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martedì 15 gennaio 2008

Apprendimento profondo vs. superficiale (Schegge semantiche 3)

Si fa presto a dire “apprendimento” come se tutto ciò che comunemente chiamiamo “apprendimento” sia realmente apprendimento.

Si può imparare in tanti modi (non parlo degli stili di apprendimento), ma, secondo me, si impara o in modo utile o in modo inutile.

Vediamo alcuni di questi modi:

Apprendimento passivo

lo studente è trattato o agisce come un recipiente vuoto entro il quale le conoscenze devono essere versate. Esempio: lo studente prende molte annotazioni durante le lezioni copiando dalle parole o dalle rappresentazioni visuali fatte dal docente per poi “rigurgitare”, in modo pressoché intatto, questo materiale nei compiti e negli esami.

Apprendimento attivo

Docente ed allievo intraprendono assieme il processo d’apprendimento con l’allievo che assume un ruolo attivo nel comprendere le idee presentate, ricercando nuove vie da esplorare ed assumendo un ruolo nella valutazione dei propri progressi.

Apprendimento superficiale

Lo studente raccoglie le idee dal docente ma non le traduce o le elabora in alcun modo (apprendimento meccanico). L’apprendimento è essenzialmente una riproduzione di conoscenza o abilità senza alcuna comprensione. Questo approccio rende assai difficile lavori di concettualizzazione che richiedo l’integrazione di differenti aspetti del proprio sistema di conoscenze, l’applicazione delle conoscenze all’azione, l’adattamento di abilità da un contesto all’altro.

Apprendimento profondo

Gli studenti cercano attivamente di comprendere le nuove idee, di integrarle con ciò che sanno già, di testarle nella realtà

Abbiamo un “apprendimento” che entra e fugge ed un apprendimento che entra e si appiccica alla nostra struttura cognitiva.

Un apprendimento che c’è (lo possiamo testare con un esame) ma che non siamo in grado di usare ed un apprendimento, che ci è costata molta più fatica, che siamo in grado di usare in più contesti diversi.

Ciò che a volte non è chiaro e che i due stili (che sembrano questione della persona che apprende) sono influenzati dal modo d’insegnare e di valutare: se viene realizzata attività didattica fortemente basata sulla lezione e se la valutazione richiede la memorizzazione di una grande quantità di informazioni, l’allievo adotta un approccio “apprendimento superficiale” semplicemente per sopravvivere al momento del test.

Dobbiamo, quindi, decidere quale apprendimento vogliamo promuovere

venerdì 30 novembre 2007

Apprendimento (Schegge Semantiche 2)

Il lemmario parte con Apprendimento non per via della A iniziale ma perché questo concetto è il punto di partenza (e di arrivo) di questo percorso che si propone di contribuire a far luce sulle criticità e sulle problematicità insite nell’uso didattico delle tecnologie a valore aggiunto.

Non mi avventurerò nell'ennesima definizione; un qualsiasi giro con Google riporterà decine di definizioni derivate dalle più disparate epistemologie. Qui vorrei sottolineare quanto, a dispetto della sua centralità, la tematica dell’apprendimento sia trascurata, sottovalutata, banalizzata.

Cosa intendiamo noi con apprendimento? cosa intendiamo dicendo che una persona ha appreso? cosa perseguiamo quando diciamo che insegniamo perché le persone apprendano?

Per avere un’idea della crucialità del tema, ricordo Jonassen che afferma che buona parte di un insegnamento poco efficace è conseguenza di una visione alquanto approssimativa dell’apprendimento……

Spesso produciamo soluzioni educative e formative by-passando, consapevolmente, le "leggi" che regolano l'apprendimento. Agiamo come quell'ingegnere che progetta un ponte ignorando, ad esempio, la legge di gravità e scopiazza ponti costruiti da altri ingegneri per determinare la quantità di ferro, lo spessore delle travi e gli altri parametri che fanno si che il ponte regga e non cada. A volte può andare bene ed a volte, questo comportamento imitativo non funziona affatto. Con la sola drammatica (per la sua non visibilità) conseguenza - fuor di metafora - che nessuno si accorge se una azione educativa è “crollata” seppellendo sotto le proprie macerie decine di ignari utenti/allievi e con essi il progettista e gli operai.

A cosa possiamo attribuire, se non a questi fatti, la disaffezione, che spesso si incontra, per la formazione in tanti adulti, la demotivazione scolastica di tanti giovani, la crescente sfiducia verso le istituzioni educative?

Verrebbe, quasi, da pensare che più di qualche “successo” formativo sia frutto più del caso o di meccanismi non governati che di intenzionalità (il famoso learning despite teaching).

L’apprendimento, dunque, come l’alfa e l’omega di ogni azione didattica, anche con le tecnologie.

Come in ogni altra scienza sociale, è rischioso affermare di possedere la verità rispetto ai diversi fenomeni con cui ci confrontiamo quotidianamente. Anche perché questi fenomeni sono di una tale complessità da non poter avere “risposte”, semplici univoche, valide una volta per tutte e per tutti i contesti.

Le problematiche correlate all’apprendimento sono numerose e, almeno per quelle che a me sembrano più rilevanti, saranno trattate in successivi contributi.

Per quanto mi riguarda, posso dire che l’apprendimento ha a che fare con:

  • l’appropriazione (che è altro dalla memorizzazione) dei nuovi contenuti
  • il dare a questi un senso personale
  • la loro stabile integrazione con i contenuti di cui già mi sono appropriato
  • il saper usare quei contenuti per fare qualcosa (risolvere un problema, svolgere una attività, ottenere un risultato)

Di seguito alcuni riferimenti per approfondimenti.

per le grandi famiglie di teorie dell’apprendimento

  • comportamentismo
  • cognitivismo
  • costruttivismo

per gli autori

  • Skinner
  • Thorndike
  • Watson
  • Gagnè
  • Briggs
  • Dick
  • Piaget
  • Vygotskij
  • Dewey
  • Brunner
  • Jonassen

sitografia

http://www.learning-theories.com/

http://tip.psychology.org/

http://carbon.cudenver.edu/~mryder/

bibliografia minima

How People Learn. Brain, Mind, Experience, and School, Rodney R. (EDT)/ National Research Council (U. S.) Committee on Developments in the Science of Learning (COR)/ National Research Council (U. S.) Committee on Learning Research and Educational Practice, Ann L. (EDT)/ Cocking, John (EDT)/ Brown, Bransford, National Research Council


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Jonassen sarà con noi a Bolzano dal 4 al 7 dicembre per il progetto Apprendere con le Teconologie. Proseguiremo per Mirano e Venezia per un giro turistico. Chissà che non mi venga la voglia di trarne una seconda "Conversazione"

domenica 25 novembre 2007

Schegge semantiche (premessa)

Questo blog, fin dalla sua nascita, ha assunto una caratterizzazione ben precisa: riflettere attorno agli usi che si stanno facendo delle tecnologie nella didattica che da tempo sembravo poco convincenti dati i magri risultati che si stavano prospettando. Attraverso i diversi contributi e con conversazioni trasversali a più blog di colleghi, si sono analizzate le numerose cause degli abusi che delle tecnologie si stavano facendo. In parallelo si è cercato di identificare usi alternativi e capaci di migliorare l’esperienza di apprendimento delle persone coinvolte. Non siamo giunti alla conclusione di questo percorso critico-propositivo, ma per fare il punto della situazione e per mettere ordine alle (mie) idee mi piacerebbe riuscire ad identificare una costellazione di concetti e significati essenziali o critici per fare un “buon” uso didattico delle tecnologie.

Numerose ricerche, ma anche il buon senso, la pratica quotidiana, ci dicono non solo che il nostro comportamento è regolato dalle nostre credenze ma, anche, che spesso queste credenze sono implicite, non sono evidenti neppure a noi stessi. Come a dire che spesso agiamo senza neppure sapere il perché, tanto che certi comportamenti ci sembrano “naturali”, i soli possibili e non il frutto di una scelta i cui presupposti sono impliciti.

Con questo post vorrei, pertanto, dar il via ad una serie di interventi (che capiteranno quando capiteranno, in un ordine casuale dettato dalla contingenza della mia riflessione) su quelli che a me sembrano essere i concetti da porre alla base di un “buon”, e soprattutto, consapevole uso delle tecnologie nell’apprendimento e nell’insegnamento. Userò il tag lemmario (*) per una rete di concetti, arbitrariamente scelti, per mezzo dei quali attraversare, in un criss-cross landscape, il territorio dove si incontrano l’apprendimento, le tecnologie e la didattica.

Questi potrebbero alcuni dei singolari lemmi (*) di questo lemmario altrettanto singolare

  • Apprendimento
  • Apprendimento profondo vs superficiale
  • Apprendimento produttivo vs riproduttivo
  • Apprendimento significativo vs conoscenza inerte
  • Costruttivismo vs comportamentismo
  • Conoscenza ws informazione
  • Costruire vs trasmettere conoscenza
  • Conoscenza situata vs generale
  • Apprendere con le tecnologie vs apprendere dalle tecnologie
  • Conoscenza distribuita vs conoscenza individuale
  • Ambiente di apprendimento vs corso
  • Instructional object ev learning object
  • Comunità di pratica
  • Just in time learning
  • Cognitive tools
  • Teorie implicite ed epistemological believes
  • Apprendimento naturale
  • ................................


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(*)

Nella cultura classica, il lemma era la premessa che si faceva prima di iniziare un ragionamento, una discussione filosofica o una dimostrazione logica.

Si chiama lemma un risultato che viene inserito in una dimostrazione come sostegno intermedio per indicare i passaggi successivi: prima di dimostrare il teorema si deve perciò verificare il lemma.

Il lemmario, ad esempio, è l’insieme dei lemmi contenuti in un vocabolario o in altre opere simili, e i criteri per costruire un lemmario cambiano a seconda del genere di repertorio che si intende realizzare.

Il lemma è, anche, la conoscenza acquisita in un determinato settore di studi

Fonte