Visualizzazione post con etichetta Visioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Visioni. Mostra tutti i post

lunedì 3 novembre 2008

Quando la tecnologia migliora la vita



Ne sentivamo proporio la mancanza. Da oggi la nostra vita non sarà più la stessa.....
Sull'ANSA di oggi leggo:

AUSTRALIA, INVENTATO SOFTWARE PER CONTARE I CAPELLI
SYDNEY - Un nuovo software sviluppato in Australia è in grado di contare con massima accuratezza il numero di capelli in testa, o di peli su una certa area di pelle, e potrà servire a misurare l'efficacia di trattamenti contro la calvizie e delle creme depilatorie


Mi pare una notizia molto simile agli annunci di miracolosi ritrovati capaci di cambiare, in meglio, ovviamente, la nostra scuola.
Grande entusiasmo per la tecnologia, l'ultima tecnologia, senza neppure domandarsi a cosa serva.
Sono ben consapevole che tante "innovazioni" sono state sottovalutate al loro comparire (per il pc. ad esempio, al suo comparire se ne pronosticò al vendita di pochi esemplari. Infatti ....) e che dovremo lasciar spazio almeno almeno alla curiosità e all'intelligenza del conoscere, ma vedo ancora troppi entusiasmi acritici e pensieri molto, ma molto, approssimativi .....
Tirem innanz .....

lunedì 17 marzo 2008

Scuola liquida o rocciosa?

Bella l’immagine di “scuola liquida” che Daniele Pauletto, altro cultore delle tecnologie didattiche, ci pone per indicare una scuola che ha perso la sua forma tradizionale sotto la spinta delle nuove culture generate anche a seguito del dilagare del digitale che sta modellando nuovi comportamenti anche nello studente

Daniele parla di disagio (bullismo ecc..) come frutto di una scuola inadatta. Gino, in una replica, parla di modernità, di nuovo umanesimo.

Credo che la questione del disagio della scuola stessa come istituzione e dei suoi “abitanti”, stia tutta nel comprendere i fatti nuovi che vengono citati. Comprendere vuol dire cercare di leggerli per quello che sono, per la carica di novità e di diversità che essi hanno rispetto a stati precedenti.

L’errore che troppo spesso si fa è di leggerli alla luce di vecchi paradigmi con il risultato di evidenziarne le devianze (deviazioni?) piuttosto che le specificità.

Vuol anche dire assumere la prospettiva di chi cerca di “correggere” queste difformità piuttosto che lavorare alla luce di fatti nuovi.

E’ ancora una mia ipotesi, ma credo per davvero che – come autorevoli persone affermano – siamo all’alba di un nuovo umanesimo di cui non sappiamo ancora nulla ma di cui intravediamo lontani bagliori, di cui percepiamo solo segnali deboli.

Il problema delle scuola “liquida” (più che liquida mi pare compatta, rocciosa, resistente) è che, nei suoi aspetti istituzionali ed anche individuali, non si accorge di questo …. nuovo che avanza …. e continua imperterrita marciare orgogliosa e decisa verso il passato.

Mi conforta la constatazione che alcuni singoli, intuita la pericolosità della direzione di marcia, hanno già fatto dietro front, hanno issato potenti antenne e già captano i segnali del nuovo umanesimo.

Retorica? Poesia? Fantasie consolatorie?

mercoledì 20 febbraio 2008

Chiudiamo la scuola

Strane coincidenze. Girovagando tra i blog che mi onorano di un inserimento nel loro blogroll, mi imbatto in Liberi dalla forma, il primo blog neo-futurista e neo-umanista come lo definisce l’autore, Antonio Saccoccio.

La mia attenzione è attirata da un post (che non riesco a linkare ma è del 29 gennaio, cercatelo) in cui cita un brano di Giovanni Papini del 1914 (si, uno, nove, uno, quattro) dal titolo “Chiudiamo la scuola” in cui si ritrovano, poveri noi!!!, molte delle considerazioni che ancora oggi facciamo della scuola, sull'inadeguatezza della didattica trasmissiva e della necessità di favorire maggiormente lo sviluppo creativo degli studenti.

In altro post, il Nostro (Antonio) afferma di non condividere l’esortazione di Papini di chiudere le scuole. Ricordo che una affermazione simile la ha fatta Jonassen a commento, da me sollecitato, del PISA. Passano gli anni, diversi sono i riferimenti culturali (Jonassen è un democratico – nel senso USA - e progressista), ma i problemi sono sempre gli stressi.

Qualcosa vorrà pur dire …..

Mi piacciono alcune riflessioni di Antonio anche se non mi sento di condividere quella che mi pare la essere la sua matrice culturale mirabilmente espressa in questo passaggio:

Oggi gli insegnanti netfuturisti, consapevoli dei danni causati dal modello scolastico gerarchico-trasmissivo, intraprendono una decisa battaglia per dare la sveglia all'intera categoria. Essere ribelli oggi è un dovere per un insegnante italiano. Essere ribelli ed insegnare ai loro studenti ad essere ribelli e non servi del potere.

A noi!!!

giovedì 31 gennaio 2008

Dichiarazione di Città del Capo sull’educazione aperta



Nel settembre dello scorso anno, un gruppetto di visionari hanno lanciato la Dichiarazione di Città del Capo sull’educazione aperta con lo scopo di accelerare gli sforzi per promuovere una generale apertura nell’educazione: risorse, tecnologie e pratiche didattiche.

Nella dichiarazione si afferma che: “… siamo all'apice di una rivoluzione globale nell'insegnamento e nell'apprendimento e che si “ ….stanno piantando i semi di una nuova pedagogia, in cui insegnanti e studenti insieme creino, diano forma e sviluppino la conoscenza, approfondendo le loro capacità e la loro comprensione mentre operano”.

I primi firmatari affermano che si sta sviluppando “ …un modo partecipativo di apprendere, di creare, di condividere e cooperare che è necessario in società in cui le conoscenze si evolvono rapidamente”.

Questo movimento “… si fonda anche su tecnologie aperte, in grado di facilitare un apprendimento collaborativo e flessibile, e sull'aperta condivisione di tecniche didattiche che permettano ai docenti di giovarsi delle migliori idee dei loro colleghi”.

Si segnala, ovviamente, che “….ci sono molti ostacoli alla realizzazione di questa visione. La maggior parte dei docenti resta ignara della crescente quantità di risorse educative aperte. Molti governi ed istituzioni educative non conoscono o non sono convinti dei benefici di una formazione aperta

Come fare per dare una significativa accelerata alla promozione di questi principi?

“…..In primo luogo, consigliamo agli insegnanti e studenti di partecipare attivamente al nascente movimento per l'istruzione libera…..”

“ … In secondo luogo, invitiamo insegnanti, autori, editori e istituzioni a rilasciare con licenza libera le loro risorse ….”

“ …. In terzo luogo, governi, istituti scolastici, licei e università dovrebbero dare la massima priorità alla formazione aperta…”.

Leggete qui il testo in italiano della dichiarazione completa.

Entrate qui per aderire anche voi.

Grazie ad Antonio che mia ha fatto conoscere questa encomiabile, anche se un tantino idealistica, iniziativa (che da bravo idealista ho già sottoscrito).



venerdì 18 gennaio 2008

Learning Object, chi li vuole e chi no

Una vivace discussione di è svolta questa settimana su Orientamenti e Disorientamenti in tema di produzione di LO multimediali. Ad oggi, 62 interventi fatti da 8 membri della comunità.

Iniziata parlando di soluzioni tecniche, la chiacchierata ha presto preso la piega metodologica e questo taglio ha fatto emergere, pur con sfumature, posizioni a favore ed a sfavore di questo approccio.
Un punto di contato mi pare stia nelle caratteristiche principali, il “valore” dei LO. Questo è anche, però, il punto di divisione.

Nella visione di “sostenitori” del LO, qui stanno il loro valore (mi sono riletto la discussione)

  • Riuso
  • Granularità
  • Autoconsistenza
  • Destrutturazione/ristrutturazione del contenuto
  • Esposizione di informazioni
  • (Resa economica)

Per queste stesse ragioni, i “detrattori” (io tra questi, con posizioni anche radicali) del LO ritengono che gli stessi non abbiano impatto sull’apprendimento ed affermano che per produrre apprendimento ci voglia ben altro.

Nel tentativo di chiarire le posizioni, mi pare di poter dire che:

  • chi sostiene l’utilità dei LO si prefigga lo scopo di “spiegarsi bene
  • chi non è convinto di questo si prefigga, con approcci diversi” di “apprendere bene

Non so se sia riduttivo.
La partita è ancora aperta. Vedremo gli sviluppi, sperando che si abbia ancora voglia di discutere.

martedì 20 novembre 2007

(3) Breve cronaca delle tecnologie digitali nella didatticha: gli spostamenti

L’introduzione consistente e significativa delle tecnologie nei processi di condivisione e costruzione di conoscenza mette in moto numerosi “spostamenti” concettuali ed operativi.

Queste gli spostamenti concettuali che rilevo:

  • formale informale
  • strutturato destrutturato
  • statico dinamico
  • ordinato caotico
  • certo incerto
  • conformità divergenza
  • dipendenza responsabilità
  • bidimensionale tridimensionale

Sul piano della pratica rilevo questi spostamenti:

  • dai contenuti all’interazione didattica, alla costruzione
  • dalla centralità del docente alla centralità del soggetto che apprende
  • ruolo del docente da esperto dei contenuti a facilitatore dell’interazione tra chi apprende (fino a scomparire del tutto “learning without teaching)
  • dalla classe alla comunità (di apprendimento e pratica)
  • da tecnologie visibili a tecnologie invisibili
  • dal learning con prefisso o suffisso al learning senza prefisso o suffisso (la definitiva morte dell’e-learning)

% Ulteriori lezioni (fine)

5. grazie alle tecnologie assistiamo ad un ritorno alle forme naturali di apprendimento, alla valorizzazione dell’apprendimento informale;

6. i modelli didattici in uso nelle nostre pratiche educative sono messe seriamente in discussione;

7. con le tecnologie a supporto della costruzione di conoscenza sta cambiando la catena del potere: dalle istituzioni, agli individui;

lunedì 19 novembre 2007

(2) Breve cronaca delle tecnologie digitali nella didatticha: i 4 tempi

Nella cronaca dello sviluppo degli usi didattici delle tecnologie identifico 4 “tempi” cui corrispondono specifiche caratteristiche

Passato: e-learning o delivery mode

  • Dove si trova: sopravvive nella pratica ed in regressione
  • Il focus è dato dalla costruzione, dall’organizzazione e distribuzione di informazioni/contenuti
  • Si svolge in ambienti centralizzati e gerarchici
  • La “piattaforma” è rappresentata dai Learning Management Systems
  • Strumenti tipici sono LMS basati sull’organizzazione e distribuzione di contenuti
  • I contenuti sono pre-strutturati dal docente
  • L’elemento caratterizzante sono i contenuti

Presente:Collaborative & Networked learning

  • Dove si trova: è presente nella concettualizzazione e nella pratica ed è in crescita
  • Il focus è dato comunicazione, dalla collaborazione e dalla, costruzione di artefatti
  • Si svolge in ambienti centralizzati e gerarchici
  • La “piattaforma” è rappresentata da Learning Management Systems + altri strumenti
  • Strumenti tipici sono gli LMS basati sull’organizzazione e sulla gestione di attività di apprendimento, LAMS
  • I contenuti sono costruiti dagli allievi su strutture predisposte dai docenti
  • L’elemento caratterizzante è la collaborazione

Futuro prossimo: Connected learning

  • Dove si trova: è presente nella concettualizzazione e, con “segnali deboli” ma sempre più forti, nella pratica
  • Il focus è dato dalle reti sociali, dalla condivisione di risorse, dalla costruzione di conoscenza
  • Si svolge in ambienti decentrati, “personali” e connessi
  • La “piattaforma” è rappresentata dal Web 2.0 e PLE (Personal Learning Environment)
  • Strumenti tipici sono Blog, Wiki, e-portfolio, tagging, folksonomie, RSS, ….
  • I contenuti sono sviluppati dalla comunità e condivisi
  • L’elemento caratterizzante è la condivisione

Futuro remoto: Immersive learning

  • Dove si trova: è presente in approcci visionari ed in sperimentazioni pre-prototipali
  • Il focus è dato dalla visualizzazione, dalla manipolazione, dall’interagire e costruire
  • Si svolge in ambienti “immersivi”
  • La “piattaforma” è rappresentata dal “Metaverso” (ambienti 3D)
  • Strumenti tipici sono Active World, Second Life, ambienti 3D
  • I contenuti sono sviluppati dalla comunità e condivisi
  • L’elemento caratterizzante è la costruzione 3D e la manipolazione di oggetti
Ulteriori lezioni:
3) si impone progressivamente un ruolo attivo, da co-protagonista, della persona che apprende
4) la piattaforma è sempre più aperta e plurale

% Segue (2)

domenica 28 ottobre 2007

Tra metaverso e transumanesimo. Per il popolo, Second Life

Anche il SLCamp di Firenze se ne è andato chiudendo ben dopo le ore 20 con più di trenta presenti. Sei ore di lavoro fitte fitte con alcuni spunti di vero interesse, come la presentazione dell’idea vincitrice per la presenza del Festival della Creatività su SL sviluppata con molta creatività ed intelligenza da un team di giovanissimi architetti capitanati da Simone Riccardi (grazie David) e la visionaria conversazione di David Orban, l’agitatore dell’isola di Vulcano, per intenderci; su tutto quanto fa futuro nelle tecnologie e nella rete. Davvero denso il suo lucido intervento. Raro sentire un pensiero così ben congegnato e pieno di riferimenti.

Mi sono perso l’intervento di Natascia aka Formanova per un suo "imbroglio": doveva parlare di SL e scatole cinesi (tema di mio relativo interesse) ed invece ha presentato la sua “scuola” in SL. Mi sono fatto fare una presentazione personalizzata davanti ad un aperitivo e mi pare una idea stimolante che le auguro di realizzare: una scuola con simulazioni interattive sulle patologie del corpo umano. Mi sembra che SL possa essere un buon ambiente per tematiche simili. Spero ne parli più diffusamente nel suo blog.

Non lo ho seguito tutto perché attirato nello stand “ufficiale” di SL da un convegno pieno di interventi interessanti tra cui alcuni in tema di education (di questo parlerò in un successivo post).

Che idea mi sono fatto di SL, in generale, considerati i miei pregiudizi ?

Primo che ci sono persone che lo prendono maledettamente sul serio e che sono andati ben oltre …..il primo venditore di panini al lampredotto in SL” e sono andati alla ricerca di possibili usi sensati delle caratteristiche di SL. Sono utilizzi nell’ambito delle moda, dell’arte e dell’architettura, tutti contesti in cui il potere di visualizzzazione di SL può offrire un indubbio valore aggiunto.

Qui si hanno sempre più frequenti contaminazioni tra SL e RL (real life) con avatar che sfilano in passerella, ed opere pittoriche che seguono l’estetica SL, architetture in SL che ambirebbero ad essere realizzate il RL…. Non mi sembrano per niente cazzate, SL può essere certamente un ambiente per la creatività artistica e non fatico a credere che si possano sviluppare nuove forme di comunicazione ed espressione ma alla condizione che non si trasportino i paradigmi del web bidimensionale in quello 3D.

Un po' di lessico, per me neofita. Sentito più volte: con SL siamo nel metaverso e SL promuove il transumanesimo. Wikiepdia mi ha aiutato a sentirmi un po' meno ignorante. Condivido i preziosi link.

Questo è quanto ho imparato o, meglio, intuito. Quindi, il costo del viaggio a FI (vedi un aggiornamento sulla mia categoria “dove mangio a …”) in buona parte ammortizzato. Il seguito nel post sulla formazione.

venerdì 27 luglio 2007

Le scuole per il 21^ secolo. Il documento della Commissione Europea

Nulla di meglio che riprendere il lavoro con un bel (?) post sul blog, un atterraggio morbido sulla ruvidezza quotidiana.

Inizio da un recente (11 luglio) documento della Commissione Europea attraverso il quale vengono sollecitati contributi a definire la strategia della Commissione sulle attività da svolgere per sostenere l’adeguamento della scuola alle sfide del 21^ secolo.

Il documento identifica 8 tematiche sociali ed economiche rispetto alle quali identificare il ruolo della scuola (nel documento, per “scuola” si intendono sistemi e gli istituti d'istruzione obbligatoria).

Ho trovato molti stimolanti per la riflessioni alcuni dati evidenziati in apertura:

  • alcune delle sfide più importanti e più significative per il benessere degli individui e per il bene della società si riferiscono alla qualità dell'istruzione e della formazione iniziali, a partire dall'istruzione precoce e prescolastica
  • per preparare le persone alla vita nel mondo moderno, la scuola le deve mettere sul cammino dell'apprendimento permanente;
  • circa un terzo della forza lavoro europea possiede un basso livello di formazione ma, secondo talune stime, entro il 2010 il 50% dei nuovi posti di lavoro richiederà persone altamente qualificate e solo il 15% sarà destinato a persone con una formazione scolastica di base
  • in futuro i giovani non possono più attendersi di trascorrere tutta la vita in un settore di occupazione; i loro percorsi di carriera cambieranno in modo imprevedibile e dovranno disporre di un'ampia gamma di competenze generiche che consentano loro di adeguarsi. In un mondo sempre più complesso la creatività, la capacità di pensare lateralmente, le competenze trasversali e la capacità di adattamento tendono ad essere valutati più positivamente rispetto alle conoscenze specifiche

Ad una prima lettura, il documento sembra identificare come particolarmente rilevanti le tematiche delle competenze trasversali e, tra queste, quelle correlate alla capacità di apprendere tutto l’arco della vita.

Ambiti di intervento privilegiato sono, sulla base del documento,

  • le metodologie di insegnamento,
  • le competenze degli insegnanti,
  • l’organizzazione delle scuole
  • l’uso delle tecnologie per rendere quanto più individualizzati i percorsi formativi.

Per quanto attiene alle competenze critiche, il documento fa riferimento ad un precedente lavoro della Commissione sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente.

Queste le tematiche cui, secondo il citato documento, prestare attenzione:

  1. Competenze cruciali per tutti
  2. Preparare gli europei all'apprendimento permanente
  3. Contribuire alla crescita economica sostenibile
  4. Rispondere alle sfide nelle nostre società
  5. Una scuola per tutti
  6. Preparare i giovani europei alla cittadinanza attiva
  7. Insegnanti – i protagonisti del cambiamento
  8. Aiutare le comunità scolastiche ad evolvere

Queste sono, invece, le domande cui dare risposta.

  • Come organizzare le scuole in modo che possano fornire a tutti gli studenti la serie completa delle competenze di base?
  • Come possono le scuole fornire ai giovani le competenze e la motivazione necessarie a rendere l'apprendimento un'attività permanente?
  • Come possono i sistemi scolastici contribuire ad appoggiare la crescita economica sostenibile a lungo termine in Europa?
  • Come possono i sistemi scolastici soddisfare in modo ottimale la necessità di fornire equità, di tener conto delle diversità culturali e di ridurre l'abbandono scolastico?
  • Se le scuole devono soddisfare le esigenze educative di ogni singolo alunno, come si può agire a livello dei programmi, dell'organizzazione scolastica e del ruolo degli insegnanti?
  • Come possono le comunità scolastiche aiutare i giovani a diventare cittadini responsabili, in armonia con valori fondamentali quali la pace e la tolleranza di fronte alle diversità?
  • Come fornire al personale scolastico formazione e sostegno per affrontare i problemi che si presentano?
  • Come possono le comunità scolastiche ricevere la guida e la motivazione necessarie per avere successo?
  • Come possono acquisire la facoltà di evolvere per poter affrontare i cambiamenti a livello delle esigenze e delle domande?

Cercherò di dare alcune mie personali “risposte” ad alcune di queste domande attraverso una breve serie di post. Non scriverò su tutte le domande perché su alcune non saprei cosa dire.

venerdì 13 luglio 2007

Facciamo chiarezza: Learning Object

Alcune recenti discussioni, non ultime quelle fatte in occasione di SIEL 07 collegate al paper di Giovanni, mi spingono a fare alcune riflessioni semi-definitive sui famigerati LO.

Cosa sono i LO? In letteratura ritrovo due tipologie di approccio:

  • Minimalista: una qualsiasi “entità” digitale o no che può essere usata in attività di educazione e formazione. Praticamente tutto: da una foto o una tabella ad un testo
  • Integralista: una entità modulare in formato digitale da usare in attività didattiche che può essere riusata; un pezzo di contenuto a supporto di un obiettivo di apprendimento “auto-reggente” (stand-alone).

Relativamente alla prima c’è poco da dire: è compreso tutto l’usabile ed ognuno è libero di pensarla come crede

Nel secondo approccio troviamo centrali concetti quali:

  • portabilità (facilità di montaggio in qualsiasi LMS)
  • standardizzazione (nei linguaggi di programmazione)
  • metadata (es. IEEE LOM)
  • riusabilità
  • aggregabilità
  • interoperabilità
  • granularità (chunk, - piccolo pezzo – atomo di conoscenza)

Qui è chiaro lo spirito dell’approccio “object-oriented programming”.

E’, quindi, ancor più chiaro, che i LO sono entità meramente informatiche, “inventate” dagli informatici (scaltri) e “spacciate” ai formatori (sprovveduti) che li hanno “comperati” in modo acritico.

A salvaguardia del buon nome degli informatici va riconosciuto che la relativa ingenuità dei formatori è sostenuta dal modello predominante di istruzione, quello basato sui contenuti, sull’insegnamento inteso come loro trasmissione ed apprendimento come loro memorizzazione

Dicevo, Lo come entità meramente informatica. Traguardando la questione dal punto di vista della pedagogia e della didattica, dobbiamo riconoscere che: l’apprendimento

  • è un processo più complesso della semplice trasmissione-memorizzazione di contenuti
  • non è un processo di sommatoria di componenti elementari
  • non si sviluppa in modo lineare
  • non segue un percorso uguale per tutti
  • non produce sempre lo stesso risultato.

Se l’apprendimento non è tutto questo, che c’azzeccano i LO?

Indipendentemente da queste considerazioni focalizzate sui processi di apprendimento, la pur breve esperienza con l’e-learning e con i LO mette sotto gli occhi di tutti alcuni fatti che fanno giustizia di tante illusioni:

  • i metadati non funzionano
  • non si ha reale riusabilità
  • i grandi progetti di repository sono falliti.

Cosa, quindi, tiene ancora in piedi questa logica? La mia idea:

  • il business della loro produzione
  • la rendita di posizione che garantisce a organizzazioni e persone che si sono posizionate sul segmento
  • una idea efficientista di formazione
  • un modello didattico conservatore
  • una idea semplicistica di apprendimento

giovedì 14 giugno 2007

Eden Conference Napoli (1). Serendipity e Homo Contextus

Finalmente si parte. Il primo intervento è di Teemu Arina, una “giovane speranza” dalla Finlandia, un visionario delle nuove forme di apprendimento nell’era della conoscenza e del social software.

Il suo intervento è centrato sul concetto di Serendipity (lo scoprire cose non cercate mentre se ne cercano altre) e del Homo Contextus.

Un intervento fortemente ancorato sul pensiero di Marshal McLuan quando vede le tecnologie come estensioni del corpo e del pensiero delle persone.

Teemu confuta l’utilità di una istruzione modella sul format del paradigma della produzione industriale (processo intenzionale, completamente pianificato, lineare) in una realtà, quella attuale, caratterizzata da processi ben diversi quando viene chiesta una forte abilità di adattamento ai cambiamenti. Dove è necessario avere un atteggiamento di continua scoperta e, per questo, poter frequentare un ambiente adatto

La conversazione diventa la benzina dell’innovazione.

Le tecnologie ci aiutano ad espandere le capacità delle nostre menti.

Il passaggio da Homo Habilis ad Homo Sapiens è avvenuta attraverso espansioni del corpo e del cervello di tipo “fisico”.

Il passaggio da Homo Sapiens ad Homo Contextus (connesso) avviene per espansioni virtuali delle capacità mentali. Ciò è reso possibile dall’uso delle tecnologie digitali che diventano delle “protesi cognitive”.

Rilevante, in questo contesto, il concetto di Distributed Learning: la connessione aumenta le abilità mentali.

Strumenti che sostengono la connessione e la conversazioni, come blog e wiki, sono, per queste ragioni, le basi dell’apprendimento del futuro.

Divertente il concetto di “parasitic learning”: imparare qualcosa dagli altri senza che questi ne siano consapevoli e concordi!!!

Un, dovuto, richiamo finale al pensiero di Illich ed alla descolarizzazione della società ( e dell’apprendimento).

mercoledì 23 maggio 2007

La formazione non serve

Perché fare formazione?

Questo, in sintesi, il cuore del problema di una animata chiacchierata fatta ieri con una bravissima ed entusiastica collega che lavora presso una scuola di formazione per la Pubblica Amministrazione che lavora su grossi numeri.

Tutto è partito quando lei cita i Learning Object e, come i miei 4 manzoniani lettori possono ben immaginare, come una molla è scattata la mia obiezione.

Quindi numerose parole sul perché i LO (…. 1.500 utenti da formare sugli stessi temi, poco tempo a disposizione, argomento dato….), sul perché non si può fare una didattica più aperta, magari, anche, collaborativa (serve più tempo, più soldi, i capi non la capirebbero …).

Domando, quindi, quale sia l’efficacia della formazione basata sui LO, cosa abbiano imparato al termine dell’aver sfogliato le pagine degli stessi, cosa sappiano fare meglio dopo aver lasciato i banchi di scuola ed essere ritornati alla scrivania.

La risposta: noi non facciamo una valutazione così approfondita, noi non rilasciamo attestazioni di competenza, noi rilasciamo “attestati di partecipazione” e ci limitiamo a rilevare la “soddisfazione” dei partecipanti e questa è sempre elevata.

Cliente soddisfatto, committente assicurato.

Domando, ancora, “la formazione deve, insomma essere consolatoria? Fare felici le persone? Non farle lavorare meglio?”

Replica: “non è questo (sviluppare un saper fare professionale, ndr) il mandato del committente. Dobbiamo fare formazione “di base”.

La nostra amabile ed interessantissima conversazione si sposta sulle ragioni per cui si fa la formazione essendo, io, convinto, che ha senso fare formazione solo se c’è un qualche miglioramento di pratica lavorativa da promuovere, se ci sono compiti nuovi da far apprendere tanto a livello individuale, quanto collettivo, se cosa si fa in aula ha un riscontro diretto sul lavoro.

Nuova replica: “Quasi mai il committente ci formula richieste così precise (dei task professionali su cui lavorare); ci viene chiesto di fare una formazione generale, trasversale, di base, sperando che poi i partecipanti ne sappiano fare qualcosa quando ritorneranno al lavoro, di trasferire un insieme di conoscenze (commento: forse conviene chiamarle “informazioni”, le “conoscenze” sono altro) …” . Una formazione, commento io, svincolata dal contesto.

Ecco il problema: si fa formazione “generale” e si lascia al partecipante il compito di “trasferire”.

Mi domando: cosa si può “trasferire” se non è mai stato insegnato? Se c’è qualche transfer da attivare, perché non lavorare direttamente su quel compito, su quella abilità su quella competenza? Se non c’è, perché fare formazione? Perchè stare sul generico?

La (mia) conclusione della conversazione: chi sia appresta ad ideare, progettare, sviluppare e realizzare una attività formativa ha, spesso, le mani legate da input inadeguati del committente che formula male il proprio bisogno di formazione e la sua expertise deve essere finalizzata al compiacere (= fare felice) il committente. Per poter fare “buona formazione” è necessario poter intervenire nel momento in cui si decide di fare formazione per orientare la formazione su obiettivi sensati e per farsi dotare di risorse adeguate agli obiettivi.

Cara collega, che mi leggerai di sicuro, passami qualche imprecisione. Credo che il “succo” ci sia tutto. Grazie per l’opportunità di riflessione

In chiusura un breve recupero metodologico. La letteratura riporta ampie evidenze che:

  • più la formazione è generica (= svincolata dal contesto), meno è efficace;
  • più il contesto di formazione è simile a quello di lavoro, maggiore è la possibilità che si applichi (sul lavoro) quanto si è appreso (a scuola).

sabato 19 maggio 2007

Insegnamento, un duro mestiere


Volendo usare una immagine grafica per rappresentare un contesto ed un uso appropriato delle tecnologie, preferisco quella di un pioniere (qui, una presa dalla raccolta di Clip Art di Microsoft).

Innanzitutto, perché un pioniere nel suo essere un esploratore, non ha una strada tracciata da seguire ma una meta da raggiungere e deve trovare da se, per tentativi ed errori, la strada, o le strade che lo porterà alla meta.

Il territorio da attraversare è largamente inesplorato, pieno di insidie, con mappe approssimative.


Il piccone è uno strumento che lo aiuterà a scavare, quando necessario, ma sarà lui, il pioniere-esploratore, a decidere quando usarlo e perché usarlo.

Sarà lui ad usare il piccone, non il piccone ad usare lui. Dovrà avere la forza per usarlo. Dovrà fare un duro lavoro per ottenere risultati perché il terreno non sarà tanto friabile; sarà, per contro, molto compatto e pieno di sassi.
Dovrà scavare in un ambiente ostile, molto freddo d'inverno ed afoso d'estate.
Se proprio vogliamo aggiungerci un po di libro Cuore e commuoverci tutti, potremo dire l'acqua per dissetarsi sarà scarsa, che ci saranno scorpioni e serpenti in agguato ... e via con le analogie .

Un duro lavoro, davvero, per il nostro insegnante-pioniere-esploratore . Ma questa è la dura realtà. Nessuna macchina automatica a rendergli leggero il lavoro.

Diversamente, ce ne stiamo tutti comodi in panciolle davanti alla TV a smanettare con il telecomando e facciamo altro.



venerdì 18 maggio 2007

Sono sconvolto ......

Sono sconvolto dalla somiglianza di una visione dell'educazione nell'anno 2000 fatta a fine 800 con una molto attuale, scovata da Antonio, e che si riferisce alla rappresentazione del processo di apprendimento elaborata nell'ambito delle specifiche ADL/SCORM.
Se una visione dell'educazione concepita 100 anni fa può solo suscitare tenerezza ed essere usata, come io faccio, per enfatizzare un concetto attuale, riproporre oggi la stessa visione, con gli opportuni accorgimenti tecnici, fa accapponare la pelle.
E pensare che c'è chi ci campa, scrive libri, fa incetta di finanziamenti pubblici .....
Sono, davvero, sconvolto e sono sempre più contento di aver chiamato questo blog "oltre l'e-learning".

Le macchine che insegnano

Alcuni fa, in Francia per lavoro, sfogliando Le Monde Education mi sono imbattuto in questa sconvolgente immagine.
E' la riproduzione di un quadro presente, se non ricordo male, nel Museo della Scuola a Caen.
A fine 800 era stato chiesto ad alcuni visionari di immaginare come sarebbe stato, 100 anni dopo, nel 2000, il loro settore.
Incredibile!!!!
Hanno visto giusto.
Il mito della macchina che insegna e della persona che impara senza fatica si è avverato!!! Cos'è se non questo, il modello, spesso implicito, che assumiamo oggi quando usiamo le tecnologie a scuola?

Trasferiamo dall'insegnante biologico all'insegnante digitale il compito di trasmettere la conoscenza (in realtà trasferiamo, tutt'al più, informazioni, che sono una cosa diversa).

Se fosse vero, con un po' di RAM, un update ed un upgrade ci togliamo di torno il fastidio di un contratto di lavoro, delle assenze per malattia, delle paturnie, delle mestruazioni, di chi la pensa diversamente, dei consigli di classe, dei ritardi sul programma ....

Finalmente avremo "omogeneità di messaggio" tanto cara ai governanti di turno.

La "macchina che insegna", come abbiamo visto, non funziona ed i meccanismi dell'apprendimento non sono tanto semplici come ci farebbe comodo credere.

L'insegnamento è una competenza ad elevata complessità e ricca di contenuto. Gli insegnanti, secondo alcuni, sono una cosa diversa. E qui sta il problema.