. Scusatemi se è poco ….

Insegnante come professionista. Patrizia citando (Perrenoud 1996, p. 154) ci dice perché “professionista”

Il professionista realizza in autonomia delle operazioni intellettuali non routinarie che impegnano la sua responsabilità.

Il professionista è autonomo non solo perché è in grado di autocontrollare il suo operato, ma anche di guidare, al tempo stesso, il suo apprendimento attraverso un’analisi critica delle sue pratiche e dei risultati di queste.

L’insegnante ha a sua disposizione conoscenza che nasce da contesti disparati (formali, non formali ed informali). Se il suo “repertorio” conoscitivo è tanto vasto, la questione diventa: coma e passare da una azione reattiva ed implicita ad una deliberativa, quindi consapevole? La risposta che Patrizia da è nell’uso sistematico ed intenzionale della riflessione.

Lo strumento da lei usato è l’e-portfolio usato come artefatto cognitivo per sostenere il ripensamento e la riorganizzazione di scritture della propria pratica professionale. Centrale diventa, quindi, la scrittura effettuata in spazi diversi (blog, diari di project work) su cui riflettere (sulla base di un set ben selezionato di domande) per diventare consapevoli della propria azione e per modellizzarla. Domande come scaffolding della riflessione.

Interessantissimo il risultato emerso. Quale è l’apprendimento di maggior valore sviluppato? I saperi partici, teorici o pedagogici? No, grande valore ha avuto apprendere l’importanza della riflessione sulla pratica professionale al fine del miglioramento della stessa!!!!

Patrizia conclude (citando Altet, 1996) affermando che:

La formazione dovrebbe proporre dispositivi diversificati e complementari che sviluppino il saper analizzare, il saper riflettere, il saper giustificare, attraverso un lavoro dell’insegnante sulle proprie pratiche e le proprie esperienze. Sono queste metacompetenze che permettono all’insegnante di costruire le proprie competenze di adattamento, caratteristiche dell’insegnante professionista

martedì 5 giugno 2007

La governante cognitiva

E’ con questa metafora che gli inglesi designano la riflessione: cognitive housekeeper. Ciò che mantiene in ordine il nostro sistema cognitivo mettendo assieme le conoscenze che abbiamo già con quelle nuove che “introduciamo” durante il processo di apprendimento.Se è vero, come è vero, che il pensiero (e non altro) è la “benzina” dell’apprendimento, la riflessione potrebbe essere considerata il suo motore.

E’ il costruttivismo a darci prova di come l’apprendimento avvenga per costruzione, appunto, di una nuova struttura cognitiva che si origina quando le vecchie conoscenze si mescolano con le nuove, come in una vasca d’acqua che ha un suo colore, diciamo bianco, e che a seguito dell’immissione di altro liquido colorato, diciamo rosso intenso, cambia in rosa pallido.

Non si apprende, nuova metafora, con l’aggiunta di nuovi mattoni ad un muro pre-esistete (comportamentismo).

Il processo di “mescolamento” coincide il processo di riflessione che, lo sperimentiamo quotidianamente, ci fa apprendere. Se leggiamo un libro, ascoltiamo una conferenza, non impariamo perché leggiamo o ascoltiamo, ma perché riflettiamo su quanto abbiamo letto o ascoltato. Mettiamo in moto il nostro pensiero.

Ecco perché non è il far ripetere qualcosa ad un nostro allievo che lo aiuta ad apprendere ma alcune nostre domande ben poste che obbligano a pensare ed a dire o scrivere qualcosa, il frutto della riflessione (o, come dicono i costruttivisti, la rappresentazione dell’apprendimento).

Normalmente, anche al termine di una lezione di una giornata, ma anche di mezza giornata, pongo alla mia classe una domanda tipo: “cosa avete imparto oggi?” o “come pensate di applicare le cose su cui abbiamo lavorato?”.

Una paio di domande o una scheda di fast feedback su cui fissare le idee per iscritto.

In percorsi formativi più lunghi uso sistematicamente il learning journal noto anche come reflective journal.

Le tecnologie ci offrono molti strumenti per favorire la riflessione: dai “normali” forum usati allo scopo, ai constrained forum come FLE3, CBoard ed il modulo forum per Moodle sviluppato all’Università di Firenze (Giovanni ci potrebbe dire qualcosa di più), al modulo diario di Moodle ed al modulo Journal di LAMS, tanto per fare alcuni esempi.

Anche il processo di costruzione del portfolio è un potente strumento di riflessione. In una versione tecnologica potremo usare uno dei diversi tool di e-portfolio (qualcuno ne sta usando? Io non ancora).

Su SlideShare ho appena pubblicato una serie di slide sul tema. Sono la versione .ppt di un file che ho ritrovato nel mio repository e che avevo usato per stampare su acetato i vecchi trasparenti per lavagna luminosa (si, una volta – anche meno di 10 anni fa – facevamo così ed era già una rivoluzione rispetto ai vecchi fogli di acetato scritti con pennarelli multicolore…..). E’ l’organizzazione di alcuni concetti tratti dalla letteratura che ho fatto intorno al 2001.

Alla nostra governante (cognitiva) dedico questo mio centesimo post in questo blog.