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sabato 28 marzo 2009

Emergenze educative




Un flash da Lo studente nel villaggio globale. Uso consapevole, opportunitá e criticitá di Internet. Strategie per educatori, famiglie e utenti. A Brescia, il 27 marzo a cura di AFGP Centro Artigianelli e Scuola Centrale di Formazione. Due, sostanzialmente, gli approcci: quello affidato a me intorno ai rischi ed alle opportunità educative. Il secondo affidato ad Antonio Fiorentino, della Polizia di Stato, servizio Polizia Postale. Del mio intervento non dirò nulla: chi frequenta questo blog conosce il mio pensiero e non ho dettpo nulla di trascendentale se non situare concetti ed idee che rimastico abitualmente. Qui, btw, le slide.
Riepilogherò brevemente il secondo contributo perché ha affrontato la tematica da una prospettiva, per me, nuova, quella penale - giudiziaria.
Le cause di tante criticità stanno, secondo l’esperienza sul campo di Fiorentino nella:
  • tendenza a creare profili estremamente personalizzati
  • scarsa attenzione alla protezione della password
  • ignoranza delle regole del vivere civile
  • tendenza a sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni
Questa la casistica dei reati commessi o subiti dai minori
  • diffamazione via web
  • creazione di profili falsi degli insegnanti
  • bullismo virtuale a danno dei compagni
  • reati aventi ad oggetto la sfera sessuale (pornografia amatoriale avente protagonisti minori che configura il reato di pedopornografia)
Molto chiara ed efficace l’esposizione del poliziotto: oltre alla precisa e dettagliata esposizione dei reati imputabili con relative pene pecuniare e detentive, la presentazione, anche con linguaggio crudo e diretto, di casi trattati da lui in prima persona e l’evidenziazione delle implicazioni, non solo economiche e di immagine, per l’intera famiglia del giovane coinvolto (normalmente è il padre l’intestatario del contratto di accesso ad Internet e, quindi, è lui il primo ad essere iscritto nel libro degli indagati …..).
Convincente – a scopo di prevenzione – la narrazione delle procedure che vengono adottate per “scovare” – a partire dalla rilevazione dell’IP di accesso – l’autore del reato.
Quanto mai opportuna la sottolineatura delle implicazioni penali di certe condotte, spesso attivate, come dire … “in buona fede”, cioè con scarsa o nulla percezione di cosa si stia veramente facendo.
Altro messaggio certamente passato: attenti ragazzi, prima o poi vi becchiamo!
Reazioni: negli occhi sbarrati, il terrore dei ragazzi, nelle labbra arricciate il sorriso compiaciuto degli insegnanti. Una mia percezione dell’impatto dei nostri due interventi nell’auditorio: credo sia “passato” di più l’approccio “poliziesco” che quello “pedagogico-didattico”, segno che la vera “emergenza educativa”, citata in tutti gli interventi istituzionali, pare abbia la connotazione giuridico-penale più che quella pedagogico-didattica. Sono certamente convinto che ci si debba preoccupare di certi comportamenti deviati dei nostri giovani e che sia quanto mai opportuna, quantomeno, una diffusa opera di informazione sulle loro implicazioni, ma fare di questi fatti la vera “emergenza educativa” della nostra scuola, mi sembra eccessivo.

Quantomeno per una ragione: quanti sono i nostri diabolici giovinastri che delinquono? Diciamo i 5 - 10% (non pochi anche se fosse questo il dato, non lo conosco)? E per gli altri 90 – 95% non esiste altra “emergenza”?
Capisco che per gli insegnanti (ma per quanti, veramente?) il bullismo, la diffamazione siano fatti che li possano toccare direttamente e che il miglioramento della didattica sia una tematica non così viva ed urgente, ma – azzardando un’interpretazione psicologica, non vorrei che fosse più facile (meno doloroso?) spostare la colpa e gli interventi sull’altro (il ragazzo) che portarla (e sopportarla) su di sè. Un classico meccanismo di difesa.
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Un aneddoto divertente per chiudere in allegria: a tavola con un gruppo di dirigenti della rete nazionale di scuole che ha organizzato l’evento ci si confrontava sui temi del seminario e, tra questi, se i ragazzi si dovessero alzare o meno dalla sedia al momento dell’ingresso dell’insegnante. Sembrava prevalere la tesi della rispettosa alzata. Unica voce fuori dal coro quella di dirigente di un ente che ha detto: “per me non è importante che i ragazzi si alzino quando entro, ma che stiano seduti dopo”.


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VIVERE UNA SOLA VITA

in una sola città,
in un solo paese,
in un solo universo,
vivere in un solo mondo
è prigione.
Conoscere una sola lingua
un solo lavoro
un solo costume
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione.


Ndjock Ngana

(poeta camerunense)

sabato 21 marzo 2009

Una scuola di bulli, fannulloni e guerriglieri




Ci mancavano, fino a ieri, i guerriglieri. Ora il gruppo è al completo. Ecco, quindi, la scuola italiana nella visione di questo governo per bocca di due delle sue migliori menti, i ben noti alle cronache mondane Mariastella e Renato onnipresenti anche nei rotocalchi di famiglia.
Ecco come si comunica la scuola, con ampio dispiego di mezzi, nei mass-media italiani. Ecco come si costruisce nell’opinione pubblica l’immagine della nostra scuola.
Una associazione a delinquere. Che starebbe bene rinchiusa nella patrie galere. Non potendolo fare, perché ameni luoghi di soggiorno già fully-booked di colpevoli di reati minori (rispetto a quelli dei nostri), le si provoca la “dolce morte”, una morte per asfissia. Un po’ di finanziamenti in meno ieri, un po’ di precari non rinnovati oggi, un po’ di posti per ricercatori non messi a bando domani.
Un po’ alla volta la scuola italiana si spegnerà da sola; in silenzio ed in uno stato d’ebbrezza. Forse, anche con il sorriso in bocca.
Una strategia coerente e perseguita con determinazione. Dileggiare per svalorizzare e per giustificare la “pulizia etnica”.
Quale significato dare, altrimenti, al presentare come un successo di questo governo e della sua lungimirante politica scolastica l’elevata percentuale di 5 in condotta? Una prova che basta dare alla polizia scolastica i mezzi adeguati (grembiulino, voto in condotta, bocciature) e tutto il marcio della scuola viene a galla.
Avete visto con quale compiaciuto sorriso (quello non le manca mai, lo avete notato?) la ministra ha presentato i dati sui 5 in condotta e sulle insufficienze?
Non ci resta che contare ancora una volta sulla resilienza di tanti decenti, buoni, ottimi insegnanti perché la scuola, a dispetto di governi, ministri e dirigenti, vada – comunque – avanti.

giovedì 25 settembre 2008

Esperti, novizi e computer



Una delle ragioni che mi ha portato ad alla disquisizione sul "novizi ed esperti" è l'interessante riflessione che i due Dreyfus fanno a proposito delle implicazioni che il modello di acquisizione di competenze ha nell'uso didattico delle tecnologie.
Il novizio ha bisogno di apprendere informazioni e regole,deve fissare le regole nella propria memoria. Didatticamente, deve essere assitito tramite esercitazioni guidate, deve essere messo a contato con casi semplici e semplificati. Queste funzioni possono essere svolte, facilmente ed anche in modo attraente, dal computer (quando viene usato come un tutor o un istruttore - drill sergeant, dicono i Dreyfus).
Continuare ad usare il pc in questo modo si terrà, sempre, il novizio allo stadio iniziale del percorso di sviluppo in quanto non si potranno "insegnare" regole più complesse e ni si potrà consentire lo sviluppo del repertorio di comportamenti "naturali" tipici della prestazione intuitiva e, perciò, esperta. I due affermano che anche gli approcci costruttivisti tipici del lavoro di Papert ed altri non consentono, comunque, di andare oltre il livello iniziale. Anche i lavori sull'intelligenza artificiale (AI) non hanno portato alcun contributo all'uso del pc nell'apprendimento oltre il livello iniziale. La loro conclusione è che tutti i modelli di didattica con il pc basati sul modello della mente come un computer hanno fallito nel formare l'esperto.
E mettono in guardia dall'avare eccessive aspettativa dalla didattica con il computer.

Orbene, questo lavoro dei Dreyfus è stato pubblicato 10 anni fa (conseguentemente il loro riferimento è la ricerca di qualche anno prima) e di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e tutta l'area della ricerca cognitiva, della psicologia dell'apprendimento (con l'introduzione della dimensione sociale - distribuita - della cognizione) ha offerto nuovi paradigmi didattici in cui il computer e la rete possono svolgere un ruolo importante.
A mio avviso, il loro pessimismo può essere superato alla condizione di adottare un approccio all'uso didattico del pc per cui lo stesso non venga usato come un .. sergente addestratore.

Una riflessione conclusiva: perchè nonostante la copiosa ricerca (ed i fallimenti che sono sotto gli occhi di tutti) che mette in guardia da usi didatticamente "inutili" del pc, ancora si continuano a fare quegli usi? Perchè le istituzioni non solo li sostengono ma, anche, li promuovono? Perchè, ad esempio, come modello di innovazione a scuola si presentano i "contenuti digitali" (vedi il recente multimionario programma ministeriale "Innovascuola")?

mercoledì 10 settembre 2008

Una maestra "unica" al lavoro


La maestra “unica” Paola Limone, qui il suo bel blog, ci fa sapere che nel corso di questo nuovo anno scolastico attiverà un nuovo progetto che vedrà la sua classe sperimentare, per tutto l'anno scolastico, l'uso nella didattica di un computer per ogni bambino.
L’attività viene svolta nella classe 5° A della scuola Don Milani, Rivoli 1° Circolo, dalle insegnanti Paola Limone e Marina Sardone e si collega al progetto XO di Negroponte.
A promuovere il progetto “un computer per ogni studente” è la Regione Piemonte che prevede l'introduzione nell'anno scolastico 2008-2009 di computer ultraportatili a basso costo nella didattica consegnando ad ogni allievo una macchina e fornendo al docente unità didattiche subito utilizzabili.
Paola ci racconta: Con il prof Dario Zucchini dell'Istituto Majorana ho lavorato alla preparazione dei computer scegliendo i software ritenuti più utili, stilando schede di descrizione (dando particolare importanza a link di esperienze già fatte nelle scuole e reperibili nella rete) e preparando una white list con più di 800 siti per poter far navigare i minori che lavoreranno sui jumpc protetti dal Magicdesktop della Easybits.
La nuova fatica dell’instancabile e creativa Paola merita la nostra attenzione ed aspettiamo di leggere come sta andando.

Qui la descrizione del progetto.

martedì 9 settembre 2008

Le colpe degli insegnanti



Dopo un paio di post "scanzonati", riprendiamo la fatica quotidiana dell'impegno militante e chi meglio di Bruner, con cui avevo ... chiuso per ferie, mi può accompagnare in questo percorso?
Sempre da "La cultura dell'educazione" , il Nostro afferma: ".. In linea di principo non sono contrario nemmeno a una valuatzione del lavoro degli insegnanti. Se si ritiene che le prestazioni scadenti della nostra scuola siano da imputarsi principalmente a carenze nella valutazione degli studenti e degli insegnanti"
E, dopo aver espresso il proprio parere sul fatto che non si innalzi il livello dei "prodotti" della scuola mogliorando le competenze, ad esempio, in scienze e matematica, continua: " .... Naturalmente servono standard e risorse per consentire alle nostre scuole di essere efficienti [Mariastella, ti dice nulla?] nell'essolvere alla miriade di compiti che li attende. Ma le risorse e gli standard da soli non possono bastare. Dobbiamo avere le idee più chiare su cosa vogliamo insegnare ... se vogliamo contribuire a creare esseri umani più capaci di raggiungere i loro obiattivi, , meno alienati e migliori".
Adesso viene il bello: " Gli insegnanti americani hanno affrontato questo compito imponente e, date le circostanze, lo hanno fatto con coraggio e competenza, combattendo contro difficoltà enormi ... Non sono stati gli insegnanti e le scuole, questo va detto, a crare el condizioni che hanno reso così difficile la situazione americana. Non hanno creato loro una classe sociale inferiore. E non avrebbero mai potuto compromettere la missione di ricerca e di sviluppo di una industria competiotiva quale quella americana come hanno fatto gli avventurieri che negli anni ottanta hanno dato la scalataalle imprese investendo in azioni-spazzatura. Ne hanno creato, come hanno fatto gli speculatori in borsae gli speculatori immobiliari, un mondo di senzatetto da una parte e di consumesti dall'altra, che oggi affliggono la nostra economiae minano la nostra determinazione. Non sono loro [gli insegnanti ndr]i responsabili del pèroblema della droga che adesso Washington propone ironicamente di risolvere affidandone il compito di preevnzione alla scuola, invece di bloccare l'afflusso di stupefacenti nel nostro paese o di distruggere i cartelli nostrani della droga"

Non vi pare che qui stia succedendo la stessa cosa? Colpa dei fanulloni se la pubblica amministrazione è inefficiente; colpa degli insegnanti se la scuola non fa il proprio dovere.
In tutte le epoche e sotto tutte le latitudini, si ha la straordinaria capacità di accanirsi sui dettagli trascurando le vere cause del tumore

Un sorrisino da .....

mercoledì 30 luglio 2008

Insegnanti demoralizzati



Rileggendo Bruner (La cultura dell’educazione, 1996) mi imbatto in un passaggio che tocca la questione su cui spesso si arenano le nostre discussioni sul ruolo dell’insegnante: la solitudine di quei pochi che “ci credono”, il loro perenne lottare contro l’indifferenza della maggior parte dei colleghi e, non di rado, la resistenza (se va bene, a volte è anche peggio) del dirigente. Solitudine che genera sconforto e pessimismo verso ogni possibilità che le cose possano cambiare. Anche sul piano istituzionale.

Vediamo, dunque, cosa dice Bruner a tal proposito: “Nessuna riforma dell’educazione può decollare senza la partecipazione attiva e onesta degli insegnanti, disponibili e pronti ad aiutare e a condividere, a offrire conforto e supporto. […] E uno dei principali compiti di qualsiasi tentativo di riforma … è quello di convincere gli insegnanti a prendere parte al dibattito e a partecipare al cambiamento”. E cita cosa successe negli States dopo la pubblicazione del rapporto sull’educazione americana “A Nation at Risk” (1983) che suonava un campanello di allarme per la disastrosa situazione della scuola. La reazione fu che si criticò aspramente la professione dell’insegnante. L’insegnamento era stato trattato come un male necessario. E conclude: “così abbiamo alienato i nostri più importanti alleati sulla strada del rinnovamento”.

Cita, infine, uno studio di Ernest Boyer sulle convinzioni e le opinioni degli insegnanti nei cinque anni che seguirono la pubblicazione del citato report: “Siamo turbati dal fatto che gli insegnanti della nazione rimangono così scettici. Perché gli insegnanti, più di qualunque altro, sono demoralizzati e in genere poco impressionati dalle azioni di riforma intraprese fino a questo momento? [….] in tutte queste materie gli insegnanti non sono mai stati coinvolti […] In realtà il risultato più preoccupante di questo studio è questo: più della metà degli insegnanti intervistati sono convinti che in generale … il morale degli insegnanti sia notevolmente sceso.”

Che dire: mal comune mezzo gaudio? E’ da augurarsi che non vada così anche se le premesse ci sono tutte. Un esempio: avete visto dove sono naufragate le buone intenzioni della Gelmini?

giovedì 17 luglio 2008

Il suicidio delle SSIS


Le SSIS sono morte, evviva (e basta)! Si, le SISS sono morte e non per mano di un killer. La morte era stata annunciata da Fioroni ma è sopraggiunta con la Gelmini. Se di omicidio si tratta, è solo apparente.

Le SSIS sono morte per essersi suicidate. Si avete capito bene: nessuno le uccise ma si sono uccise da loro stesse.

Il mistero è subito spiegato.

Quando sono state istituite, le SSIS avevano avuto un mandato chiaro e fortemente sostenuto sul piano politico.

Le SSIS sono, però, cadute subito nelle grinfie delle università che le hanno gestite all’interno della propria cultura autoreferenziale.

L’opportunità offerta dalla SSIS è stato presto agita in termini di opportunità di potere, di spartizione amicale e clientelare delle risorse, opportunità di collocare parenti, mogli ed amanti; opportunità di piazzare le proprie pubblicazioni ed i propri servizi integrativi.

Niente di più e niente di meno di quanto avviene di frequente nelle nostre università.

Ovvio, quindi, che il prodotto fosse quello che è stato (buone solo per il titolo, buono solo il tirocinio – fuori dalle università, ovviamente, le CEPU dell’apprendimento…..).

Adesso che le SSIS sono chiuse, chi farà la necessaria formazione degli insegnanti?

Realisticamente qualcuno ha detto che sarà, comunque, difficile fare peggio.

domenica 29 giugno 2008

Grandi manovre a squola


Visita squola



No, non è un errore anche se sarei capace di peggio .... Squola è una nuovo network, su piattaforma Ning, avviato da Daniele Vinci che si sta laureando alla Sapienza con Francesco Consoli.
Squola non è un network generico, pur su tema preciso, e destinato a durare finchè morte sopraggiunga ma un'area per una ricerca-azione per la tesi di Daniele che ci racconta il senso del suo lavoro:

Dopo la tesi triennale, fatta sulle reti internet e sulle possibilità che queste offrono, per la tesi specialistica ho voluto approfondire un aspetto delle rete: Le comunità, ed in particolar modo mi sono concentrato di analizzare le comunità generate dai docenti.

Per comunità faccio riferimento non solo a Virtual community ma a tutto ciò che i docenti stanno generando attraverso uno degli strumenti più utilizzati: i blog.

Il blog è uno strumento che permette "riflessività" ?

Cosa intendo per riflessività?

La cosa che mi interessa analizzare è come la pratica professionale dei docenti (parte di essi) stia trovando nuove strade di apprendimento ed interazione.
Anche attraverso l'uso dei blog.

Partendo quindi da una riflessione di Shon riguardo "L'apprendimento riflessivo" useremo questo luogo virtuale per conoscer-ci e per conoscere le nostre pratiche.

Il laboratorio creato è una simulazione di come potrebbe avvenire questo processo ma soprattutto SE PUò AVVENIRE ATTRAVERSO LA RETE!

I membri di Orientamenti & Disorientamenti stanno dando un corposo contributo.

Unitevi, quindi, a noi in Squola

mercoledì 11 giugno 2008

La scuola italiana? Mediocre


Che la scuola italiana sia mediocre lo dice (anche) la neo ministra della (pubblica?) istruzione, tale Gelmini. Quattro le mediocrità secondo la ministra:

  • mediocre nell'erogazione
  • mediocre nei compensi
  • mediocre nei risultati
  • mediocre nelle speranze
La mediocrità che più mi spaventa è l'ultima della lista: "mediocre nelle speranze". Chi va a scuola non può che avere mediocri speranze per il proprio futuro visto quanto al scuola potrà loro dare.
Abbiamo, quindi, una scuola che ha anche ucciso il futuro delle nuove generazioni.
Mi domando, se la scuola non riesce a dare ai giovani, non dico una formazione che serva loro ma neppure la speranza che il futuro sarà pieno di possibilità, cosa ci sta a fare?
Già la società nel suo insieme ha fatto la sua parte per uccidere il futuro, adesso ci si mette anche la scuola che lo scopo di nutrire non solo le mente ma anche i cuori ha da sempre avuto?

Seconda riflessione sugli stipendi degli insegnanti: da sempre credo che due siano le figure centrali per il futuro di una società: i medici e gli insegnanti. I primi perchè si preoccupano di tenere in vita (biologica) le persone e garantire, così, loro un futuro; i secondi perchè si preoccupando di tenere in vita le persone dal punto di vista delle funzioni umane superiori: l'intelletto, il pensiero, la ragione, la sensibilità .....
Per i medici la situazione è abbastanza buona (anche se si deve assistere allo scandalo dei - colleghi - psicologi della mutua trattati passati "dirigenti" per grazia sindacale e con stipendi di 3 - 4000 €) ma per gli insegnanti siamo a livelli appena dignitosi.
Credo che agli insegnanti vada garantito uno stipendio adeguato ad un lavoro a tempo pieno (38 ore tutte passate a scuola) che attragga persone che vogliono fare l'insegnante perchè è un mestiere che piace e sul quale ci si può mettere passione, non perchè è un mestiere che lascia tanto tempo libero o in attesa di meglio.

sabato 7 giugno 2008

Apprendimento inoculativo


E' un'immagine di cui sto abusando, sorry.
L'ho rubata anni fa dalla rivista Le Monde Education e ritrae un quadro presente nel Museo della Scuola di Caen, nord della Francia.
A fine '800 era stato chiesto a d esperti di varie tematiche di immaginare come sarebbe stato il loro contesto cent'anni dopo, agli inizi del 2000.
Ebbene, l'autore c'ha azzeccato in pieno.
Non solo per quanto riguarda il paradigma didattico ma anche per quanto riguarda l'uso delle tecnologie: le tecnologie insegnano allo studente al posto dell'insegnante; l'insegnamento avviene per inoculazione, per inserimento diretto di una entità (il sapere, la conoscenza) nella mente degli studenti.
Lo avevano previsto più di 100 anni fa e sta puntualmente accadendo. Era destino che le cose andassero così.

giovedì 5 giugno 2008

Innovazioni didattiche? No grazie

Leggo (via Sophia) che nella vicina Vicenza da settembre in due scuole, un ITC ed un ITIS, ci sarà un nuovo modo di fare scuola. Incuriosito leggo il pezzo.
Vengo catturato da espressioni quali:
  • Seguire una lezione di chimica o di matematica stando comodamente seduti a casa. E questo, anche con il termometro in bocca, nel caso di malattia, o con mouse e tastiera a portata di mano .....
  • Nasce in città la scuola on-line: un sito internet, in cui studenti e docenti potranno fare lezioni come in classe
  • Niente più cattedra e lavagna, ma un computer che porterà il materiale direttamente a domicilio
  • L’innovativo progetto a livello veneto è stato messo in campo dall’Istituto tecnico commerciale “Luzzatti” e dall’Itis “Marzotto”.
  • ....il progetto appena avviato partirà ufficialmente il prossimo anno scolastico e porterà una ventata di novità.
  • Ma non è finita qui la rivoluzione didattica dei due istituti: tutto il mondo scolastico sarà tradotto on line......
  • .... Oltre a poter visualizzare materiali didattici, dunque, gli studenti potranno essere indipendenti nel percorso scolastico da vincoli fisici e di orario, nonchè sempre consapevoli del loro livello di apprendimento.
  • ....Il sito ospiterà lezioni che guidano lo studente nella soluzione di esercizi, banche dati di domande e quiz a correzione automatica....
  • ....Si sono sperimentate metodologie innovative attraverso strumenti multimediali utilizzabili via Internet.
Con tutto l'apprezzamento ed il rispetto dovuto per lo sforzo, l'impegno e la fatica che certamente gli insegnanti coinvolti ci hanno messo, e scusandomi anticipatamente per l'eventuale irriverenza, mi domando dove stia l'innovazione:
  • poter studiare anche con il termometro in bocca grazie ad internet?
  • fare lezioni in internet come si fanno in classe?
  • sostituire la cattedra e la lavagna con un pc?
  • portare i materiali didattici a casa?
  • mettere on-line tutto il mondo scolastico?
  • poter visualizzare materiali senza vincoli di tempo ed orario?
  • correggere automaticamente i test?
Spero che la riduzione giornalistica (la news è presa da un quotidiano locale) dei fatti non mi abbia consentito di apprezzare tutta l'ondata di novità presente del progetto e di conoscere le metodologie (didattiche, immagino) innovative che sono state usate, ma se questa è innovazione, meglio continuare ad usare gesso e lavagna e farlo nel chiuso delle mura della scuola.

Lasciando chi ha la febbre a poltrire, sudato, nel proprio letto con una spremuta di agrumi a portata di mano. Guarirà certamente meglio e, forse, si impegnerà adeguatamente una volta guarito e ritornato a scuola.

L’Istituto fantasma che valuta la scuola

Parliamo dell’INVALSI o, meglio, ne parla il Corriere della Sera di oggi con un titolone in prima pagina.

Mi risveglio, quindi, dal torpore di blogger latitante e relaziono.

Il pretesto per l’attacco di Sergio Rizzo, esperto in caste e derive, sono le nomine del nuovo cda fatte dal Prodi (nel senso di governo) morente. Nomine che sarebbero state fatte in gran fretta a ridosso delle dimissioni; nomine che avrebbero “trascurato” la persona prima classificata nel concorso indetto per la selezione della terna dirigenziale (Giorgio Allulli, certamente un bel nome della formazione nostrana).

Poco lusinghieri i giudizi di Rizzo sull’INVALSI, ritenuto già segnato dal nome infelice In effetti, potrebbe sembrare un istituto che si occupa di invalidi: buco nell’acqua, attività a corrente alternata, con risultati che raccolgono meno consensi che critiche, infossato nelle sabbie mobili del ministero ……..

E pensare che l’Istituto dovrebbe valutare la scuola italiana ed i suoi 10.000 dirigenti scolastici …..

Non so cosa esattamente faccia l’INVALSI; so che coordina la parte italiana del PISA e sulla questione ho letto numerosi suoi rapporti, tutti di buon livello.

Immagino faccia anche tante altre cose. Ma non so se , come tanti altri enti, si limiti a partecipare al gioco delle parti o se stia dando un contributo qualificato, in termini di conoscenza, ai decisori politici. Ma se 2 + 2 fa 4, propenderei per la prima che ho detto …. Ma questo è un pre-giudizio.

sabato 17 maggio 2008

Innovascuola, i bandi

Interessanti opportunità di micro-finanziamnti (fino a 10.000 € più dotazione informatica) per attività di innovazione didattica usando le tecnologie: sono i 2 Bandi del DIT, Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica in scadenza a fine maggio.

Un bando è per la scuola primaria in tutto il territorio nazionale.

Altro bando per la scuola secondaria delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia .

Per la scuola primaria sono disponibili 4 milioni di €; per la secondaria i milioni sono 7. Metà per attività; metà in tecnologie.
La proposta va inviata compilando il formulario online.

Se vi serve una mano (a gratis), sono qui.

domenica 27 aprile 2008

Insegnamento tra istinto e professione

Un commento di Giovanna ad un mio post, mi fa venire la voglia di riflettere a 360o sull’insegnamento e sugli insegnanti.

Nel giro degli insegnanti che frequento per ragioni professionali (non tantissimi) conosco alcuni autentici professionisti, ma sono la minoranza. C'é un discreto numero che deve aver avuto la vocazione sbagliata e non se ne accorge. Il plotone è fatto di persone che fanno una didattica istintiva accompagnata, talvolta, da buona volontà, con risultati a volte anche buoni. Sono gli "insegnanti nati”, come ci sono gli “imprenditori nati” (ho conosciuto artigiani con la 3^ media capaci di business di immenso valore, quando certi masterizzati alla Bocconi non andavano oltre la ripetizione di formula prese dai libri della Harward). Sono pochi gli insegnanti nati, ma sul plotone degli “istintivi” credo valga la pena investire.

Contrappongo didattica istintiva a didattica professionale perché la prima poggia su teorie implicite, spesso ingenue e semplicistiche dell’apprendimento. La didattica professionale, invece, è riflettuta, consapevole, è fatta di continue scelte tra opzioni che portano a risultati differenti, si basa su una visione consapevole, articolata e complessa dell’apprendimento.

Raramente si nasce “insegnante professionista”; si inizia, il più delle volte con un insegnamento istintivo e di fronte ai primi problemi, gli “eletti” iniziano a riflettere sulla propria pratica didattica, si confrontano con colleghi più esperti, leggono qualche libro ed attraverso tentativi ed errori approdano alla didattica professionale. La formazione formale serve fino ad un certo punto; vale molto di più una pratica riflessiva magari aiutata da un buon maestro, uno che ha più esperienza.

Ma attenti, fare esperienza non significa necessariamente avere esperienza. Tanti rimangono novizi per tutta la vita…..

venerdì 25 aprile 2008

Il bravo insegnante parla poco

Si, è proprio vero. Se dovessimo trovare uno slogan che riassume tutta una filosofia didattica, credo si possa proprio dire che: "Il bravo insegnante parla poco". Parla poco perchè il vero apprendimento si costruisce quando lo studente fa. Lo studente non apprende quando sta ad ascoltare, impara quando riflette, quando usa le (poche) cosa che l'insegnante, o un libro, ha detto per fare qualcosa.
Ho fatto questa riflessione dopo aver letto un lunghissimo commento (quasi un saggio) al un mio post "La scuola che funziona".
In questo commento (di "Anonimo", peccato) si riportano tante citazioni (Papert, Eco, Riffkin, Toffler..) che dipingono con eccellete sintesi lo stato della scuola per quanto riguarda l'approccio metodologico ed offrono vie d'uscita. Riporto solo questa citazione ed invito ad andarsi a leggere quel lungo commento-saggio.

Come già predicava Lao Tse il vero insegnamento è senza parole, perché “le troppe parole si esauriscono presto e il saggio pratica l’insegnamento senza parlare, lasciando sviluppare gli esseri senza ostacolarli".

mercoledì 23 aprile 2008

I dolori di un (non più) giovane insegnante


Nelle lettere ad Augias ne La Repubblica del 17 aprile un professore di liceo si lamenta perché a scuola arrivano studenti sempre meno preparati, incapaci ad affrontare i carichi di lavoro di un percorso liceale, con i genitori pronti a difendere i figli e ad accusare, andando anche dal preside, i professori stessi. Si aggiunga, poi, che sono i dirigenti scolastici a non volere che si faccia opera di dissuasione dei meno adatti per non diminuire il numero degli iscritti, e la misura è colma. E conclude: "quel che conta è solo ostentare voti fasulli in un tripudio da fiera delle vanità".
Tutte cose che facilmente si riscontrano, nulla da dire. Tutto condiviso anche dal saggio Augias (è solo merito di qualche bravo insegnante se la scuola ancora funziona). Mi domando, però: prima di approdare al liceo, quale formazione e quali insegnanti hanno avuto questi liceali “inadatti”?

Se quelli sono i risultati, devono aver avuto solo insegnanti incompetenti o che non hanno inciso per nulla. Non credo sia proprio così. Tutti adeguati gli insegnanti alle superiori, tutti inadeguati gli insegnanti delle scuole precedenti e gli studenti.
Credo, piuttosto, che una volta completate le elementari dove é quasi sola didattica, e passate anche le medie, dove un po’ di didattica ancora si fa, con l'arrivo alle superiori pare quasi che la didattica (l’attenzione, cioè, ai processi di apprendimento) conti poco o non serva. Basta trasmettere i contenuti secondo la struttura della disciplina. Memorizzazione di conoscenza dichiarativa (periodi storici o letterari, fatti e personaggi….),esecuzione meccanica di conoscenza procedurale (gli algoritmi delle procedure matematiche). Ma preoccuparsi di dare un senso a tutto questo? Sono c...i di chi apprende? Il knowing why, il capire il perchè chi lo cura?
Forse qualche problemino di didattica ce lo potremo avere... O no?

Possiamo pensare che i ragazzi d'oggi con tutte le opportunità che hanno di esercitare il pensiero critico (si, per le cose che interessa loro ragionano ben di più di quanto non si creda), di argomentare, di ricercare, esplorare, sperimentare, si accontentino di ascoltare e ripetere ciò che gli insegnanti ed i libri dicono senza voler dare un senso al tutto? Forse per un paio di settimane, si ma dopo la pena cresce di giorno in giorno ed il risultato è quello che vediamo e che (giustamente) indispone tanti insegnanti.

lunedì 14 aprile 2008

La scuola che funziona

Si scrive e si parla spesso di scuola che NON funziona. Di riforme mai andate in porto, di sistema mal configurato, di una scuola vecchia nei metodi didattici, di tecnologie che hanno fallito il proprio scopo di migliorare la scuola..... Inutile dirlo, la nostra scuola ha una pessima immagine sociale e dirsi, oggi, "insegnante" non è proprio un titolo di merito.

MA.....

Ma, se invece di guardare al mondo della scuola dall'alto (e da fuori) ci si abbassa (mettendoci anche un po' di umiltà) e si entra nella scuola si notano tante "isole felici" fatte di tanti insegnanti che, quasi a dispetto dell'ambiente circostante non facilitante, ci mettono anima e corpo e fanno una buona scuola, fanno una scuola dove gli studenti imparano bene.

Sono insegnanti che spendono molto del proprio tempo libero ad aggiornarsi, che partecipano a reti informali di colleghi con cui scambiano dubbi, idee e risorse, che sperimentano, migliorano ...

Sono insegnanti che vivono il proprio lavoro con elevato senso etico verso i propri studenti.

Sono insegnati non sempre guardati con favore dai colleghi, proprio per questo atteggiamento che mette, loro immobili e rassegnati, in cattiva luce.

Sono insegnanti che potrebbero essere anche visti come la pudica foglia di fico che nasconde tutte le magagne della scuola e che, ingiustamente, la nobilita …

Da queste riflessioni, nell’ambito del network professionale “Orientamenti e disorientamenti negli usi didattici delle tecnologie” è stata lanciata l’iniziativa “La scuola che funziona”.

L’idea è di valorizzare il lavoro di tanti insegnanti che stanno facendo una buona scuola per dare a tutti questi un giusto riconoscimento per il lavoro svolto e per promuovere dal basso buone pratiche educative.

L’iniziativa è ancora in una fase di pre-startup; si sta costituendo il “gruppo dei promotori” e si stanno definendo le caratteristiche di questa iniziativa.

Per saperne di più e per dare la propria pre-adesione al “gruppo dei promotori”, partecipate alla discussione in O&D entrando qui (se non siete già membri di O&D con une breve procedura vi potete iscrivere) oppure scrivetemi a gianni (at) marconato (dot) net.



giovedì 10 aprile 2008

Insegnante, un mestiere a rischio (psichiatrico)

Leggo nell'ultimo numero della rivista dell'Istituto Pedagogico della Provincia di Bolzano une breve recensione di uno studio condotto nell'arco di 12 anni sul rischio di patologia psichiatrica professionale degli insegnanti.
E' propri vero che l'insegnamento è un lavoro oltremodo usurante!!!
Quasi la metà delle inidoneità riconosciute dall'INPDAP ai suoi assistiti è per gli insegnanti (49,8%) e la percentuale è in aumento.
La patologia psichiatrica è conseguenza di una sindrome di born-out non adeguatamente affrontata.
Approfondimenti nel libro "Scuola di follia" del 2005 presso Armando Editore. Curatore Lodolo D'Oria. Tante storie di insegnanti " ...entrati nel tunnel del disagio psichiatrico". Altri dati nel sito IARD.

Dati su cui riflettere tanto per aver chiaro quale sia l'ambiente di lavoro di alcuni insegnanti (quanti?) ma anche, come diceva qualche tempo fa Galimberti, che il mestiere di insegnante non è alla portata di tutti/e proprio, anche, per le caratteristiche psicologiche necessarie a svolgere bene per gli studenti ed in modo "sano" per sé , questo bel mestiere.

sabato 5 aprile 2008

Schank e la carta dei diritti dello studente

“La carta dei diritti dello studente”/ “The Student Bill of Rights”
Grande e provocatorio come sempre questo Schank!!! Questa volta è stata una insegnante che partecipa ad un corso in cui curo le attività di apprendimento a distanza ad aver fatto la scoperta.
Ringrazio, quindi, Lucia Ramaccioni per la scoperta e la traduzione e socializzo per continuare la conversazione aperta in qualche post passato.
Qui l'originale.

1. Verifiche: nessuno studente dovrebbe essere sottoposto a test a scelta multipla e ad esercizi di completamento.

2. Competenze praticabili nella vita reale: nessuno studente dovrebbe imparare cose che non possono poi essere ricondotte ad una competenza richiesta nella vita.

3. Memorizzare: a nessuno studente dovrebbe essere richiesto di imparare a memoria informazioni che sono destinate ad essere dimenticate nel giro di sei mesi.

4. Chiarezza negli obiettivi: a nessuno studente dovrebbe essere chiesto di frequentare un corso i cui risultati non sono in relazione ai suoi obiettivi personali. Né si dovrebbe coinvolgerlo in un’attività senza essere informato prima su ciò che lui si può aspettare da essa.

5. Passività: a nessuno studente dovrebbe essere richiesto di trascorrere il tempo passivamente guardando o ascoltando qualcosa, a meno che non sia prevista una quantità di tempo superiore da dedicare ad un compito che lo coinvolga attivamente.

6. Standard arbitrari: a nessuno studente dovrebbe essere richiesto di “saltare attraverso cerchi” arbitrariamente stabiliti da un singolo insegnante e non dalla società nel suo complesso.

7. Padronanza/Mastery: a nessuno studente dovrebbe essere richiesto di continuare a studiare qualcosa che già conosce a fondo.

8. Scoperta/Discovery: a nessuno studente dovrebbe essere richiesto di imparare qualcosa a meno che non gli venga data la possibilità di sperimentare in classe ciò che ha appreso.

9. Curricolo stabilito/ “Defiened Curriculum”: a nessuno studente dovrebbe essere impedito di dedicarsi ad attività, nell’ambito scolastico, che lo interessano, per il solo fatto che gli obiettivi del curricolo impongono altro.

10. Libertà di pensiero: nessuno studente dovrebbe essere messo nella condizione di dare voce al suo punto di vista su un argomento se il punto di vista opposto non viene presentato ed ugualmente rappresentato.